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«Tragedia migranti, spina nel cuore. Signore, perdono per l'indifferenza»

È iniziata davanti a circa 15.000 persone, al campo sportivo Arena, a Lampedusa, la Messa celebrata da Papa Francesco. Nelle prime parole pronunciate nel corso dell'omelia, il Pontefice ha fatto subito un riferimento all'emergenza: "La tragedia dei migranti per me è una spina nel cuore". E ancora: "Chi di noi ha pianto per fatti come questo? Siamo una società che ha dimenticato l'esperienza del piangere"

Papa Francesco è partito da Roma per Lampedusa. È il primo viaggio apostolico dall'inizio del suo Pontificato. L'aereo, un Falcon 900 dell'Aeronautica militare, con a bordo il Pontefice è decollato poco prima delle 8 dall'aeroporto militare di Ciampino.

All'arrivo nell'isola delle Pelagie, terra più a sud del Continente, ribattezzata 'la Porta d'Europa', che ha accolto negli anni migliaia di migranti, Papa Bergoglio sarà accolto dall'arcivescovo di Agrigento, Francesco Montenegro, e dal sindaco Giusi Nicolini.

Tra i momenti salienti del viaggio, di grande valenza simbolica per il Pontefice, il lancio nelle acque al largo dell'isola di una corona di fiori in memoria di quanti hanno perso la vita in mare durante le traversate dall'Africa. Il Papa avrà poi un incontro a Punta Favarolo con i migranti e con la comunità di Lampedusa e Linosa. E' in corso la celebrazione della Messa presso il campo sportivo in contrada Arena. Poco prima delle 14, il rientro a Roma.

LA DIRETTA

ORE 11.06 - "Chi è il responsabile del sangue di questi fratelli e sorelle? - ha chiesto il Papa parlando dell'aspetto dell'indifferenza -, Nessuno! Tutti noi rispondiamo così: non sono io, io non c'entro, saranno altri, non certo io". "Ma Dio - ha proseguito - chiede a ciascuno di noi: 'Dov'è il sangue di tuo fratello che grida fino a me?'. Oggi nessuno si sente responsabile di questo; abbiamo perso il senso della responsabilità fraterna; siamo caduti nell'atteggiamento ipocrita del sacerdote e del servitore dell'altare, di cui parla Gesù nella parabola del Buon Samaritano: guardiamo il fratello mezzo morto sul ciglio della strada, forse pensiamo "poverino", e continuiamo per la nostra strada, non è compito nostro; e con questo ci sentiamo a posto".

ORE 10:51 - "Chi di noi ha pianto per questo fatto e per fatti come questo? Per la morte di questi fratelli e sorelle? Chi ha pianto per queste persone che erano sulla barca? Per le giovani mamme che portavano i loro bambini? Per questi uomini che desideravano qualcosa per sostenere le proprie famiglie?". Papa Francesco ha rivolto queste domande angosciose alla folla di Lampedusa e al mondo intero che segue il suo dolente pellegrinaggio in ricordo dei 20 mila immigrati "sepolti" nel Mediterraneo. "Siamo una società - ha detto con tristezza il Pontefice - che ha dimenticato l'esperienza del piangere, del 'patire con': la globalizzazione dell'indifferenza!".

ORE 10:44 - Papa Francesco ha rivolto un pensiero a migranti musulmani che, oggi, stasera, stanno iniziando il digiuno di Ramadan, con l'augurio di abbondanti frutti spirituali". "La Chiesa vi è vicina - ha aggiunto - nella ricerca di una vita più dignitosa per voi e le vostre famiglie. A voi, 'O 'scià".

ORE 10.40 - Le prime parole pronunciate nell'omelia: "I migranti morti in mare, da quelle barche che invece di essere una via di speranza sono state una via di morte. Quando alcune settimane fa ho appreso questa notizia, che purtroppo tante volte si è ripetuta, il pensiero vi è tornato continuamente come una spina nel cuore che porta sofferenza".

