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Vivere è scegliere

“Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto”. (Rm,12)

Solo in Quaresima, indicato come “tempo favorevole”, come “giorno della salvezza”, per non accogliere invano la grazia di Dio? Non è forse un invito rivolto a ciascuno, una chiamata in ogni momento della nostra giornata, e perciò rivolta anche a chi ritiene inutile la Quaresima?

Amo pensare che la scelta vada fatta da ciascuno, sempre.

Il giorno delle Ceneri di quest’anno il Papa ha parlato di “atteggiamenti e situazioni ambivalenti”, anche in riferimento ad esperienze bibliche. Il richiamo è ad episodi, in cui è presente il numero simbolico di “quaranta”, che rappresentano momenti salienti dell’esperienza di fede del popolo di Dio, quali la storia di Noè, la presenza di Mosè sul monte Sinai, il cammino di Elia verso il monte Oreb, la conversione dei cittadini di Ninive, gli anni dei regni di Saul e di David, il viaggio del popolo ebraico dall’Egitto alla Terra Promessa, ed altro ancora.

In ciascuno di essi il numero “quaranta” rappresenta  “un tempo entro cui  decidersi ad assumere le proprie responsabilità senza ulteriori rimandi; è il tempo delle decisioni mature”.  Ma è anche il tempo in cui a volte si cede alla tentazione ed il deserto diventa ambiente di lontananza e di rifiuto di Dio; così ricordano le pagine della Bibbia.

Ritroviamo questa ambivalenza anche nel cammino terreno di Gesù.

“Dopo il battesimo di penitenza al Giordano, nel quale assume su di sé il destino del Servo di Dio che rinuncia a se stesso e vive per gli altri – sottolinea il Papa – Gesù si reca nel deserto…e si trova esposto al pericolo ed è assalito dalla tentazione e dalla seduzione del Maligno”:  è anche lui posto di fronte ad una alternativa, è chiamato a fare la sua scelta (no al potere, al successo, al dominio; sì al dono totale di sé sulla Croce).

Certo la narrazione crea sorpresa. Ma questa decresce, se si ribadisce che Gesù è veramente uomo e corre il rischio della libertà che è specifica di ogni creatura umana: è messa in opera la scelta, la decisione della libera volontà umana.

Gesù, come sappiamo, sceglie di aderire al progetto divino in maniera totale e si erge come figura che ha resistito al male con vigore e serenità, diversamente dal popolo ebraico in marcia nel deserto; diviene così un esempio per noi, chiamati a fare le nostre scelte. Il tempo del deserto e della tentazione si trasforma così in tempo di grazia.

E’ quello che è richiesto anche a noi.

Dire che non è facile è superfluo. “Scopro questa contraddizione - scrive san Paolo nella lettera ai Romani- : ogni volta che voglio fare il bene, trovo in me solo la capacità di fare il male. Nel mio intimo sono d’accordo con la legge di Dio, non vedo in me un’altra legge…Sono un essere debole: non faccio quel che voglio, ma quel che odio, …non compio il bene che voglio, ma faccio il male che non voglio”.

Forse la stessa cosa dice la nostra esperienza, se non abbiamo fatto l’abitudine ad accettare tutto acriticamente, senza il desiderio di cercare qualcosa di più alto e la convinzione che ci sono mete più grandiose da conquistare.

Siamo chiamati a vivere questa novità, ciascuno nel suo ambiente, senza gesti straordinari ma nella quotidianità di cose semplici. Sappiamo anche che  la nostra libertà è condizionata da elementi personali e dall’ambiente con il quale siamo in relazione, ma rimaniamo liberi nelle nostre scelte.

Accettazione o rifiuto? Comportamenti rispondenti ad una scala di valori? Quali?

E’ il compito di sempre, di ciascuno, maggiormente sottolineato nel tempo di Quaresima.

Avanti con l’aiuto di Dio e con l’impegno personale!

sac. Giacinto Ardito

Direttore Ufficio Chiesa e Mondo della Cultura

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