Arcivescovo

S.E. Francesco

Cacucci

IN AGENDA

A quale età è giusto battezzarsi?

«Perché ci si battezza da neonati? Non potrei decidere io da grande?» I dubbi sul Battesimo e le risposte da dare ai piccoli (e non solo...)

Io sono stata battezzata da piccola. Avevo sei mesi e non ricordo nulla.

Beh, i tuoi te ne avranno parlato. E hai anche altri testimoni: i parenti e gli amici invitati in chiesa. Anche loro possono raccontarti qualcosa.

Sì, ma la mia compagna di catechismo è stata battezzata una settimana prima della Comunione. Siamo andati tutti alla sua festa e lei era molto felice. Se lo ricorderà per tutta la vita. Non sarebbe meglio battezzarsi da grandi?

Una premessa innanzitutto: ogni istante della vita può essere quello giusto per ricevere il Battesimo, dal primo all’ultimo giorno, perché il Signore ama sia quelli che giocano d’anticipo che i ritardatari cronici.

Quando è iniziato il cristianesimo, il Battesimo era roba da grandi. Gli adulti che per la prima volta sentivano la lieta notizia di Gesù decidevano di aderire alla nuova fede perché quelle parole li avevano segnati nel profondo e cambiati così tanto che era impossibile farne senza e chiedevano il Battesimo.

Con il passare dei secoli sono cambiate le consuetudini: nella nostra epoca si preferisce battezzare i neonati perché sono i genitori che si prendono l’impegno di educare i figli alla fede; anche loro, come i primi cristiani, hanno fatto l’esperienza che, dopo aver conosciuto Gesù, non si può più farne senza. Non riescono a immaginare per i propri figli una vita priva di Dio.

Ma in questi decenni stiamo assistendo a un cambio di tendenza. Alcuni genitori, pur essendo battezzati, non vogliono fare scelte per il proprio figlio. «Deciderà lui quando sarà grande», dicono.

Hanno ragione, no?

Io penso che così si perdano delle grandi opportunità. Ti faccio degli esempi. Un genitore vuole sempre il meglio per il proprio figlio. E si applica in prima persona perché il bambino impari tutto il bagaglio di cose necessarie per avere il meglio dalla vita. Perciò gli insegna a camminare, non aspetta di vedere se imparerà da solo. Gli insegna a parlare, non sta a capire se lui da solo deciderà di farlo. Gli insegna ad avere cura della persona, a comportarsi bene… lo manda a scuola e non solo perché lo prevede la legge, ma perché è consapevole che una buona educazione scolastica farà la differenza. Allora mi chiedo, se ci si applica così tanto per tutti questi aspetti, perché non si fa altrettanto con la fede? Forse perché si ritiene che il cristianesimo non sia abbastanza importante?

Una volta ho parlato con una persona che si è convertita da adulta e mi ha detto che io sono stata fortunata a crescere in una famiglia cristiana che mi ha sempre insegnato ad amare Dio, lei non avendo avuto questa fortuna si è persa tante belle cose.

Però nel giorno del battesimo io non ho potuto dire da me stessa che lo volevo fare!

Anche a me è capitato così. Certo, sono nata in una famiglia cristiana, sono stata educata ai principi cristiani. Ma a un certo punto mi è successo di aver capito che Dio esiste, esiste per me, ama anche me, insieme a tutti gli uomini. Vedrai che anche tu avrai quest’opportunità.

Dio non nasce una mattina, come un nuovo gusto nel banco frigo. E nemmeno la storia di amicizia tra l’uomo e Dio nasce per caso. È un incontro che lui ha preparato dall’inizio dei tempi e che i nostri genitori dovrebbero favorire.

Disegno di Giulio Peranzoni

Francesca Fabris

© www.famigliacristiana.it, giovedì 5 aprile 2018

Prossimi eventi