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Cacucci

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«Tutti furono colmati di Spirito Santo» (At 2,4)

“La Chiesa tra realtà e sogno”: «È stata una grande lezione di ecclesialità, che ha richiamato alla nostra mente il cammino della Chiesa raccontato dal libro degli Atti degli Apostoli. Una Chiesa aperta alle sorprese dello Spirito che sprona anche noi a vivere un nuovo anno alla luce di quel soffio di Pentecoste…». Così vogliamo accogliere il dono di un nuovo anno liturgico e pastorale.

La storica giornata, di preghiera e di riflessione, vissuta da papa Francesco con i patriarchi e i capi delle Chiese per la pace nel Medio Oriente, nella città di Bari il 7 luglio 2018, circondati dal popolo orante e gioioso, ci ha fatto avvertire tutta la forza dello Spirito Santo che costantemente soffia sulla Chiesa, sospingendola per le strade del mondo. La nostra Chiesa locale ha fisicamente avvertito questo soffio anche attraverso il vento di quella giornata, che ci è sembrato accompagnasse tradizionalmente le venute dei pontefici nella nostra città.

Le immagini, i segni, le parole di quell’evento e i sentimenti suscitati ci hanno riportato alla bellezza delle origini della vita e della missione della Chiesa. Come ha scritto l’arcivescovo, mons. Francesco Cacucci, nella traccia pastorale per la nostra comunità diocesana “La Chiesa tra realtà e sogno”: «È stata una grande lezione di ecclesialità, che ha richiamato alla nostra mente il cammino della Chiesa raccontato dal libro degli Atti degli Apostoli. Una Chiesa aperta alle sorprese dello Spirito che sprona anche noi a vivere un nuovo anno alla luce di quel soffio di Pentecoste…»

Così vogliamo accogliere il dono di un nuovo anno liturgico e pastorale. Con lo stupore di chi si apre alle continue sorprese dello Spirito e del Veniente, il Signore Gesù, e di quanto egli, lo Sposo, desidera per la Chiesa sua Sposa. Ogni nuovo anno liturgico si apre con i tempi dell’Avvento e del Natale, densi di attesa e di meraviglia, con le figure bibliche che li caratterizzano e che hanno segnato il cammino dell’umanità sin da quel primo soffio dello Spirito nella creazione, attendendo e preparando il dono dell’incarnazione del Figlio di Dio: i profeti, il precursore, soprattutto Maria con Giuseppe e poi, dopo di loro, gli apostoli (è significativo che la liturgia collochi il giorno dopo il Natale del Signore la memoria del primo martire Stefano e la festa di san Giovanni apostolo ed evangelista).

Stimolati dall’invito dell’arcivescovo «a vivere un nuovo anno alla luce di quel soffio di Pentecoste che ha scombinato i nostri programmi e ha orientato le nostre comunità a ripensare il proprio cammino pastorale», viviamo questi tempi riuniti attorno a Maria come gli apostoli nel cenacolo. È lei la “porta dell’Avvento”, dischiusa dal soffio dello Spirito - come la porta del cenacolo - per donare al mondo il Cristo Salvatore. «Lo Spirito Santo scenderà su di te…» (Lc 1,35), le risponde l’angelo, e lei: «avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1,38). Torneremo a contemplarla, nella novena dell’Immacolata, come discepola e pellegrina della fede, meditando le parole lasciateci da padre Mariano Magrassi. Vogliamo imparare da lei ad accogliere il dono dello Spirito Santo che vuole fare anche di noi la dimora di Dio e suoi testimoni nel mondo. Dalla sua docilità allo Spirito vogliamo apprendere l’arte del discernimento che sempre deve accompagnare i passi della Chiesa, come è stato ai suoi inizi e come testimonia il libro degli Atti degli Apostoli. Anche le nostre comunità devono costantemente esercitare il discernimento, che in realtà non cede al rischio del soggettivismo o del relativismo, dai quali a volte si pensa di salvarsi con l’oggettività dell’autorità dottrinale o della norma disciplinare, che pur rimangono, ma è ascolto continuo e attento della Parola di Vita del Padre e delle parole della vita di ogni uomo e di ogni donna. Dall’ascolto e dall’annuncio lo Spirito saprà formare la coscienza personale per un’adesione più consapevole, libera e liberante.

Ci ricorda l’arcivescovo Francesco «che la fragilità umana non è un ostacolo all’azione dello Spirito. Riconoscere le ferite e i punti deboli, sia a livello personale che comunitario, non deve alimentare la rassegnazione o la sfiducia, tipiche della cultura dello scarto e dell’emarginazione. Cristo, ancora oggi, si incarna nella fragilità della nostra storia. In una società che si sente minacciata dalla presenza del male e vive la tentazione di rifugiarsi nella nostalgia del passato o nello scudo dell’individualismo, l’Avvento apre lo sguardo dell’uomo alla speranza di un futuro che è sempre nelle mani di Dio. In questo modo anche le fragilità di tante famiglie possono rappresentare punti di partenza e spazi inediti per la riscoperta del sogno di Dio su ciascuno». E noi, come gli apostoli e, prima di loro, Maria, Giovanni il battista e i profeti siamo chiamati a continuare ad aprire la strada al Vangelo, alla bella notizia che può rinnovare la vita.

