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“Quando ci accostiamo con tenerezza a coloro che hanno bisogno di cure…” L’appuntamento annuale della Giornata mondiale del malato

“Quando ci accostiamo con tenerezza a coloro che hanno bisogno di cure, portiamo la speranza e il sorriso di Dio nelle contraddizioni del mondo. Quando la dedizione generosa verso gli altri diventa stile delle nostre azioni, facciamo spazio al cuore di Cristo e ne siamo riscaldati, offrendo il nostro contributo all’avvento del Regno di Dio” (Messaggio del santo Padre Francesco per la Giornata mondiale del malato del 2014).

Puntualmente, da ormai 22 anni, la memoria della Beata Vergine Maria di Lourdes dell’11 febbraio propone la celebrazione della GMM. Il seme, gettato nel terreno delle comunità cristiane da Giovanni Paolo II il 13 maggio 1992, è cresciuto lentamente, come il granello di senape della parabola evangelica (cfr Mt 13,31-32) e sta diventando un albero con rami che si allargano sempre più, con frutti numerosi e saporiti. Il tema di riflessione della Giornata di quest’anno è “Fede e carità: ‘Anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli” (1Gv 3,16), che viene sviluppato e approfondito sia dell’intervento pontificio che dalla scheda teologico-pastorale, preparata dall’Ufficio CEI per la pastorale della salute.

“Dentro la nostra sofferenza c’è quella di Gesù”

Nel breve messaggio papa Francesco anzitutto ricorda un dato consolante: “dentro la nostra sofferenza c’è quella di Gesù”. L’esperienza quotidiana ce lo conferma: ciò che fa soffrire il malato non è solo l'infermità in sé o l’incertezza della guarigione e del futuro, ma la solitudine e il senso del soffrire. Perciò la Chiesa coltiva in sé la certezza della propria fede: Gesù sulla croce ha distrutto la solitudine della sofferenza e ne ha illuminato l’oscurità.

Di conseguenza i cristiani possono affermare che non siamo mai soli sul Calvario. Don Tonino Bello amava ripetere: “quando siamo sulla croce, all’altro lato di essa è inchiodato il nostro Fratello Gesù, che soffre con noi e molto più di noi”. Egli sussurra ad ogni sofferente: “Non ti preoccupare, io sono con te! Ho sconfitto definitivamente il peccato e la vacuità della morte. Io sono il Crocifisso Risorto, il Vivente per sempre”.

Il pontefice continua ricordando che “Il Figlio di Dio fatto uomo non ha tolto dall’esperienza umana la malattia e la sofferenza, ma assumendole in sé, le ha trasformate e ridimensionate”. E ne spiega anche il perché: ambedue non hanno più l’ultima parola e da negative possono trasformarsi in positive se vissute in unione a Cristo. Il cristiano, in forza del Battesimo e della Confermazione, ha la vocazione intrinseca a dare alla propria esistenza “la forma di Cristo” (“conformarsi”).

Il modello del suo cammino nell'esperienza dolorosa della vita è Maria di Nazaret, madre di Dio e madre nostra, che è stata attenta sia alla voce di Dio che ai bisogni e alle difficoltà dei suoi figli. Ogni discepolo di Cristo, ci ricorda san Giovanni, se sa “stare sotto la Croce con Maria, impara ad amare come Gesù” e la stessa Croce diventa il documento più certo dell’amore fedele di Dio per noi.

Tali riflessioni spirituali non costituiscono consolazioni a buon mercato per persone mai cresciute nello spirito, ma l’orizzonte esistenziale di un corteo immenso di credenti, uomini e donne, che nella sofferenza hanno trovato un senso e un significato alla loro parabola terrena.

“…anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli” (1Gv 3,16)

Nel percorso del decennio 2010-2020, voluto dai vescovi italiani e dedicato all’educazione, l’Ufficio nazionale per la pastorale della salute ha scelto di proporre per la Giornata del malato il tema “Educati dal Vangelo alla cultura del dono” e “sottolinea l’importanza di educare ad essa operatori pastorali e sanitari, personale ammalate e sofferenti, famiglie e tutta la comunità cristiana”. Ha preparato un sussidio specifico, dove vengono sviluppati quattro passaggi di riflessione:

1. La cultura del dono nelle circostanze odierne, resa problematica e difficile perché impera la cultura dell’egoismo, del “fai da te”, degli orizzonti molto limitati; per dirla in termini di papa Francesco, della “cultura dello scarto che contagia tutti” e perciò la vita umana e la persona non sono più sentite come valore primario da rispettare e tutelare, specie se è povera e disabile, se non serve ancora, come il nascituro, o non serve più come l’anziano.

2. Gli elementi costitutivi del dono sono: il “dare”, che “è la fondamentale forma temporale dell’agape”, l’unica sua misura storica e un dato essenziale di ogni vita sociale; la relazione personale e l’influenza reciproca che essa ha in ogni rapporto; la gratuità e la conseguente libertà con la capacità di uscire da sé ed incontrare il prossimo.

3. Alle sorgenti della carità: il dono “spiegato” da Gesù di Nazaret. Il sussidio sviluppa ampiamente la modalità vissute da Lui attraverso l’incarnazione, la missione di annuncio della Buona Notizia, la morte e la risurrezione del mistero pasquale, che costituiscono il punto culminante della cultura del dono e della sapienza cristiana.

4. La cultura del dono e la pastorale della salute: l’ultima parte del sussidio è riservato all’attualizzazione della tematica generale al settore specifico della pastorale sanitaria attraverso una serie di proposte concrete e ordinarie.

Gli altri sussidi

Le comunità cristiane avranno a loro disposizione anche gli altri sussidi, costituiti dal manifesto murale, dalla locandina e dalla cartolina (o immaginetta) con la preghiera: tutti riproducono in diverse dimensioni il Cristo crocifisso di Giotto, che si trova in Santa Maria Novella a Firenze. Gesù sulla croce ha pronunciato le ultime parole: “Tutto è compiuto!”, ha il capo reclinato e gli occhi chiusi. Però ciò che colpisce il credente è il fiotto di sangue che esce dal costato ferito e, come un fiume in piena, vuole inondare l’umanità intera.

I sentieri dei doni quotidiani

Concretamente, alla luce della tematica scelta per la XXII GMM, indichiamo ad ogni comunità quali possono essere i sentieri del dono da percorrere per l’intero anno:

- Il malato considerato come dono alla comunità e questa come dono al malato.

- La famiglia: supporto essenziale per chiunque è attraversato dalla sofferenza.

- La comunità parrocchiale, animata costantemente dal Consiglio pastorale.

- Il parroco mediante visite frequenti di amicizia, di solidarietà e con i sacramenti.

- I Ministri straordinari della Comunione per portare Gesù eucaristico a malati e anziani.

- Il gruppo della Carità per provvedere alle emergenze di aiuto per i malati.

 

P. Leonardo Nunzio Di Taranto

Direttore Ufficio Pastorale della Salute

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