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Assisi 2011: uniti, anche se diversi, nella preghiera per la pace

“O Signore, fa’ di me uno strumento della tua pace: dov’è odio che io porti l’amore, dov’è offesa che io porti il perdono, dov’è discordia che io porti l’unione, dov’è l’errore che io porti la verità…” (Preghiera di S. Francesco d’Assisi)

Relativismo? Sincretismo? Falso ecumenismo? New Age? Offesa alla verità?

Falso irenismo? Tolleranza sbagliata?

Questi ed altri interrogativi,  legittimi in chi cerca la verità (“Pellegrini della verità, pellegrini della pace” è il tema della giornata) sulla convocazione di preghiera universale per la pace proposta da Benedetto XVI ai rappresentanti di tutte le religioni e agli esponenti di altre tradizioni religiose per il 27 ottobre,  diventano per alcuni offesa alla nostra fede: l’invito alla preghiera comune diventa negatività e rifiuto.

Tornano le critiche, le lettere aperte di cattolici e non, i richiami alla prudenza: andare ad Assisi sarebbe un gesto audace e pericoloso, ritenuto più grave, perché ripete il gesto vissuto da Giovanni Paolo II venticinque anni fa. Sembra di risentire le troppe raccomandazioni rivolte dai genitori ai propri figli, non sempre dettate da serie motivazioni educative.

Il gesto di Giovanni Paolo II, ritenuto istintivo da qualcuno, è ora riflessivo e cauto nella riproposizione da parte di Benedetto XVI: sin dal 1° gennaio di quest'anno, all’Angelus, “per far memoria di un gesto storico”.  Ne spiegava il significato lo stesso Pontefice ai partecipanti delle diverse confessioni religiose (ebrei, indù, musulmani, buddisti, shintoisti, ecc.): “Nessuna intenzione di negoziare le convinzioni di fede, nessun relativismo, ma il convincimento che, se il mondo deve continuare e gli uomini e le donne vogliono sopravvivere, il mondo non può fare a meno della preghiera”.  Si rivolgevano tutti allo stesso “Altissimo”, invocandolo con mani diverse e pregando per la pace nel mondo: le porte del Paradiso misteriosamente si aprivano a tutti gli uomini di buona volontà.

Ad Assisi si è vista (e si è convinti che la si vedrà ancora) l’unità che proviene dal fatto che ogni uomo e ogni donna sono capaci di pregare, di sottomettersi cioè totalmente a Dio e di riconoscersi poveri davanti a Lui. Ritenendo la preghiera uno dei mezzi per realizzare nel mondo la pace, che è anche dono di Dio.

L’incontro di Assisi fa crescere anche in noi la consapevolezza della priorità della preghiera per accogliere e vivere la pace nei diversi contesti del vivere umano e la certezza che Dio illumina tutti gli uomini, pur nella contraddittorietà dei loro vissuti, nella ricerca della stessa.

Questo ed altro propone la preghiera di Assisi. Insieme si tenderà alla vera pace, che non deriva solo dalla giustizia umana ma è fondata su una giustizia superiore che a noi viene dal riconoscimento della validità salvifica delle differenti fedi religiose.

Come cristiani professiamo la nostra fede e ringraziamo Dio che ci ha donato la sua pace, ma non dimentichiamo che essa va costruita in ogni cuore: anche di fronte a questa responsabilità  ci pone il raduno dei leader di religioni diverse.

Sentiamoci “compagni di viaggio” di ogni uomo e di ogni donna, in dialogo ed in preghiera con tutte le religioni, perché  “Cristo sia conosciuto ed il mondo aiutato a crescere nella giustizia e nella pace”.

 

don Giacinto Ardito
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