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Un popolo in preghiera per dire no alla guerra

Tante flebili voci, capaci di diventare un coro assordante a favore della pace, si leveranno domani da ogni parte della penisola e del mondo. L'appello del Papa, gridato all'Angelus di domenica e ripetuto in una lettera inviata al G20, perché i governi scongiurino l'uso delle armi nella drammatica crisi siriana e privilegino la via del negoziato ha provocato un'eco grandissima. Il Papa in un Tweet: la pace è un bene universale.

Tante flebili voci, capaci di diventare un coro assordante a favore della pace, si leveranno domani da ogni parte della penisola e del mondo. L'appello del Papa, rivolto alla Chiesa cattolica ma anche a tutti gli uomini, a prescindere dalla loro fede religiosa, di unirsi in una giornata di digiuno e preghiera per dire "Mai più la guerra!" e perché si eviti l'uso delle armi e si privilegi la via del negoziato ha provocato un'eco grandissima: dalle Americhe alle Filippine, dal Medio Oriente al Nord-Europa, sono tantissime le iniziative che affiancheranno in un grande abbraccio planetario la veglia di preghiera in San Pietro, presieduta da Papa Francesco. 

L’appuntamento è per domani, sabato 7 settembre dalle 19 alle 23 in piazza San Pietro. L’ingresso, a partire dalle 16,30, sarà aperto a tutti, senza necessità di biglietti di invito. E per le confessioni saranno disposti alcuni confessionali sotto il colonnato e al Braccio di Costantino. L’arrivo del Pontefice sul Sagrato è previsto appunto per le 19. Dopo l’intronizzazione dell’immagine della Salus populi Romani e la recita del Rosario, il Papa terrà una meditazione, quindi seguirà la recita dell’Ufficio delle letture e la benedizione eucaristica.

Oggi il Papa ha lanciato due tweet: nel primo ha scritto che la pace è un bene che supera ogni barriera perché è un bene di tutta l'umanità. Poi ha invitato i giovani a unirsi in preghiera con lui per la pace.

© Avvenire, 6 settembre 2013

 

L'Angelus

 

Cari fratelli e sorelle,
buongiorno!

Quest’oggi, cari fratelli e sorelle, vorrei farmi interprete del grido che sale da ogni parte della terra, da ogni popolo, dal cuore di ognuno, dall’unica grande famiglia che è l’umanità, con angoscia crescente: è il grido della pace! E’ il grido che dice con forza: vogliamo un mondo di pace, vogliamo essere uomini e donne di pace, vogliamo che in questa nostra società, dilaniata da divisioni e da conflitti, scoppi la pace; mai più la guerra! Mai più la guerra! La pace è un dono troppo prezioso, che deve essere promosso e tutelato.

Vivo con particolare sofferenza e preoccupazione le tante situazioni di conflitto che ci sono in questa nostra terra, ma, in questi giorni, il mio cuore è profondamente ferito da quello che sta accadendo in Siria e angosciato per i drammatici sviluppi che si prospettano. 

Rivolgo un forte Appello per la pace, un Appello che nasce dall’intimo di me stesso! Quanta sofferenza, quanta devastazione, quanto dolore ha portato e porta l’uso delle armi in quel martoriato Paese, specialmente tra la popolazione civile e inerme! Pensiamo: quanti bambini non potranno vedere la luce del futuro! Con particolare fermezza condanno l’uso delle armi chimiche! Vi dico che ho ancora fisse nella mente e nel cuore le terribili immagini dei giorni scorsi! C’è un giudizio di Dio e anche un giudizio della storia sulle nostre azioni a cui non si può sfuggire! Non è mai l’uso della violenza che porta alla pace. Guerra chiama guerra, violenza chiama violenza! 

Con tutta la mia forza, chiedo alle parti in conflitto di ascoltare la voce della propria coscienza, di non chiudersi nei propri interessi, ma di guardare all’altro come ad un fratello e di intraprendere con coraggio e con decisione la via dell’incontro e del negoziato, superando la cieca contrapposizione. Con altrettanta forza esorto anche la Comunità Internazionale a fare ogni sforzo per promuovere, senza ulteriore indugio, iniziative chiare per la pace in quella Nazione, basate sul dialogo e sul negoziato, per il bene dell’intera popolazione siriana. 