ORE 10.33 - È iniziata davanti a circa 15mila persone, al campo sportivo 'Arena', in località Salina, a Lampedusa, la celebrazione eucaristica presieduta da Papa Francesco. Un segno di quella Chiesa dei poveri e degli ultimi che il Pontefice venuto 'dalla fine del mondo' ha voluto per lanciare un messaggio di vicinanza ai migranti proprio dall'isola di Lampedusa, 'Porta dell'Europa'.  Il Papa, con la casula viola, celebra la Messa da un altare ricavato da una barca. In prima fila, tra i fedeli, ci sono i migranti. Sull'altare, cinque pani e due pesci. Poco prima delle celebrazione, Francesco ha rivolto un omaggio alla statua della Madonna. Al suo fianco, monsignor Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento. Nel tragitto che lo aveva portato al porto di Punta Favarolo, il Papa aveva lanciato in mare una corona di crisantemi bianchi e gialli in ricordo delle vittime delle traversate.

ORE 10.05 -  Papa Francesco è arrivato sull'auto scoperta al campo sportivo di Lampedusa, dove celebrerà la Messa. Il Pontefice è circondato dalla folla che lo acclama: stringe al petto e bacia bambini, li accarezza, stringe le mani che i fedeli gli tendono, sorride a tutti e li saluta con la mano. L'ingresso al campo sportivo è stato accolto da grida dei presenti e dallo sventoli dei cappellini bianchi e gialli.

ORE 10.02 - Il Papa è salito su una campagnola scoperta per dirigersi al campo sportivo di Lampedusa dove celebrerà la messa davanti a 15mila persone. Sulla jeep Papa Francesco è seduto accanto all'arcivescovo di Agrigento Francesco Montenegro. Sul sedile davanti c'è il segretario particolare, monsignor Alfred Xuereb, di nazionalità maltese. Il Pontefice voleva restare in piedi, ma Montenegro gli ha chiesto di sedere per ragioni di sicurezza. Salutando le persone che erano al molo, il Papa ha fatto un gesto per dire di pregare, lui per loro, loro per lui. Attraversando la folla, Francesco è di nuovo in piedi per salutare con gesti delle mani. Camminano a piedi accanto alla vettura gli uomini della scorta ravvicinata dell'Ispettorato della Polizia di Stato presso la Santa Sede e quelli della Gendarmeria vaticana.

ORE 9.41 - Appena sbarcato al molo Favaloro di Lampedusa, il Papa ha incontrato un gruppo di una cinquantina di migranti, approdati nei giorni scorsi sull'isola e ospitati nel centro di accoglienza. Tra di loro anche alcuni musulmani.  "Vi ringrazio per l'accoglienza, tutti insieme pregheremo anche per quelli che oggi non sono qui. Grazie". Con queste parole Papa Francesco si è rivolto al gruppo di immigrati che ha appena salutato uno a uno. Un giovane immigrato ha salutato il Papa sul molo Favaloro in dialetto arabo tigrino: "Siamo fuggiti dal nostro Paese per motivi politici ed economici. Per arrivare in questo luogo tranquillo abbiamo sfidato vari ostacoli, siamo stati rapiti dai trafficanti", ha detto il giovane. "Abbiamo sofferto tantissimo pe arrivare in Libia", ha aggiunto. Nell'intervento il ragazzo, che si è anche interrotto per la commozione, ha chiesto aiuto per la situazione particolare: "Siamo qui - ha detto - costretti a rimanere in Italia perché abbiamo lasciato le impronte digitali e per questo non possiamo andare via. Quindi chiediamo agli altri Paesi europei di aiutarci".

Ad attendere il Papa sul molo Favaloro, il sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini, che ha detto grazie al Pontefice per la visita. Il Papa ha risposto: "Sono io che ringrazio voi. Questo è il luogo di sofferenza perché ci sono 20mila morti sotto il mare".

ORE 9.28 - Papa Francesco, dalla motovedetta della Guardia Costiera, ha gettato nel mare di Lampedusa una corona di fiori in ricordo dei migranti morti durante le traversate. Prima di lanciare i fiori il Papa si è raccolto in preghiera. Il lancio della corona in mare è stato salutato dal suono delle sirene delle barche dei pescatori.

ORE 9.11 -  Papa Francesco si è imbarcato a Cala Pisana su una motovedetta della Guardia costiera e getterà in mare una corona di crisantemi bianchi e gialli in memoria dei migranti morti nei naufragi. A 'scortare' il Papa una piccola flottiglia di pescherecci dell'isola che spesso hanno soccorso i migranti.