Scriveva San Giovanni Paolo II nell’enciclica Dominum et vivificantem, che accompagnerà la nostra preghiera durante la novena di Natale: «Si capisce così il senso profondo del motivo, per cui la Chiesa, unita con la Vergine Madre, si rivolge ininterrottamente quale Sposa al suo divino Sposo, come attestano le parole dell'Apocalisse, riportate dal Concilio: «Lo Spirito e la Sposa dicono al Signore Gesù: “Vieni!”». La preghiera della Chiesa è questa invocazione incessante, nella quale «lo Spirito stesso intercede per noi»: in certo modo, egli stesso la pronuncia con la Chiesa e nella Chiesa. Lo Spirito, infatti, è dato alla Chiesa, affinché per la sua potenza tutta la comunità del Popolo di Dio, per quanto largamente ramificata e varia, perseveri nella speranza: in quella speranza, nella quale «siamo stati salvati» (n. 66).

Camminiamo con il desiderio di continuare a crescere in quelle «perseveranze» che hanno caratterizzato le origini della Chiesa, secondo la visione del libro degli Atti degli Apostoli, dove l’autore dice che i primi cristiani «erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere» (At 2,42). Aggiunge il nostro vescovo: «Luca non solo racconta quello che facevano i primi discepoli, ma sta dicendo che le sacre Scritture, la carità, i sacramenti e la preghiera costituiscono il fondamento di ogni comunità cristiana… Come non vedere in questo sommario degli Atti il fondamento della scelta mistagogica che sta accompagnando il nostro cammino pastorale? Non si tratta di strategie, ma di contenuti. I metodi possono cambiare, ma il progetto richiama i cardini della vita ecclesiale. Perseguiamo, allora, il sogno di Chiesa che Luca ci propone, lasciandoci accompagnare dal ritmo dell’anno liturgico (ciclo C)».

Le nostre celebrazioni risplendano davvero per «nobile semplicità» (cf. Sacrosanctum Concilium, 34) perché è dalla vita liturgica e sacramentale, mediante le sue forme rituali, che arriva a noi, come dal mistero pasquale, quella forza dello Spirito capace di evangelizzare, plasmare, guarire, trasfigurare, dare forma cristiana alla nostra vita personale e a quella delle comunità. L’annuncio immerso nel mistero celebrato, ci riporta all’efficacia essenziale del kerygma, e ci invia nel mondo perché risuoni e giunga a tutti come balsamo che dà vita, attraverso la testimonianza di ognuno capace di spandere il profumo della comunione e della carità. Sia il nostro un cammino ecclesiale che vuole consolidarsi in uno stile sinodale e ci invita ad essere uniti nella ricchezza delle distinzioni e nel superamento delle distanze. Non si tratta di moltiplicare le iniziative ma di accogliere quelle che già abbiamo con intensità e partecipazione sempre più grandi. Perché non vivere alcune celebrazioni tipiche dell’Avvento, non solo in maniera comunitaria ma anche tra più comunità, lì dove questo può essere di aiuto e soprattutto testimonianza di comunione in uno stesso territorio? E da esse far scaturire gesti autentici e credibili di condivisione e di carità? Siano davvero un tempo e un anno che ci aiutino a compiere «un discernimento capace di suscitare nella folla una domanda: “Che cosa dobbiamo fare, fratelli?” (At 2,37). «Allora coloro che accolsero la parola (di Pietro) furono battezzati e quel giorno furono aggiunte circa tremila persone» (At 2,41).

Per tutti e per ciascuno, come augurio e impegno, le parole di papa Francesco pronunciate a Bari, richiamando due modelli cari alla nostra Chiesa e che accompagnano, con le loro feste, il tempo di Avvento: «Nel nostro cammino comune ci sostiene la Madre di Dio, qui venerata come Odegitria: colei che mostra la via. Qui riposano le reliquie di San Nicola, vescovo dell’Oriente la cui venerazione solca i mari e valica i confini tra le Chiese. Il Santo taumaturgo interceda per guarire le ferite che tanti portano dentro…. Perché, quando si tendono le mani al cielo in preghiera e quando si tende la mano al fratello senza cercare il proprio interesse, arde e risplende il fuoco dello Spirito, Spirito di unità, Spirito di pace».

 

Sac. Mario Castellano

Direttore degli Uffici Liturgico e Pastorale

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