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XX Giornata mondiale del malato. La Grazia speciale dei Sacramenti di guarigione

"Il momento della sofferenza, nel quale potrebbe sorgere la tentazione di abbandonarsi allo scoraggiamento e alla disperazione, può trasformarsi in tempo di grazia per rientrare in se stessi e, come il figliol prodigo della parabola, ripensare alla propria vita, riconoscendone errori e fallimenti, sentire la nostalgia dell'abbraccio del Padre e ripercorrere il cammino verso la sua Casa"

Salute e salvezza: il binomio della pastorale
“Alzati e va’, la tua fede ti ha salvato (Lc 17,19)”: L'invito di Gesù al lebbroso samaritano, guarito come gli altri nove e lui solo salvato per il suo ritorno a rendere grazie, sintetizza bene il tema della XX Giornata mondiale del malato che sarà celebrata il prossimo 11 febbraio 2012, memoria della Beata Vergine Maria di Lourdes. Nel viaggio verso Gerusalemme, il Signore incontrando i dieci lebbrosi che lo supplicano di aver pietà di loro, prima dona la guarigione dal terribile male della lebbra, poi li invita a presentarsi ai sacerdoti per essere reintegrati nella vita sociale e religiosa della loro comunità ed infine arricchisce l'unico risanato che è tornato indietro per ringraziarlo, col dono della salvezza. Il messaggio è chiaro: Gesù, in tutta la sua vita pubblica, ha inaugurato il Regno di Dio coniugando insieme la proclamazione della salvezza con il dono della guarigione dalle malattie fisiche, psichiche e spirituali.

Il posto dei sacramenti nell’azione pastorale della comunità
Per questo appuntamento annuale, come è consuetudine, abbiamo tra le mani il messaggio di Benedetto XVI: “La grazia speciale dei sacramenti di guarigione”. Il papa divide in tre parti la sua riflessione. Nella prima parte sottolinea l’importanza e la centralità dei sacramenti nella pastorale verso i malati, ricordando tre verità consolanti: 1) “l'importanza della fede per coloro che, gravati dalla sofferenza e dalla malattia, si avvicinano al Signore”; 2) “la salute riacquistata è segno di qualcosa di più prezioso della semplice guarigione fisica, è segno della salvezza che Dio ci dona attraverso Cristo; essa trova espressione nelle parole di Gesù: la tua fede ti ha salvato”; 3) “Ogni Sacramento… esprime e attua la prossimità di Dio stesso, il Quale, in modo assolutamente gratuito, «ci tocca per mezzo di realtà materiali…, che Egli assume al suo servizio, facendone strumenti dell'incontro tra noi e Lui stesso” (Omelia, S. Messa del Crisma, 1 aprile 2010)”. (Messaggio Giornata mondiale del malato 2012, n. 1). 
Negli anni postconciliari, come reazione ad un diffuso sacramentalismo, i sacerdoti hanno cercato giustamente di dare la priorità all'evangelizzazione, anche dietro la spinta delle programmazioni pastorali decennali della CEI. Si è compreso in questo modo che l'annuncio della salvezza e la testimonianza della carità, la proposta dell’annuncio del Vangelo in una società in evoluzione, la dimensione missionaria di ogni parrocchia sono capisaldi di una rinnovata presenza rilevante della Chiesa nella storia. Ora è tempo di riscoprire l’importanza dei sacramenti, considerati come punto di arrivo e di compimento dell’intera pastorale.
Anche gli operatori della pastorale della salute, negli ultimi decenni, hanno compreso e vissuto la necessità del “sacramento della Presenza” della Chiesa nei luoghi e nei tempi di vita dell’uomo dei nostri giorni, per tessere con lui rapporti di ricerca dello spirito, di comprensione reciproca e di dialogo fecondo. Per questo si è sottolineato il contributo della relazione di aiuto col malato, i suoi familiari e gli operatori sanitari al processo terapeutico; ci si è convinti della necessità della formazione professionale, premessa necessaria per un'azione qualificata e fruttuosa; si è scoperta l'utilità degli organismi di comunione e di animazione nella programmazione di una pastorale più efficace, quali il consiglio pastorale e la cappellania ospedaliera. È maturo il tempo di riscoperta della ricchezza della presenza dei Sacramenti, come punto di arrivo di un articolato programma pastorale. Il rilancio della pastorale della salute “ha la sua espressione più significativa nella celebrazione sacramentale con e per gli ammalati, come fortezza nel dolore e nella debolezza, come speranza nella disperazione, come luogo d’incontro e di festa” (CfL, 54).

