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Bassetti: la pace nel Mediterraneo è necessaria all'Europa

Il cardinale presidente della Cei lancia l'appuntamento che porterà a Bari vescovi da Asia, Africa e Vecchio Continente

Il cardinale Gualtiero Bassetti sceglie la Puglia per lanciare l’Incontro di riflessione e di spiritualità per la pace nel Mediterraneo che si terrà nel novembre 2019 e che radunerà i vescovi provenienti da tre continenti: Europa, Asia e Africa. Un appuntamento promosso dalla Chiesa italiana che il presidente della Cei presenta nella terra che lo ospiterà. Perché l’evento si svolgerà a Bari. Il porporato ne parla in modo ampio nella “lectio magistralis” con cui inaugura l’anno accademico nella Facoltà Teologica della Puglia a Molfetta. Di fronte a lui ha i pastori delle diciannove diocesi della regione, docenti e studenti di un comprensorio che «per storia e collocazione geografica, è una frontiera che, per la testimonianza dei suoi santi, è abitata da una Chiesa profetica», sottolinea. E l’arcivescovo di Bari-Bitonto, Francesco Cacucci, nel suo saluto cita le parole Giovanni Paolo II ai vescovi pugliesi: «La vostra vocazione è il Mediterraneo e dovete volgere lo sguardo verso l’Africa».

Al centro dell’intervento di Bassetti proprio la “pace del Mediterraneo” e la missione della Chiesa che, afferma, «è mediterranea per diritto di nascita». Il mare «è il mezzo attraverso il quale il cristianesimo ha valicato i confini etnici, linguistici, culturali», sottolinea. E aggiunge: «Le Chiese da cui è partita la spinta missionaria verso tutto il mondo non possono rinunciare al respiro mediterraneo che le unisce perché questo nostro mare è uno snodo fondamentale per la testimonianza cristiana».

Da qui l’invito ai cristiani a prendere «maggior coscienza della loro mediterraneità, della loro appartenenza reciproca», ad affrontare «la chiamata al dialogo interreligioso», a praticare «l’ecumenismo della carità» lottando «insieme per la giustizia e la salvaguardia del creato», a valorizzare «l’ecumenismo dei martiri». E l’Incontro del prossimo anno è proprio un impegno della comunità ecclesiale a calarsi nelle sfide e nei drammi di «questo crocevia di popoli, di culture, di religioni» affacciati su un «mare bellissimo che è stato trasformato nel cimitero a cielo aperto dell’ennesima strage della contemporaneità», dice il presidente della Cei. E osserva: «I problemi che lo affliggono, compresa la tragedia delle migrazioni, si risolvono a partire dalla coscienza dei popoli rivieraschi di appartenere - pur in tutte le differenze - ad una medesima realtà mediterranea».

Ecco il richiamo. «Quando il Mediterraneo è usato per dividere, i poveri - a qualsiasi riva appartengano - finiscono per soffrirne. È un inganno demagogico e pericoloso far credere che la divisione offra garanzie: l’interdipendenza dei popoli non è una scelta ideologica “buonista”, è un dato di realtà che va gestito. Una scommessa che noi cristiani cogliamo per rimanere fedeli alla sequela di Gesù».

Bassetti indica il vocabolo “frontiera” come parola chiave per capire il Mediterraneo. Non intesa, però, come separazione, bensì come «punto di partenza», «spirito di frontiera» che consente «di andare oltre l’esistente, di cogliere le sfide». E cita Giorgio La Pira che ha ispirato l’appuntamento del prossimo novembre. Il “sindaco santo” di Firenze definiva il Mediterraneo un «grande lago di Tiberiade» e parlava della «casa comune europea», ricorda il presidente della Cei. «Credo che la presa di coscienza della comune responsabilità dei cristiani europei, dall’Atlantico agli Urali, nei confronti della pace, della giustizia e della riconciliazione fra i popoli sia una premessa necessaria per la stabilizzazione dell’area mediterranea e mediorientale».

Quindi un cenno all’Europa che non può essere «unita solo dalla moneta e dalle regole dei mercati». Pertanto c’è bisogno di «un’Europa solidale, libera, gelosa di tutelare la dignità della persona umana». E lo sprone: «Non c’è Europa senza Mediterrraneo e non c’è Mediterraneo senza Europa. Non ci potrà mai essere un’Europa stabilmente in pace, senza pace nel Mediterraneo».

Il cardinale esorta a mobilitarsi. Ma, sottolinea, «il cristianesimo si arresta nella comprensione del suo mistero quando si identifica con una sola civiltà, contrapposta ad un’altra. Ne deriva che il dialogo con le altre religioni non è riducibile a una pratica di buon vicinato, ma è dimensione fondamentale della vita della Chiesa». E tracciando un parallelo fra il Vaticano II e il magistero di Francesco rimarca: «Volgere le spalle ai poveri significa volgere le spalle a Cristo. L’umanità dei poveri e la divinità di Cristo si coniugano insieme. In gioco c’è la credibilità della testimonianza in Gesù risorto da parte del cristianesimo occidentale».

Giacomo Gambassi

© Avvenire, sabato 22 dicembre 2018

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