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«Attento: hai un rosario demoniaco»

Com'è possibile che nella stessa Chiesa coesistano il tentativo di Benedetto XVI per rendere «ragionevole» la fede e gli allarmismi sui rosari colorati?

«Attenti ai Rosari colorati di plastica»! Con una delle consuete catene di sant'Antonio via mail, mi giunge copia di questo curioso volantino. E non si tratta di una pubblicità ambientalista, interessata magari a limitare l'uso della plastica, né della propaganda di qualche sito anticlericale o ateo: è proprio di un avviso ultra-ortodosso, offerto alla porta di alcune chiese.

Qual è la materia dell'allarme? Secondo l'estensore, i comuni rosari di plastica sarebbero nientemeno che... strumenti demoniaci! Infatti agli estremi del crocifisso che pende al termine di ogni corona stanno «i simboli satanici dei 4 soli e in più dietro la figura di Gesù (non dietro la croce) vi è il serpente: sono dei rosari consacrati a satana». Non possiedo purtroppo l'oggetto per fare la controprova, ma continuando a leggere apprendo che anche i colori sarebbero subdolamente scelti: «In verde: serpente dietro il Cristo. In giallo: il sole degli illuminati, simbolo massonico. In arancione: pentagono ai quattro lati della croce». Come reagire a una minaccia tanto sottile? Il volantino non ha dubbi: «Portatelo a un esorcista che sa cosa fare»...

No, non è una puntata di «Misteri» e nemmeno il sequel casereccio del Codice da Vinci: il foglietto risulta diffuso anche da preti nei santuari mariani. E vien da chiedersi - in prima istanza - quale sia la differenza tra queste credenze e quelle negli ufo, ad esempio. Poi (seconda questione) che tipo di devozione mariana, ma ancor prima di fede, si diffonde con messaggi terroristici del genere. In terzo luogo com'è possibile che nella stessa Chiesa coesistano il tentativo di Benedetto XVI per rendere «ragionevole» la fede e gli allarmismi sui rosari colorati... Ma le domande potrebbero essere numerose altre.

Perché i «complottisti», ovvero gli irriducibili che non credono allo sbarco degli astronauti sulla Luna e pensano che l'11 settembre sia un bluff statunitense, non albergano soltanto nei siti internet del paranormale: li abbiamo pure in casa nostra! Anzi, la storia dimostra come in parecchie occasioni la disposizione a credere dei cattolici si sia trasformata in creduloneria, abilmente cavalcata da qualche iper-cattolico per «aumentare la fede»: vedasi ad esempio la storia antisemita e post-tridentina di san Simonino martire, minutamente svelata da uno storico non molti anni or sono.

Come esistono le «leggende metropolitane», si dovrebbe aprire un capitolo a parte per le «pie favolette» raccontate dagli apologeti: storie verosimili e «meravigliose» che vorrebbero convincerci con argomenti pseudo-soprannaturali della verità del cristianesimo. E invece rischiano di essere clamorosi autogol. A volte ci cascano persino teologi noti, ecclesiastici di primo piano.

Ho in mente per esempio il caso di padre Livio Fanzaga, che anni fa ha dedicato un intero libro a descrivere il fenomeno seguente: i luoghi delle apparizioni mariane degli ultimi due secoli disegnerebbero sull'Europa una grande «M», l'iniziale della Madonna, consacrando in un certo modo con la sua «firma» il vecchio continente alla Vergine «contro il male che ci minaccia». La teoria era illustrata addirittura in copertina, con una carta geografica su cui campeggiava una grande «M» sghimbescia, con tanto di doppio svolazzo.

Non occorrono gli esperti del Cicap (l'associazione molto «laica» che smaschera i trucchi del paranormale) per sospettare che si tratti di quella che un comico della mia generazione avrebbe definito «una tavanata pazzesca»: a parte il fatto che ogni proiezione geografica su piano deforma la realtà e basta cambiarne il tipo per rivoluzionare questo genere di conclusioni, c'è da chiedersi perché Maria avrebbe dovuto «firmare» soltanto l'Europa. Si contano centinaia di apparizioni, vere o presunte: sceglierne alcune da congiungere tra loro con un trattino, come in un gioco della Settimana enigmistica, è del tutto arbitrario e privo di senso: un gioco, appunto. Io, con la medesima fantasia con cui gli antichi riunivano le stelle in immaginifiche costellazioni, ho collegato gli stessi «puntini» scelti da padre Livio ed ho ottenuto un rozzo e blasfemo 666, ma anche il cavallino rampante della Ferrari. Vorrà dire qualcosa?

Roberto Beretta

© www.vinonuovo.it, 13 ottobre 2011

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