Il primo sacramento di guarigione: Penitenza e perdono
Nella seconda parte del messaggio Benedetto XVI volge lo sguardo al sacramento della Penitenza, che costituisce il nucleo centrale della predicazione di Gesù e della sua azione sanante verso i malati e i peccatori. Da una parte egli ha invitato alla conversione, dall’altra parte ha rivelato con parole e gesti il volto misericordioso del Padre.
Proprio nel tempo della fragilità il malato spesso prende maggiore coscienza della sua condizione spirituale: l’allontanamento da Dio, la perdita del senso del peccato, il bisogno di ritrovarsi come persona, la necessità di riscoprire i valori di riferimento della propria vita di un tempo. In una parola, scopre il bisogno di riconciliazione con Dio e con se stesso, con la propria famiglia, con la propria comunità cristiana, cioè sente prepotente il bisogno di una unità interiore ed esteriore. “Il momento della sofferenza, nel quale potrebbe sorgere la tentazione di abbandonarsi allo scoraggiamento e alla disperazione, può trasformarsi così in tempo di grazia per rientrare in se stessi e, come il figliol prodigo della parabola, ripensare alla propria vita, riconoscendone errori e fallimenti, sentire la nostalgia dell'abbraccio del Padre e ripercorrere il cammino verso la sua Casa. Egli, nel suo grande amore, sempre e comunque veglia sulla nostra esistenza e ci attende per offrire ad ogni figlio che torna da Lui, il dono della piena riconciliazione e della gioia” (Idem, n. 2).
La Giornata del malato può trasformarsi in un tempo favorevole dello Spirito, il kairòs. Alla comunità cristiana si aprono molte finestre di operatività: in primo luogo la sua iniziale preoccupazione sarà quella di fugare e chiarire molte ambiguità riguardanti il sacramento della Confessione, quali la convinzione che non ci sia bisogno più di confessarsi prima di ricevere la santa Comunione oppure l’affermazione frequente del malato di non aver bisogno di perdono, perché “non faccio niente di male”. Inoltre sarà necessario aiutare il superamento di una diffusa ignoranza religiosa mista ai vaghi ricordi del catechismo frequentato nell’età infantile; e prendere consapevolezza in molti casi dell’assenza completa di una vita di fede e di pratica religiosa in una comunità cristiana di riferimento. Perciò s’impone il recupero del senso del peccato e l’evangelizzazione del perdono divino in Cristo Gesù. Lo spazio di intervento catechetico ed evangelizzatore dell’operatore pastorale veramente è molto ampio.

Il secondo sacramento di guarigione: Olio dei malati
Il papa riserva la sua attenzione anche al sacramento dell’Unzione degli infermi e riflette: “tale Sacramento ci porta a contemplare il duplice mistero del Monte degli Ulivi, dove Gesù si è trovato drammaticamente davanti alla via indicatagli dal Padre, quella della Passione, del supremo atto di amore, e l'ha accolta…. Ma «l'Orto degli Ulivi è ... anche il luogo dal quale Egli è asceso al Padre, è quindi il luogo della Redenzione ... Questo duplice mistero del Monte degli Ulivi è anche sempre "attivo" nell'olio sacramentale della Chiesa ... segno della bontà di Dio che ci tocca» (Omelia, S. Messa del Crisma, 1 aprile 2010) (Idem, n. 3). Continua affermando che questo sacramento merita una maggiore considerazione sia nella riflessione teologica sia nell’azione pastorale verso i malati, invita a non considerare questo sacramento “un sacramento minore”, e aggiunge un’annotazione molto originale: “L'attenzione e la cura pastorale verso gli infermi, se da un lato è segno della tenerezza di Dio per chi è nella sofferenza, dall'altro arreca vantaggio spirituale anche ai sacerdoti e a tutta la comunità cristiana, nella consapevolezza che quanto è fatto al più piccolo, è fatto a Gesù stesso (cfr Mt 25,40)” (Idem, n. 3).
Il secondo sacramento di guarigione risente ancora di handicap storici di lunga data la cui proposta o ricezione diventa anche oggi una corsa ad ostacoli. Nonostante gli sforzi dei documenti conciliari, il nome di “estrema unzione” permane ancora nell’uso dei sacerdoti e dei cristiani sia praticanti o semplicemente battezzati. Perciò il primo compito che spetta alla comunità cristiana è quello di evangelizzare il quinto sacramento circa il nome, l’origine, i fondamenti, gli effetti: ciò può avvenire negli incontri personali, nei momenti celebrativi individuali, nelle celebrazioni comunitarie, soprattutto nella ricorrenza della GMM.
La catechesi di questo sacramento comprende anche la presentazione della struttura celebrativa nei suoi diversi momenti e soprattutto il suo effetto salvifico e sanante. L’Ufficio per la pastorale della salute dell'arcidiocesi di Bari – Bitonto, attraverso la sua Consulta, ne ha preparato uno che colloca il sacramento all'interno di una riflessione sui “fondamenti antropologico-biblici della escatologia” (prima parte), e ricorda il magistero della Chiesa  che vive nell'attesa che si compia la beata speranza (seconda parte), l'azione pastorale di “annunciare con forza il Vangelo della speranza” e l'illustrazione del rito sacramentale nel suo svolgimento (terza parte), per concludersi con l’elenco dei numerosi testimoni di santità della Chiesa locale (Cf. Arcidiocesi di Bari-Bitonto, Ufficio e Consulta per la Pastorale della Salute, Saremo simili a Lui. Pellegrini verso la casa del Padre. Speranza cristiana e unzione degli infermi, Presentazione di mons. Francesco Cacucci, Edizioni Centro Volontari della Sofferenza, Roma 2009, pp. 75).
Un altro importante compito della comunità cristiana ospedaliera è quello di sottolineare con chiarezza i destinatari del sacramento. Purtroppo per motivi equivoci, in alcune parrocchie o ospedali, per eliminare l’abbinamento di questo sacramento con la morte, si ricorre alle celebrazioni comunitarie, invitando “superficialmente” tutti i presenti a riceverlo oppure proponendolo a coloro che in certo qual modo avvertono una debolezza nel proprio spirito. Non sono rari i casi in cui si avvicinano alla ricezione del sacramento giovani ventenni in perfetta salute, o con malesseri passeggeri oppure sono gravati da altri problemi psicologici.