Non sia risparmiato alcuno sforzo per garantire assistenza umanitaria a chi è colpito da questo terribile conflitto, in particolare agli sfollati nel Paese e ai numerosi profughi nei Paesi vicini. Agli operatori umanitari, impegnati ad alleviare le sofferenze della popolazione, sia assicurata la possibilità di prestare il necessario aiuto. 

Che cosa possiamo fare noi per la pace nel mondo? Come diceva Papa Giovanni: a tutti spetta il compito di ricomporre i rapporti di convivenza nella giustizia e nell’amore (cfr Lett. enc. Pacem in terris [11 aprile 1963]: AAS 55 [1963], 301-302). 

Una catena di impegno per la pace unisca tutti gli uomini e le donne di buona volontà! E’ un forte e pressante invito che rivolgo all’intera Chiesa Cattolica, ma che estendo a tutti i cristiani di altre Confessioni, agli uomini e donne di ogni Religione e anche a quei fratelli e sorelle che non credono: la pace è un bene che supera ogni barriera, perché è un bene di tutta l’umanità. 

Ripeto a voce alta: non è la cultura dello scontro, la cultura del conflitto quella che costruisce la convivenza nei popoli e tra i popoli, ma questa: la cultura dell’incontro, la cultura del dialogo; questa è l’unica strada per la pace. 

Il grido della pace si levi alto perché giunga al cuore di tutti e tutti depongano le armi e si lascino guidare dall’anelito di pace. 

Per questo, fratelli e sorelle, ho deciso di indire per tutta la Chiesa, il 7 settembre prossimo, vigilia della ricorrenza della Natività di Maria, Regina della Pace, una giornata di digiuno e di preghiera per la pace in Siria, in Medio Oriente, e nel mondo intero, e anche invito ad unirsi a questa iniziativa, nel modo che riterranno più opportuno, i fratelli cristiani non cattolici, gli appartenenti alle altre Religioni e gli uomini di buona volontà. 

Il 7 settembre in Piazza San Pietro - qui - dalle ore 19.00 alle ore 24.00, ci riuniremo in preghiera e in spirito di penitenza per invocare da Dio questo grande dono per l’amata Nazione siriana e per tutte le situazioni di conflitto e di violenza nel mondo. L’umanità ha bisogno di vedere gesti di pace e di sentire parole di speranza e di pace! Chiedo a tutte le Chiese particolari che, oltre a vivere questo giorno di digiuno, organizzino qualche atto liturgico secondo questa intenzione. 

A Maria chiediamo di aiutarci a rispondere alla violenza, al conflitto e alla guerra, con la forza del dialogo, della riconciliazione e dell’amore. Lei è madre: che Lei ci aiuti a trovare la pace; tutti noi siamo i suoi figli! Aiutaci, Maria, a superare questo difficile momento e ad impegnarci a costruire ogni giorno e in ogni ambiente un’autentica cultura dell’incontro e della pace. 

Maria, Regina della Pace, prega per noi! Maria, Regina della Pace, prega per noi!

© Avvenire, 2 settembre 2013

 

L'Udienza del mercoledì

 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Riprendiamo il cammino delle catechesi, dopo le ferie di agosto, ma oggi vorrei parlarvi del mio viaggio in Brasile, in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù. E’ passato più di un mese, ma ritengo che sia importante ritornare su questo evento, e la distanza di tempo permette di coglierne meglio il significato.

Prima di tutto voglio ringraziare il Signore, perché è Lui che ha guidato tutto con la sua Provvidenza. Per me, che vengo dalle Americhe, è stato un bel regalo! E di questo ringrazio anche Nostra Signora Aparecida, che ha accompagnato tutto questo viaggio: ho fatto il pellegrinaggio al grande Santuario nazionale brasiliano, e la sua venerata immagine era sempre presente sul palco della GMG. Sono stato molto contento di questo, perché Nostra Signora Aparecida è molto importante per la storia della Chiesa in Brasile, ma anche per tutta l’America Latina; in Aparecida i Vescovi latino-americani e dei Caraibi abbiamo vissuto un’Assemblea generale, con il Papa Benedetto: una tappa molto significativa del cammino pastorale in quella parte del mondo dove vive la maggior parte della Chiesa cattolica.