ORE 8.54 - Papa Francesco è atterrato pochi istanti fa all'aeroporto di Lampedusa dove oggi farà una visita lampo per incontrare i lampedusani e gli immigrati. Ad accoglierlo allo scalo dell'isola il sindaco Giusi Nicolini, l'arcivescovo di Agrigento monsignor Francesco Montenegro e il parroco don Stefano Nastasi. L'aereo papale è arrivato in anticipo rispetto al programma. Intanto la spianata del piccolo stadio dell'isola, dove il Pontefice, celebrerà Messa, è già gremita di fedeli. Il Pontefice verrà adesso accompagnato a Cala Pisana e a bordo di una motovedetta della Guardia costiera raggiungerà la porta d'Europa dove getterà una corona in ricordo dei migranti morti.

© Avvenire, 8 luglio 2013

 

Non c’è altro cammino che la «prossimità»

 

 

 

Pare che Lampedusa voglia dire 'lampo', 'fiamma', a motivo dei fuochi d’avviso accesi un tempo sull’isola per orientare i naviganti. Di certo in questi mesi di navigazione della barca di Pietro, il passaggio a Lampedusa segna una tappa significativa nella rotta seguita da papa Francesco. Una tappa che lui ha deciso in breve tempo e in breve ha stabilito. Lampedusa è un luogo reale nella geografia del Mare Nostrum e al tempo stesso esistenziale. Porta di confine e d’ingresso, punto di frattura dove s’infrange la frontiera tra disperazione e speranza, dove con la dignità e la vita trova morte la speranza, non solo dei più poveri ma di noi tutti. È dunque un passaggio chiave nella rotta della riforma che Francesco sta seguendo sull’onda del Povero frate di Assisi, dal quale ha preso il nome e con il quale condivide la povertà senza farne bandiera di rivolta e senza separarla dall’umiltà. Così senza clamori, senza riflettori vuole scendere a Lampedusa tra i profughi e gli immigrati irregolari, quelli che da tanti vengono detti i 'clandestini'.

La parola più ricorrente nelle riflessioni di Bergoglio sulla dottrina sociale già negli anni dell’episcopato a Buenos Aires non a caso è cercanía, prossimità. «Come possiamo favorire che si manifesti sempre di più la dignità umana tante volte ferita, sminuita, schiavizzata?», scriveva nel testo di un’omelia del 2011. «La chiave è la prossimità. La prossimità è l’ambito necessario perché si possa annunciare la Parola, la giustizia, l’amore». E a partire dalle riflessioni di Aparecida in tutta l’America Latina la prossimità si è fatta tratto distintivo di una Chiesa «che si offre a tutti come una madre che esce all’incontro» (n. 370). E proprio perché è come quella di una madre che esce all’incontro, la prossimità non è una prestazione della Chiesa, non è il prodotto di una sua efficiente applicazione da esibire. Non è un impeto di generosità che si alimenta per forza propria, prodotto di strategie d’immagine o dovere da assolvere per statuto aziendale. «La prossimità è criterio evangelico concreto che è altro rispetto alle regole di un etica astratta o meramente spirituale», afferma Francesco. È una sua esigenza vitale.

In questi ultimi giorni, con sempre maggiore insistenza, papa Bergoglio ci parla della «carne di Cristo» ci invita a «toccare la carne di Cristo, le sue piaghe». Lo abbiamo sempre visto per un tempo quasi interminabile, all’inizio e alla fine di celebrazioni o di udienze, intrattenersi a baciare ripetutamente e ad abbracciare i sofferenti. E al tempo stesso lo abbiamo sentito affermare: «Non è sufficiente costituire una fondazione per aiutare tutti, né fare tante cose buone per aiutarli. Tutto questo è importante, ma sarebbe solo un comportamento da filantropi».

