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A Bari il Meeting del volontariato: la lotta alle povertà si fa con l’alleanza tra profit e no profit

1.300 volontari, di oltre 140 associazioni no profit, si ritroveranno fino al 16 settembre all’interno della Fiera del Levante di Bari sotto lo slogan “Fieri di esserci! Volontari per il cambiamento”. “Fin dalle sue origini l’evento si propone quale vetrina dell’associazionismo, per dare evidenza all’operato delle migliaia di uomini e donne che donano il proprio tempo ed energie alla comunità” spiega la presidentessa del Csv San Nicola, Rosa Franco

Unire le utilità del mondo profit con la ricchezza umana del volontariato. Ripensare la società a partire dal cuore per contrastare le povertà e la crisi economica. Sono questi gli obiettivi dell’XI edizione del Meeting del volontariato, il festival dedicato alle organizzazioni no profit di Bari e Bat organizzato dal Centro di Servizio al Volontariato San Nicola. 1.300 volontari, di oltre 140 associazioni no profit, si ritroveranno fino al 16 settembre all’interno della Fiera del Levante di Bari sotto lo slogan “Fieri di esserci! Volontari per il cambiamento”. “Fin dalle sue origini l’evento si propone quale vetrina dell’associazionismo, per dare evidenza all’operato delle migliaia di uomini e donne che donano il proprio tempo ed energie alla comunità” dice la presidentessa del Csv San Nicola, Rosa Franco. “Io sono convinta che le difficoltà economiche di questi anni traggono la loro origine da una profonda crisi morale. C’è una forte tendenza all’individualismo, cosa che papa Francesco rileva da anni ormai. Ecco perché la grande novità di questa edizione è la commistione tra il mondo del volontariato con quello profit”.

Dalla crisi morale a quella economica.“La povertà più grande è quella morale. E tutte le espressioni di povertà, quella economica, educativa, relazionale e culturale, si riconducono a quella morale”. È un effetto cascata quello che la Franco descrive. Per lei la grande recessione partita nel 2008 è stata determinata anche da uno sfrenato individualismo. È questa la più grande povertà del nostro tempo (che è anche il titolo del convegno di apertura del Meeting): “Tutto è collegato e tutto parte dalla crisi della persona – continua la presidentessa del Csv -. C’è individualismo, abbandono, bullismo, odio, risentimento.

Il nostro compito allora è quello di mettere al centro la persona.

E non perché ce lo dice la legge che istituisce i Csv ma perché ci crediamo davvero. Le scelte che facciamo sono orientate in questo senso. Questo significa che non eroghiamo solo servizi. Quello che facciamo è creare relazioni, accogliere i bisogni del volontario e interpretare le necessità del territorio”. Ed ecco il nesso con l’obiettivo che il Meeting del volontariato si pone quest’anno facendo incontrare due mondi apparentemente opposti. Profit e no profit devono incontrarsi, relazionarsi e contagiarsi: “Si può essere economicamente efficienti ma non avere un cuore, una umanità. Dall’altra parte, si può essere generosissimi ma non avere la capacità di essere economicamente sostenibili. Pensiamo allora come sarebbe unire umanità, dignità e profitto. I valori che sottendono l’opera del volontario potrebbero essere condivisi da chi fa profit, e viceversa. È una posizione umana non un fatto economico. E una vetrina come quella del Meeting può essere un’occasione, per le associazioni di volontariato, di intessere relazioni con il mondo profit”.

Testimoni del bene. Il profit allora diventa il mezzo e non più il fine. Perciò non tutto è perduto e nonostante ci sia profondamente una tendenza ad un egoismo smodato, non mancano veri “testimoni del bene” come li chiama Rosa Franco: “Li abbiamo nel mondo del volontariato, sia nelle associazioni di ispirazione laica che in quelle di ispirazione cattolica. E mi sento di dire che nelle associazioni che nascono all’interno della Chiesa c’è un ché di diverso. Loro hanno un quid in più che rende più motivata la loro azione. Ed è questa la speranza per il mondo. Qui al meeting racconteranno la loro esperienza, quella che pone all’interno della propria vita imprenditoriale il bene della persona”. Il rapporto tra bene espresso dal volontariato, attraverso solidarietà e gratuità, e imprenditoria è un’integrazione che tanti economisti stanno rivalutando quale elemento da cui partire per ricostruire le comunità:

“È nostro dovere fare rete, creare un sistema che risponda ai bisogni della gente, siamo noi a fare da collante tra le persone e le associazioni.

E non è facile, né dal punto di vista finanziario, né da quello umano. L’augurio – conclude la Franco – è che si possano porre le basi per la definizione di un nuovo paradigma socio-economico nei nostri territori, nel quale la morale entra nell’economia e l’economia offre modelli gestionali al volontariato. Ecco, da qui si può partire per un vero cambiamento nella lotta alle povertà”.

Andrea Dammacco

© www.agensir.it, giovedì 13 settembre 2018

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