Anche se già l’ho fatto, voglio rinnovare il ringraziamento a tutte le Autorità civili ed ecclesiastiche, ai volontari, alla sicurezza, alle comunità parrocchiali di Rio de Janeiro e di altre città del Brasile, dove i pellegrini sono stati accolti con grande fraternità. In effetti, l’accoglienza delle famiglie brasiliane e delle parrocchie è stata una delle caratteristiche più belle di questa GMG. Brava gente questi brasiliani. Brava gente! Hanno davvero un grande cuore. Il pellegrinaggio comporta sempre dei disagi, ma l’accoglienza aiuta a superarli e, anzi, li trasforma in occasioni di conoscenza e di amicizia. Nascono legami che poi rimangono, soprattutto nella preghiera. Anche così cresce la Chiesa in tutto il mondo, come una rete di vere amicizie in Gesù Cristo, una rete che mentre ti prende ti libera. Dunque, accoglienza: e questa è la prima parola che emerge dall’esperienza del viaggio in Brasile. Accoglienza!

Un’altra parola riassuntiva può essere festa. La GMG è sempre una festa, perché quando una città si riempie di ragazzi e ragazze che girano per le strade con le bandiere di tutto il mondo, salutandosi, abbracciandosi, questa è una vera festa. E’ un segno per tutti, non solo per i credenti. Ma poi c’è la festa più grande che è la festa della fede, quando insieme si loda il Signore, si canta, si ascolta la Parola di Dio, si rimane in silenzio di adorazione: tutto questo è il culmine della GMG, è il vero scopo di questo grande pellegrinaggio, e lo si vive in modo particolare nella grande Veglia del sabato sera e nella Messa finale. Ecco: questa è la festa grande, la festa della fede e della fraternità, che inizia in questo mondo e non avrà fine. Ma questo  è possibile solo con il Signore! Senza l’amore di Dio non c’è vera festa per l’uomo!

Accoglienza, festa. Ma non può mancare un terzo elemento: missione. Questa GMG era caratterizzata da un tema missionario: «Andate e fate discepoli tutti i popoli». Abbiamo sentito la parola di Gesù: è la missione che Lui dà a tutti! E’ il mandato di Cristo Risorto ai suoi discepoli: «Andate», uscite da voi stessi, da ogni chiusura per portare la luce e l’amore del Vangelo a tutti, fino alle estreme periferie dell’esistenza! Ed è stato proprio questo mandato di Gesù che ho affidato ai giovani che riempivano a perdita d’occhio la spiaggia di Copacabana. Un luogo simbolico, la riva dell’oceano, che faceva pensare alla riva del lago di Galilea. Sì, perché anche oggi il Signore ripete: «Andate…», e aggiunge: «Io sono con voi, tutti i giorni…». Questo è fondamentale! Solo con Cristo noi possiamo portare il Vangelo. Senza di Lui non possiamo far nulla – ce lo ha detto Lui stesso (cfr Gv 15,5). Con Lui, invece, uniti a Lui, possiamo fare tanto. Anche un ragazzo, una ragazza, che agli occhi del mondo conta poco o niente, agli occhi di Dio è un apostolo del Regno, è una speranza per Dio! A tutti i giovani vorrei chiedere con forza, ma io non so se oggi in Piazza ci sono giovani: ci sono giovani in Piazza? Ce ne sono alcuni! Vorrei, a tutti voi, chiedere con forza: volete essere una speranza per Dio? Volete essere una speranza, voi? [Giovani: “Si!”] Volete essere una speranza per la Chiesa? [Giovani: “Si!”] Un cuore giovane, che accoglie l’amore di Cristo, si trasforma in speranza per gli altri, è una forza immensa! Ma voi, ragazzi e ragazze, tutti i giovani, voi dovete trasformarci e trasformarvi in speranza! Aprire le porte verso un mondo nuovo di speranza. Questo è il vostro compito. Volete essere speranza per tutti noi? [Giovani: “Si!”]. Pensiamo a che cosa significa quella moltitudine di giovani che hanno incontrato Cristo risorto a Rio de Janeiro, e portano il suo amore nella vita di tutti i giorni, lo vivono, lo comunicano. Non vanno a finire sui giornali, perché non compiono atti violenti, non fanno scandali, e dunque non fanno notizia. Ma, se rimangono uniti a Gesù, costruiscono il suo Regno, costruiscono fraternità, condivisione, opere di misericordia, sono una forza potente per rendere il mondo più giusto e più bello, per trasformarlo! Vorrei chiedere adesso ai ragazzi e alle ragazze, che sono qui in Piazza: avete il coraggio di raccogliere questa sfida? [Giovani: “Si!”] Avete il coraggio o no? Io ho sentito poco… [Giovani: “Si!”] Vi animate ad essere questa forza di amore e di misericordia che ha il coraggio di voler trasformare il mondo? [Giovani: “Si!”]

