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Bitonto, anima e corpo per gli altri

Su impulso di don Ciccio Savino, rettore della Basilica, sono stati costruiti case di accoglienza, mensa per i poveri e hospice per malati terminali. Gestiti da una Fondazione Onlus

 

La fede senza le opere è morta. Accade così che fuori dal santuario la carità cristiana ogni giorno accompagni e sostienga emarginati, poveri, sofferenti. A Bitonto, in provincia di Bari, su impulso di don Ciccio Savino, rettore della Basilica dei santi medici Cosma e Damiano, sono sorti gli avamposti della solidarietà. Così un luogo di culto e di preghiera dove vengono venerati i due taumaturghi  (la storia dice che erano dei guaritori i quali non chiedevano alcun compenso in denaro) è diventato un importante polo socio-sanitario della Puglia. Sono tantissimi i fedeli, anche all’estero, dei "santi medici" e in loro onore ogni anno, la terza domenica di ottobre (quest'anno, il 21) si tiene una processione, la tradizionale “intorciata” che si snoda per le vie della città.

L’impegno costante e la grande tenacia che durano ormai da quasi un ventennio, da quando cioè nel 1993 venne istituita la Fondazione onlus per volontà di monsignor Mariano Magrassi, già arcivescovo della Diocesi Bari-Bitonto, hanno contribuito ad allargare i confini ideali del santuario, con l’obiettivo di renderlo sempre più "Clinica del corpo e dello spirito". «Seguendo i capisaldi del nostro statuto», sottolinea don Ciccio Savino, «abbiamo voluto organizzare la speranza attraverso tante iniziative di carità e di formazione cristiana e sociale per rispondere alle numerose esigenze del territorio. Un percorso difficile e tortuoso, ma allo stesso tempo esaltante che ci ha visto, e ci vede, quotidianamente al fianco di coloro che soffrono attraverso un autentico mosaico di strutture operative e di presìdi contrassegnati dalla solidarietà e dall’amore verso il prossimo».

La fede e la religiosità sono i cardini di un progetto a lungo respiro che ha conosciuto diverse fasi sotto il profilo organizzativo e realizzativo. Tra gli ulivi del santuario sono sorti la casa di accoglienza, la mensa per i poveri, l’associazione famiglie tossicodipendenti, l’ambulatorio, ma soprattutto due centri di rilevanza sociale e sanitaria, la Casa alloggio “Raggio di Sole” per i malati di Aids dove attualmente sono in cura 15 persone, e l’Hospice “Aurelio Marena” per i malati terminali, inaugurato nel luglio 2007, che con i suoi 30 posti letto è tra i più grandi d’Italia.

«Nonostante le tante difficoltà incontrate, ma con dedizione, umiltà e un lavoro incessante»,  dice don Ciccio, «siamo riusciti a portare a termine delle opere di grande significato. La Casa Raggio di Sole è stata una scelta coraggiosa per dare una risposta concreta di accoglienza a coloro che sperimentano il rifiuto sociale e che vivono il dramma dell’Aids come occasione di povertà e di emarginazione. L’Hospice centro di cure palliative globali è una struttura che si integra perfettamente con il domicilio e l’ospedale, dove è possibile dare dignità al malato, attraverso il conforto, l’assistenza, il sostegno morale e psicologico che coinvolge anche i parenti. E’ un donare se stessi agli altri come ci ha insegnato il Vangelo: è questo il caposaldo di tutte le nostre iniziative che sono rese possibili anche grazie all’impegno di tantissimi volontari».

La progettualità della Fondazione non si ferma qui. E’ in corso d’opera una struttura di prima accoglienza per coloro che non hanno una dimora, per quanti restano senza una casa, per gli ex carcerati. “Un tetto per tutti” avrà una decina di posti letto e sarà pronto nei primi mesi del 2013. “Anche in tempi di crisi - conclude don Ciccio Savino - abbiamo svolto un intenso studio di ricerca fino a trovare un altro spiraglio di luce per illuminare il nostro cammino di fede e dare ancora un seguito al nostro itinerario di solidarietà”.

Nicola Lavacca
 
© Famiglia Cristiana, 20 ottobre 2012
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