L’Eucaristia: farmaco di immortalità
Nel suo messaggio Benedetto XVI riserva un paragrafo all’Eucaristia: “Assieme a questi due Sacramenti, vorrei sottolineare anche l'importanza dell'Eucaristia. Ricevuta nel momento della malattia contribuisce, in maniera singolare, ad operare tale trasformazione, associando colui che si nutre del Corpo e del Sangue di Gesù all'offerta che Egli ha fatto di Se stesso al Padre per la salvezza di tutti. L'intera comunità ecclesiale, e le comunità parrocchiali in particolare, prestino attenzione nell'assicurare la possibilità di accostarsi con frequenza alla Comunione sacramentale a coloro che, per motivi di salute o di età, non possono recarsi nei luoghi di culto” (Idem, n. 4).
Nel contesto di riflessione sull’Eucaristia, il papa non dimentica il posto che riveste il Viatico nella cura pastorale dei malati: “L'Eucaristia, infatti, soprattutto come viatico è - secondo la definizione di sant'Ignazio d'Antiochia - «farmaco di immortalità, antidoto contro la morte» (Lettera agli Efesini, 20: PG 5, 661), sacramento del passaggio dalla morte alla vita, da questo mondo al Padre, che tutti attende nella Gerusalemme celeste” (Idem, n. 4). Negli ultimi decenni è stato alquanto dimenticato. E’ giunto il tempo che se ne riscopra tutta la valenza nella sua identità originale, nei suoi fondamenti biblico-teologici, nei suoi effetti: non possiamo privare di questo prezioso aiuto i fratelli che in viaggio per l’eternità hanno bisogno di un nutrimento che li accompagni all’incontro beatifico con Dio.

Altri sussidi preparati dall’Ufficio nazionale e dalla Consulta regionale
Per una celebrazione proficua della prossima Giornata del malato saranno offerti alle nostre parrocchie altri sussidi preparati dall’Ufficio nazionale per la pastorale della sanità, come si fa da tanti anni, con manifesto murale, locandine e pagellina con la preghiera del malato.
Una menzione particolare va fatta per il sussidio preparato dalla Consulta regionale pugliese per la pastorale della Sanità, che sarà offerto alle comunità cristiane del territorio, ed è arricchito anche dalla presentazione di mons. Mario Paciello, presidente della Commissione CEP per la carità e la salute. Esso raccoglie quattro contributi: il primo di don Filippo Urso offre una “lectio” dell’episodio evangelico della guarigione dei dieci lebbrosi, con l’aggiunta di elementi di attualizzazione per i nostri giorni; il secondo è strato scritto dalla nostra dottoressa Ornella Scaramuzzi con una riflessione esistenziale su “Salute e Salvezza – Ciò che è impossibile agli uomini è possibile a Dio”; il terzo è frutto di una riflessione teologica e pastorale sull’azione terapeutica dei sacramenti di guarigione offerta da don Francesco Coluccia; l’ultima è stata preparata da p. Leonardo Di Taranto che ha offerto suggestioni pratiche per la celebrazione della Giornata del malato nelle strutture sanitarie.
Le parole del papa alla conclusione del suo messaggio ci stimolino a vivere con gioia e creatività il prossimo appuntamento: “Desidero incoraggiare i malati e i sofferenti a trovare sempre un'ancora sicura nella fede, alimentata dall'ascolto della Parola di Dio, dalla preghiera personale e dai Sacramenti, mentre invito i Pastori ad essere sempre più disponibili alla loro celebrazione per gli infermi. Sull'esempio del Buon Pastore e come guide del gregge loro affidato, i sacerdoti siano pieni di gioia, premurosi verso i più deboli, i semplici, i peccatori, manifestando l'infinita misericordia di Dio con le parole rassicuranti della speranza (cfr S. Agostino, Lettera 95, 1: PL 33, 351-352)” (Idem, n. 5).
 

P. Leonardo Di Taranto
Direttore dell’Ufficio diocesano per la Pastorale della Salute

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