Cari amici, l’esperienza della GMG ci ricorda la vera grande notizia della storia, la Buona Novella, anche se non appare nei giornali e nella televisione: siamo amati da Dio, che è nostro Padre e che ha inviato il suo Figlio Gesù per farsi vicino a ciascuno di noi e salvarci. Ha inviato Gesù a salvarci, a perdonarci tutto, perché Lui sempre perdona: Lui sempre perdona, perché è buono e misericordioso. Ricordate: accoglienza, festa e missione. Tre parole: accoglienza, festa e missione. Queste parole non siano solo un ricordo di ciò che è avvenuto a Rio, ma siano anima della nostra vita e di quella delle nostre comunità. Grazie!

Appello

Sabato prossimo vivremo insieme una speciale giornata di digiuno e di preghiera per la pace in Siria, in Medio Oriente, e nel mondo intero. Anche per la pace nei nostri cuori, perché la pace incomincia nel cuore! Rinnovo l’invito a tutta la Chiesa a vivere intensamente questo giorno, e, sin d’ora, esprimo riconoscenza agli altri fratelli cristiani, ai fratelli delle altre religioni e agli uomini e donne di buona volontà che vorranno unirsi, nei luoghi e nei modi loro propri, a questo momento. Esorto in particolare i fedeli romani e i pellegrini a partecipare alla veglia di preghiera, qui, in Piazza San Pietro alle ore 19.00, per invocare dal Signore il grande dono della pace. Si alzi forte in tutta la terra il grido della pace!

© Avvenire, 4 settembre 2013

 

Il Messaggio al Presidente Putin

 

 

 

A Sua Eccellenza Il Sig. Vladimir Putin,
Presidente della Federazione Russa 

Nell’anno in corso, Ella ha l’onore e la responsabilità di presiedere il Gruppo delle venti più grandi economie mondiali. Sono consapevole che la Federazione Russa ha partecipato a tale Gruppo sin dalla sua creazione e ha svolto sempre un ruolo positivo nella promozione della governabilità delle finanze mondiali, profondamente colpite dalla crisi iniziata nel 2008. Il contesto attuale, altamente interdipendente, esige una cornice finanziaria mondiale, con proprie regole giuste e chiare, per conseguire un mondo più equo e solidale, in cui sia possibile sconfiggere la fame, offrire a tutti un lavoro degno, un’abitazione decorosa e la necessaria assistenza sanitaria. 

La Sua presidenza del G20 per l’anno in corso ha assunto l’impegno di consolidare la riforma delle organizzazioni finanziarie internazionali e di arrivare ad un consenso sugli standard finanziari adatti alle circostanze odierne. Ciononostante, l’economia mondiale potrà svilupparsi realmente nella misura in cui sarà in grado di consentire una vita degna a tutti gli esseri umani, dai più anziani ai bambini ancora nel grembo materno, non solo ai cittadini dei Paesi membri del G20, ma ad ogni abitante della Terra, persino a coloro che si trovano nelle situazioni sociali più difficili o nei luoghi più sperduti. In quest’ottica, appare chiaro che nella vita dei popoli i conflitti armati costituiscono sempre la deliberata negazione di ogni possibile concordia internazionale, creando divisioni profonde e laceranti ferite che richiedono molti anni per rimarginarsi. Le guerre costituiscono il rifiuto pratico a impegnarsi per raggiungere quelle grandi mete economiche e sociali che la comunità internazionale si è data, quali sono, per esempio, i Millennium Development Goals. 

