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«Chiesa non tema persecuzioni ma confidi nell'aiuto di Dio»

“La Chiesa non deve temere le persecuzioni che nella sua storia è costretta a subire, ma confidare sempre, come Gesù al Getsemani, nella presenza, nell’aiuto e nella forza di Dio, invocato nella preghiera”

Lo ha detto il Papa, che nell’udienza generale di oggi ha ripreso il ciclo di catechesi sulla preghiera, soffermandosi sulla cosiddetta “piccola Pentecoste”, “la più ampia preghiera che ritroviamo nel Nuovo Testamento” riportata da San Luca negli Atti degli Apostoli (At 4,31).

“Di fronte al pericolo, alla difficoltà, alla minaccia - ha affermato Benedetto XVI - la prima comunità cristiana non cerca di fare analisi su come reagire, su come difendersi, su quali misure adottare, ma davanti alla prova si mette a pregare”, attraverso “una preghiera unanime e concorde dell’intera comunità, che fronteggia una situazione di persecuzione a causa di Gesù”. “Di fronte alle persecuzioni subite a causa di Gesù”, ha spiegato il Papa, “la comunità non solo non si spaventa e non si divide, ma è profondamente unita nella preghiera, come una sola persona, per invocare il Signore. Questo è il primo prodigio che si realizza quando i credenti sono messi alla prova a causa della loro fede: l’unità si consolida, invece di essere compromessa, perché è sostenuta da una preghiera incrollabile”.

In questo “momento di prova”, ha spiegato il Papa, la prima comunità cristiana “non chiede l’incolumità della vita di fronte alla persecuzione, chiede solamente che le sia concesso ‘di proclamare con tutta franchezza’ la Parola di Dio”. “Ciò che è accaduto - ha osservato il Papa - viene letto alla luce di Cristo, che è la chiave per comprendere anche la persecuzione. L’opposizione verso Gesù, la sua Passione e Morte, vengono rilette come attuazione del progetto di Dio Padre per la salvezza del mondo”. Risiede in questo, secondo il Papa, “anche il senso dell’esperienza di persecuzione che la prima comunità cristiana sta vivendo”: essa, infatti, “non è una semplice associazione, ma una comunità che vive in Cristo”, e dunque “ciò che le accade fa parte del disegno di Dio”. “Come è successo a Gesù, anche i discepoli incontrano opposizione, incomprensione, persecuzione”, ha commentato il Papa: “Nella preghiera, la meditazione sulla Sacra Scrittura alla luce del mistero di Cristo aiuta a leggere la realtà presente all’interno della storia di salvezza che Dio attua nel mondo”. Proprio per questo “la richiesta che la prima comunità cristiana di Gerusalemme formula a Dio nella preghiera non è quella di essere difesa, di essere risparmiata dalla prova, di avere successo, ma solamente quella di poter proclamare con ‘parresia’, cioè con franchezza, con libertà, con coraggio, la Parola di Dio”.

© Avvenire, 18 aprile 2012

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