Dal suo comportamento, dal modo con cui si avvicina agli ultimi, si coglie perciò in maniera immediata che tutto questo non lo fa perché è il suo 'mestiere', perché rientra nelle competenze che il senso comune assegna in maniera quasi automatica alla compagine ecclesiale. Nel modo in cui insiste ad abbracciare le piaghe di Cristo, Francesco spiazza quanti imputano alla Chiesa il mero assistenzialismo e spiazza quanti l’accusano di pauperismo. Nel richiamo insistente di papa Francesco si avverte un rovesciamento che lascia intravedere il cuore ultimo del mistero della carità, imparagonabile a qualsiasi generosità, a qualsiasi filantropia. In questa prospettiva, autenticamente cristiana, la Chiesa non pone l’accento sul proprio portare ma è chiamata ad andare e toccare e curare le piaghe dei poveri perché nel piegarsi, nel chinarsi sul povero riceve, riceve essa stessa la Grazia che la fa vivere: «Quando si tocca la carne di Cristo sofferente - dice Bergoglio - può accadere che si sprigioni nei nostri cuori la speranza. È lì che possiamo ricevere la Grazia». Per questo uscire e farsi incontro ai poveri per la Chiesa è vitale. Vuol dire lasciarsi incontrare da Cristo stesso.

«Anche la vita di Francesco d’Assisi è cambiata quando ha abbracciato il lebbroso perché ha toccato il Dio vivo. Lo stesso apostolo Tommaso - ha detto papa Francesco nell’omelia del 3 luglio scorso a Santa Marta - per trovare Dio ha dovuto mettere il dito nelle piaghe, mettere la mano nel suo costato. Questo è il cammino. Non ce n’è un altro».

Ed è quello che lo porta oggi, che conduce adesso Francesco nell’ultima isola del Mare Nostrum a mendicare Cristo, a ricevere Cristo, a ricevere la speranza: «Allo Spirito - ha scritto - si può chiedere che risvegli in noi quella particolare sensibilità che ci fa scoprire Gesù nella carne dei nostri fratelli più poveri, più bisognosi, trattati più ingiustamente perché quando ci avviciniamo alla carne sofferente di Cristo, quando ci facciamo carico di essa, solo allora, solo allora può accendersi nei nostri cuori la speranza, quella speranza che è vita e che il nostro mondo disincantato richiede ai cristiani».

Stefania Falasca

© Avvenire, 7 luglio 2013

 

Il calice e il pastorale realizzati
col legno dei barconi della speranza

 

 

 

 

Papa Francesco a Lampedusa celebrerà messa con un pastorale e un calice di legno ricavati dalle imbarcazioni dei migranti giunti sull’isola. Si tratta di opere realizzate dal falegname di Lampedusa Franco Tuccio. I colori sono proprio quelli della barca da cui sono stati tratti.

Tuccio aveva realizzato anche una croce che nell’aprile del 2011 gli abitanti di Lampedusa, accompagnati da don Stefano Nastasi, presenti all’udienza generale in piazza San Pietro, donarono a Benedetto XVI. Papa Francesco dovrebbe già avere un «pezzo» di un barcone di migranti: un crocifisso pettorale fu consegnato da monsignor Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, durante l’incontro nel quale il Pontefice venne invitato.

Nel braccio orizzontale del pastorale a croce sono incisi due pesci, mentre in quello verticale cinque pani per richiamare il brano evangelico della moltiplicazione dei pani e dei pesci, recuperando così le parole di Gesù: «Date loro voi stessi da mangiare». Il cuore, di colore rosso, racchiuso tra le due braccia della croce, è un richiamo a quella carità che deve sostenere sempre la fatica della croce nella quotidianità della comunità cristiana.

Il Papa userà inoltre un calice di legno, con coppa interna rivestita di materiale pregiato (argento) come richiesto dalle norme liturgiche e con un chiodo trasversale alla base del calice, richiamo alla Passione del Signore e dei tanti fratelli, anch’esso realizzato con legno ricavato dal legno delle imbarcazioni dei migranti. Il Pontefice e gli altri celebranti indosseranno una talare viola per sottolineare l’aspetto penitenziale e l’estrema sobrietà del rito. Francesco pronuncerà la sua omelia dopo letture del Vangelo di passi su Caino e Abele e la strage degli innocenti. Alla fine della celebrazione, trasmessa in diretta dalla Rai, monsignor Francesco Montenegro rivolgerà un saluto. E prima della benedizione finale, papa Francesco si porterà davanti all’immagine della Madonna e reciterà una preghiera mariana.

© Avvenire, 8 luglio 2013

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