Purtroppo, i molti conflitti armati che ancora oggi affliggono il mondo ci presentano, ogni giorno, una drammatica immagine di miseria, fame, malattie e morte. Infatti, senza pace non c’è alcun tipo di sviluppo economico. La violenza non porta mai alla pace condizione necessaria per tale sviluppo. L’incontro dei Capi di Stato e di Governo delle venti maggiori economie, che rappresentano due terzi della popolazione e il 90% del PIL mondiale, non ha la sicurezza internazionale come suo scopo principale. Tuttavia, non potrà far a meno di riflettere sulla situazione in Medio Oriente e in particolare in Siria. Purtroppo, duole costatare che troppi interessi di parte hanno prevalso da quando è iniziato il conflitto siriano, impedendo di trovare una soluzione che evitasse l’inutile massacro a cui stiamo assistendo. 

I leader degli Stati del G20 non rimangano inerti di fronte ai drammi che vive già da troppo tempo la cara popolazione siriana e che rischiano di portare nuove sofferenze ad una regione tanto provata e bisognosa di pace. A tutti loro, e a ciascuno di loro, rivolgo un sentito appello perché aiutino a trovare vie per superare le diverse contrapposizioni e abbandonino ogni vana pretesa di una soluzione militare. Ci sia, piuttosto, un nuovo impegno a perseguire, con coraggio e determinazione, una soluzione pacifica attraverso il dialogo e il negoziato tra le parti interessate con il sostegno concorde della comunità internazionale. 

Inoltre, è un dovere morale di tutti i Governi del mondo favorire ogni iniziativa volta a promuovere l’assistenza umanitaria a coloro che soffrono a causa del conflitto dentro e fuori dal Paese. Signor Presidente, sperando che queste riflessioni possano costituire un valido contributo spirituale al vostro incontro, prego per un esito fruttuoso dei lavori del G20. Invoco abbondanti benedizioni sul Vertice di San Pietroburgo, su tutti i partecipanti, sui cittadini di tutti gli Stati membri e su tutte le attività e gli impegni della Presidenza Russa del G20 nell’anno 2013. Nel chiederLe di pregare per me, profitto dell’opportunità per esprimere, Signor Presidente, i miei più alti sentimenti di stima.

Papa Francesco

© Avvenire, 5 settembre 2013

 

Il "piano" della Santa Sede per la pace in Siria

 

 

 

