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«Ancora oggi il mondo ha bisogno di pace»

Nel discorso per i 50 anni dell'enciclica Pacem in terris, papa Francesco ha riaffermato «il compito di tutti gli uomini di costruire la pace». Due le strade: «promuovere e praticare la giustizia» e «contribuire allo sviluppo umano integrale, secondo la logica della solidarietà».

"Nonostante siano caduti muri e barriere, il mondo continua ad avere bisogno di pace e il richiamo della Pacem in terris rimane fortemente attuale". Lo ha detto papa Francesco nel discorso commemorativo dei 50 anni dell'enciclica di Giovanni XXIII, che ha riaffermato "il compito di tutti gli uomini di costruire la pace, sull'esempio di Gesù Cristo, attraverso due strade: promuovere e praticare la giustizia, con verità e amore; contribuire, ognuno secondo le sue possibilità, allo sviluppo umano integrale, secondo la logica della solidarietà".

"Con la mano sulla coscienza, che ascoltino il grido angoscioso che da tutti i punti della terra, dai bambini innocenti agli anziani, dalle persone alle comunità, sale verso il cielo: Pace, pace!", ha ripetuto oggi Francesco citando il radiomessaggio di Papa Giovanni del 25 ottobre 1962. "I più anziani tra noi - ha sottolineato il 76enne Pontefice - ricordiamo bene l'epoca dell'Enciclica Pacem in Terris. Era l'apice della cosiddetta 'guerra freddà. Alla
fine del 1962 l'umanità si era trovata sull'orlo di un conflitto atomico mondiale, e il Papa elevò un drammatico e accorato appello di pace, rivolgendosi così a tutti coloro che avevano la responsabilità del potere". "Era - ha spiegato Bergoglio - un grido agli uomini, ma era anche una supplica rivolta al Cielo".

Secondo il Papa, "il dialogo che allora faticosamente iniziò tra i grandi blocchi contrapposti ha portato, durante il Pontificato di un altro Beato, Giovanni Paolo II, al superamento di quella fase e all'apertura di spazi di libertà e di dialogo". Dunque "i semi di pace gettati dal Beato Giovanni XXIII hanno portato frutti". Il documento infatti
ribadiva "l'origine divina dell'uomo, della società e dell'autorità stessa", con ciò impegnando "i singoli, le famiglie, i vari gruppi sociali e gli Stati a vivere rapporti di giustizia e di solidarietà".

© Avvenire, 3 ottobre 2013

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