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«Il mio film su Maria tra amore e coraggio»

Festival del Cinema di Roma.Quando Guido Chiesa ha fatto leggere la sceneggiatura del suo film a un amico sacerdote, costui ha commentato: «Non credevo che dal Vangelo fosse ancora possibile tirar fuori un racconto nuovo». Perché, in fondo, Io sono con te (ultimo film italiano in concorso al Festival di Roma, dal 19 nei cinema) è appunto questo. Un "nuovo" racconto tratto dalle pagine evangeliche che vedono campeggiare la figura di Maria: dal concepimento di Gesù al discorso del Messia dodicenne, fra i saggi del Tempio.

Ora, tutto ciò che si discosta dall’assoluta perfezione  – non solo religiosa; ma anche semplicemente letteraria o poetica – delle Scritture, nel paragone rischia molto. E Chiesa (che si definisce «non credente, quando iniziai il film») rischia moltissimo. Perché segue le Scritture solo genericamente e, anzi, le "reinterpreta" sulle idee di Maeve Corbo, «un’amica – spiega – che mi ha insegnato ad amare Maria da un punto di vista insolito.

E cioè dalla riflessione che se Gesù è stato il grande uomo che è stato, ciò è dovuto anche all’educazione che sua madre gli impartì; al senso di ribellione contro le regole ebraiche che trattavano le donne da esseri inferiori. E, più in generale, alla compassione per gli altri che quelle stesse regole sembravano soffocare invece che esaltare». Un approccio, ammette lo stesso Chiesa, «comunque sempre rispettoso e mai contrario agli insegnamenti della dottrina cattolica». Anche se questo non è del tutto vero (s’immagina, ad esempio, che Maria non faccia circoncidere Gesù perché contraria alla violenza dell’atto; o che consideri le Scritture fallibili, «poiché scritte da uomini»), Io sono con te rimane un esperimento stimolante, degno d’interesse. Girato in Tunisia, «ovvero nei luoghi più simili alla Palestina di duemila anni fa», e recitato in dialetti arabi e in greco antico, «per preservare la spontaneità degli attori, tutti non professionisti» (ma al cinema saranno doppiati), il film indaga il ruolo che Maria ebbe nel piano della Salvezza.

«La nascita di nessun’altra religione è tanto dipesa da una donna. E poi, se Maria rompe le regole della tradizione ebraica, lo fa solo per amore, mai con violenza. Inoltre cerca di spiegarsi i comportamenti di Gesù, talvolta inesplicabili, riflettendo dentro di sé, contro ciò che di lui dicono gli altri. La sua figura di donna forte, coraggiosa, saggia e paziente è indispensabile alla formazione stessa del figlio». E la dimensione della Grazia? «La Grazia – dice Chiesa – è accettare con amore tutto quello Dio ci dona».

Giacomo Vallati
© Avvenire, 4 novembre 2010
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