Saluto S.E. il Sig. Decano e gli Ecc.mi Ambasciatori presenti e vi ringrazio per la vostra presenza, che apprezzo particolarmente perché l’invito è stato inoltrato con poco anticipo.L’incontro di oggi intende essere una nuova espressione della sollecitudine di Sua Santità Papa Francesco e della Santa Sede per la pace nel mondo con speciale attenzione al Medio Oriente e in particolare alla Siria, una sollecitudine di cui abbiamo visto un esempio molto eloquente e commovente proprio durante l’intervento del Santo Padre in occasione della preghiera dell’Angelus domenica scorsa.
L’accorato appello del Papa si fa interprete del desiderio di pace che sale da ogni parte della terra, dal cuore di ogni uomo di buona volontà. Nella concreta situazione storica segnata da violenze e guerre in molti luoghi, la voce del Papa si leva in un momento particolarmente grave e delicato del lungo conflitto siriano, che ha visto già troppa sofferenza, devastazione e dolore ai quali si sono aggiunte le tante vittime innocenti degli attacchi del 21 agosto scorso, che hanno suscitato nell’opinione pubblica mondiale orrore e preoccupazione per le conseguenze del possibile impiego di armi chimiche. Davanti a fatti simili non si può tacere, e la Santa Sede auspica che le istituzioni competenti facciano chiarezza e che i responsabili rendano conto alla giustizia. Tali deplorevoli atti hanno suscitato le note reazioni anche in ambito internazionale. Il Santo Padre da parte sua ha fatto presente con gravità e fermezza che «c’è un giudizio di Dio e anche un giudizio della storia sulle nostre azioni a cui non si può sfuggire» (Angelus, 1° settembre 2013), ribadendo che non è mai l’uso della violenza che porta alla pace, anzi che la violenza chiama violenza!
Fin dall’inizio del conflitto, la Santa Sede è stata sensibile al grido di aiuto che giungeva dal popolo siriano, in particolare dai cristiani, non mancando da subito di manifestare con chiarezza la sua posizione caratterizzata, come in altri casi, dalla considerazione della centralità della persona umana – a prescindere della sua etnia o religione – e dalla ricerca del bene comune dell’intera società. Basti qui ricordare anzitutto gli accorati appelli di Benedetto XVI in occasione dei Messaggi Urbi et orbi e dei discorsi al Corpo Diplomatico. Più volte egli ha invitato a «porre fine a un conflitto che non vedrà vincitori ma solo sconfitti» (Discorso al Corpo Diplomatico, 7 gennaio 2013), richiamando la necessità di aprire «un dialogo costruttivo» fra le parti e di favorire l’aiuto umanitario alle popolazione. Inoltre, va ricordato il desiderio da lui espresso di inviare una delegazione di Vescovi e Cardinali in Siria per manifestare la sua sollecitudine, in occasione del Sinodo dei Vescovi, iniziativa che però poi dovette essere sostituita per una visita nella Regione dell’Em.mo Card. Robert Sarah, Presidente del Pontificio Consiglio "Cor Unum". Dall’inizio del Suo pontificato anche Papa Francesco ha fatto riferimento in più occasioni alla situazione in Siria già a partire dal Suo primo Messaggio pasquale Urbi et orbi, a meno di un mese dalla Sua elezione, in cui domandava «quante sofferenze dovranno essere ancora inflitte prima che si riesca a trovare una soluzione politica alla crisi?». Il Papa ha poi nuovamente espresso le proprie preoccupazioni, in particolare nel discorso ai partecipanti all’incontro di coordinamento tra gli organismi caritativi cattolici che operano nel contesto della crisi in Siria, il 5 giugno 2013, come pure nell’Angelus del 25 agosto scorso, levando la voce «perché si fermi il rumore delle armi» in una «guerra tra fratelli», che ha visto «il moltiplicarsi di stragi e di atti atroci». Della questione il Santo Padre ha potuto parlare anche con diversi leader religiosi e politici di più Paesi, l’ultimo dei quali il Re Abdullah II di Giordania. Inoltre non sono mancati ripetuti interventi degli Osservatori permanenti della Santa Sede presso l’Organizzazione delle Nazioni Unite, sia a New York che a Ginevra, nonché altre dichiarazioni della Sala Stampa, che hanno ripreso la posizione chiara espressa dai Pontefici. Anche il Nunzio Apostolico a Damasco, S.E. Mons. Mario Zenari, ha ribadito a più riprese la posizione della Santa Sede e rimanendo sul posto manifesta la sollecitudine e la vicinanza del Santo Padre alla cara popolazione siriana. Sono note a tutti le drammatiche conseguenze del conflitto, che ha provocato più di 110.000 morti, innumerevoli feriti, più di 4 milioni di sfollati interni e più di due milioni di rifugiati nei Paesi vicini.
Di fronte a questa tragica situazione si rivela assolutamente prioritario far cessare la violenza, che continua a seminare morte e distruzione e che rischia di coinvolgere non solo gli altri Paesi della Regione, ma anche di avere conseguenze imprevedibili in varie parti del mondo. All’appello alle parti di non chiudersi nei propri interessi ma di intraprendere con coraggio e con decisione la via dell’incontro e del negoziato, superando la cieca contrapposizione, si aggiunge quello alla Comunità Internazionale a fare ogni sforzo per promuovere, senza ulteriore indugio, iniziative chiare per la pace in quella Nazione, basate sempre sul dialogo e sul negoziato.
Insieme all’impegno per la cessazione della violenza si rivela di somma importanza richiamare l’esigenza e l’urgenza del rispetto del diritto umanitario. Si rivela, altresì, urgente l’assistenza umanitaria a gran parte della popolazione e in questo aspetto ringrazio la generosità di tanti dei vostri Governi a favore della popolazione siriana sofferente. La Chiesa cattolica da parte sua è impegnata in prima linea con tutti i mezzi a sua disposizione nell’assistenza umanitaria alla popolazione, cristiana e non. Menziono alcuni elementi che la Santa Sede considera importanti per un eventuale piano per il futuro della Siria e che trovate anche nel documento che vi è stato consegnato.
Tra i principi generali che dovrebbero orientare la ricerca di una giusta soluzione al conflitto segnalo i tre seguenti:È innanzitutto indispensabile adoperarsi per il ripristino del dialogo fra le parti e per la riconciliazione del popolo siriano.Occorre poi preservare l’unità del Paese, evitando la costituzione di zone diverse per le varie componenti della società.Infine, occorre garantire, accanto all’unità del Paese anche la sua integrità territoriale.
Sarà importante chiedere a tutti i gruppi – in particolare a quelli che mirano a ricoprire posti di responsabilità nel Paese – di offrire garanzie che nella Siria di domani ci sarà posto per tutti, anche e in particolare per le minoranze, inclusi i cristiani. L’applicazione concreta di detto principio potrà assumere varie forme, ma in ogni caso non può essere dimenticata l’importanza del rispetto dei diritti umani e, in particolare, di quello della libertà religiosa. Parimenti, è importante tenere come riferimento il concetto di cittadinanza, in base al quale tutti, indipendentemente dall’appartenenza etnica e religiosa, sono alla stessa stregua cittadini di pari dignità, con eguali diritti e doveri, liberi «di professare pubblicamente la propria religione e di contribuire al bene comune» (cfr. Benedetto XVI, Discorso al Corpo Diplomatico, 7 gennaio 2013). Infine, è causa di particolare preoccupazione la presenza crescente in Siria di gruppi estremisti, spesso provenienti da altri Paesi. Da qui la rilevanza di esortare la popolazione e anche i gruppi di opposizione a prendere le distanze da tali estremisti, di isolarli e di opporsi apertamente e chiaramente al terrorismo.​

