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Torino, la memoria liturgica della Sindone nel segno della rinascita

Trattiene a stento l’emozione l’arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia, nel tornare a celebrare, dopo un tempo che pare infinito, la memoria liturgica della Sindone nella cappella costruita dall’architetto Guarino Guarini proprio per accogliere il “sacro lino”

Per la città è un segno di rinascita, quasi come rimarginare una ferita. È infatti ancora ben vivo, nella memoria collettiva, il ricordo del terribile incendio che divorò la cappella nella notte tra l’11 e il 12 aprile 1997. La Sindone (che già precedentemente era stata traslata nel Duomo) venne portata in salvo, grazie all’intervento eroico di alcuni Vigili del Fuoco. Ma nulla si poté fare contro la furia delle fiamme che, nel giro di poche ore, devastarono completamente l’edificio sacro, al punto da far temere un cedimento strutturale e perfino la totale implosione. Il restauro è stato un percorso lungo e molto travagliato. Ci sono voluti quasi venticinque anni, ma finalmente il gioiello d’arte barocca, risalente alla fine del XVII secolo, è stato restituito alla città e ai fedeli. I lavori si sono conclusi poco prima di Pasqua, con la riconsegna del sontuoso altare progettato tra il 1688 e il 1694 dall’ingegnere e matematico Antonio Bertola.

Attualmente la cappella non custodisce più il sudario (che si trova in una teca nell’attiguo Duomo di San Giovanni) ed è entrata far parte del percorso di visita dei Musei Reali. Ma il desiderio della diocesi è che d’ora in poi l’edificio progettato dal Guarini possa, almeno in alcuni particolari momenti liturgici, tornare alla sua originaria vocazione spirituale, come ha ricordato l’Arcivescovo nell’omelia della Messa: «Questa Cappella non è solo un pezzo di museo, pure importante, ma rispecchia e rinnova il significato che il Guarini ha dato alla sua opera. Ora possiamo ben dire che questa macchina architettonica e spirituale si è di nuovo attivata e pertanto si può nuovamente fare della Cappella un luogo di culto come era all’inizio nelle intenzioni dell’autore che vanno dunque rispettate con la massima fedeltà». Tanto che «ho deciso di nominare un sacerdote cappellano di questa cappella in modo che in particolari date o momenti che richiamano la Sindone possa celebrare qui la Messa o altre funzioni liturgiche».

Entrando nella cappella si resta incantati: sopra la testa di fedeli e visitatori si dischiude una vertigine di luce, risultato di un’architettura sapiente e ardita, fatta per valorizzare al massimo la radiazione solare. All’edificio si viene introdotti da uno scalone che ha un forte valore simbolico, come ha sottolineato monsignor Nosiglia: «un passaggio che accentua il buio fino alla esplosione delle luci naturali a cui l’intera cappella tende seguendo il cammino percorso dalla passione del Signore fino alla sua resurrezione». Ecco allora la bellezza di celebrare, proprio in questo luogo, la memoria liturgica della Sindone: «È un momento che suscita in noi una grande pace e serenità, perché sappiamo che il Signore ha sofferto e patito come noi: è il Dio vicino, buono e provvidente, amico e compagno di strada, che comprende la nostra sorte e se ne fa carico». Anche e soprattutto in questo delicato momento di pandemia.

A causa delle disposizioni anti-Covid, l’accesso alla celebrazione è stato consentito a un numero limitato di fedeli. C’era, in rappresentanza della città, la sindaca Chiara Appendino. C’erano delegati del Centro Internazionale di Studi sulla Sindone e di altre realtà storicamente legate alla conservazione e alla venerazione del Lino. C’erano anche tante “pettorine viola”, i volontari che prestano servizio durante le ostensioni, accogliendo e accompagnando i pellegrini. Ma per permettere a tutti di unirsi alla preghiera, la celebrazione è stata trasmessa in diretta via web, attraverso i canali della Diocesi.

Lorenzo Montanaro

© www.famigliacristiana.it, mercoledì 5 maggio 2021