Dominique Mamberti

© Avvenire, 5 settembre 2013

 

Le indicazioni della CEI

 

 

 

Suggerimenti e proposte

per la giornata di digiuno e preghiera

del 7 settembre 2013

indetta dal Santo Padre Francesco

per la pace in Siria, nel Medio oriente

e nel mondo intero.

 

  • Veglia di preghiera strutturata come Liturgia della Parola (Schema di massima: lettura biblica – Salmo responsoriale – orazione, eventualmente ripetuto più volte). Per le letture bibliche si può attingere al Lezionario per le Messe “ad diversa” nella sezione: Per la pace e la giustizia, pp. 409-431. Come orazioni si possono utilizzare le collette del formulario “Per la pace e la giustizia”, Messale Romano, pp. 806-807.
  • Celebrazione dei Primi Vespri con la possibilità di sostituire la lettura breve con altra lettura biblica (non evangelica) attinta dal Lezionario.
  • Soprattutto nei Santuari mariani: Preghiera del Santo Rosario; in mattinata è possibile celebrare una Santa Messa utilizzando il formulario “Maria Vergine Regina della Pace” (Messe della Beata Vergine Maria, p. 145-147).
  • Sarà possibile proporre un’Adorazione eucaristica prolungata (Cfr. Rito della Comunione fuori della Messa e Culto eucaristico, cap. III).
  • Per uno schema di Liturgia penitenziale, cf. Rito della Penitenza (Appendice II, Celebrazioni penitenziali, nel capitolo Celebrazioni penitenziali comuni, III. Le beatitudini evangeliche, pp. 136-140).
  • Nelle Sante Messe festive di domenica 8 settembre è bene inserire una particolare intenzione nella Preghiera universale o dei fedeli.

 

Per presentare il valore del digiuno si può ricorrere alla Nota pastorale della CEI: ll senso cristiano del digiuno e dell’astinenza (4 ottobre 1994).

A cura dell’Ufficio Liturgico Nazionale CEI, 2 settembre 2013

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