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Campagna "Uno di noi". Piacere, anche io ero un embrione

Il 12 maggio, le Parrocchie si mobilitano per raccogliele le firme a favore di "Uno di noi" la campagna europea a tutela della vita.

1. Ogni embrione diventa un bambino

 

Proteggere l'embrione umano significa proteggere la vita. Infatti naturale destino dell'embrione è diventare un bambino in carne e ossa. Per questo la petizione Uno di noi chiede che il Parlamento europeo garantisca la tutela giuridica della dignità, del diritto alla vita e dell'integrità di ogni essere umano fin dal concepimento.

E dunque anche dell'embrione umano. Per questo, l'Unione europea deve introdurre il divieto di finanziamento di attività che presuppongono la distruzione degli embrioni umani nella ricerca, nell'aiuto allo sviluppo e nella sanità pubblica. Dal punto di vista etico vuol dire non finanziare la clonazione umana, le attività di ricerca che modificano il patrimonio genetico degli esseri umani, le attività di ricerca che creano gli embrioni umani ai fini di ricerca o che portino unicamente alla loro distruzione.

La raccolta firme ha preso il via nelle scorse settimane e vede una mobilitazione straordinaria in tutte le parrocchie italiane domenica 12 maggio.

L'obiettivo a livello europeo è quello di arrivare a un milione di firme entro novembre. Duecento sessantamila, di cui una buona fetta dall'Italia, quelle già raccolte. Al traguardo del milione ci sarà la convalida da parte di Bruxelles e l'invito a sostenere le posizioni della petizione davanti al Parlamento e alla Commissione.

Per chi non riuscisse a firmare ai banchetti di raccolta c'é la possibilità di farlo via internet cliccando qui (https://ec.europa.eu/citizens-initiative/ECI-2012-000005/public/index.do?lang=it) direttamente sul sito dell'Unione europea. Oppure chiamando il call center dedicato 06.68808002.

L'embrione, dunque, è uno di noi: anche questa iniziativa rientra nell'ambito dell'anno europeo della cittadinanza, con l'obiettivo di renderli maggiormente consapevoli della loro appartenenza a una comunità di valori. Nel 2009 con l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona è stata introdotta la possibilità per i cittadini di fare delle iniziative che li rendano maggiormente partecipi alla vita democratica dell'Unione.

Il sito internet dove trovare dei contenuti della campagna è questo qui (http://www.oneofus.eu/it/)


Francesca Lozito

2. Perché firmare il 12 maggio

 

È da sempre che l’onorevole Carlo Casini si batte per la vita. Fondatore nel 1975 e attualmente presidente del Movimento per la vita, nonché eurodeputato, è ancora in prima linea a favore di un’iniziativa che chiede all’Unione europea di bloccare quei fondi, fiumi di soldi, che vanno alle sperimentazioni sugli embrioni umani. L’embrione, è bene ricordarlo, non è un semplice insieme di cellule ma una vita vera e propria, diventerà un bambino, un ragazzo e poi un uomo. Insomma è “uno di noi”. È bene ricordarlo anche pensando al tema dell’aborto.

«Troppe volte, nella decisione di abortire», spiega Casini, «c’è la solitudine di una donna angosciata che arriva a convincersi che l’embrione che porta in grembo non è un bambino ma un tessuto».

Uno di noi (in inglese One of Us), è il nome della petizione popolare che per avere validità ha bisogno di almeno un milione di firme. La scadenza per la raccolta è il 1° novembre. In tutta Europa è grande la mobilitazione e in Italia una forte spinta verrà data il 12 maggio, quando nelle parrocchie si inviteranno i fedeli ad aderire e firmare.

– Come mai è stata scelta questa data?


«Il 12 maggio è una giornata significativa. È la festa della mamma. Madre vuol dire figlio, vuol dire genio femminile, capacità di accoglienza, attenzione particolare ai più piccoli e deboli. Esistono l’eroismo, il dono, la tenerezza delle madri. Figlio, inoltre, vuol dire essere umano, bambino. Vuol dire, appunto, “uno di noi”».

– Perché è importante coinvolgere anche le parrocchie?

«Credo che riconoscere l’eguaglianza di tutti gli esseri umani sia un obiettivo non solo religioso, ma anche laico. I diritti dell’uomo non sono stati proclamati in Vaticano o da sacerdoti, ma nei palazzi politici più importanti e da tutti i popoli della terra. Ma la Chiesa non si deve, certo, vergognare di difendere la vita stessa dell’uomo. Significa accettare l’invito di Gesù: “Qualunque cosa avete fatto al più piccolo di questi miei fratelli, l’avete fatto a me”. Per questo il segretario generale della Cei ha invitato tutti i parroci d’Italia a favorire lo svolgersi della iniziativa».

– Ora è importante unire le forze...

«Non sono poche le parrocchie già da tempo impegnate per questa iniziativa e la richiesta di adesione continuerà fino al termine finale, il 1° novembre 2013. Ma, come sappiamo, l’unione fa la forza e occorre fare un po’ di rumore per superare quella censura che l’informazione cosiddetta “laica” è solita stendere attorno agli eventi che promuovono la vita umana. Una vasta raccolta di firme dovrebbe determinare la moltiplicazione delle energie e vincere il silenzio. Il 12 maggio l’invito a firmare in tutte le parrocchie d’Italia è un gesto di servizio all’uomo, alla famiglia, all’unità dei credenti e dei non credenti, all’Europa».


Orsola Vetri

 

3. Il giurista D'Agostino: "Contro una legislazione subdola"

 

Francesco D’Agostino, professore di Filosofia del diritto all’Università Tor Vergata di Roma, ha aderito alla campagna Uno di noi in qualità di Presidente dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani (UGCI).  

- Che cosa l’ha spinta ad aderire alla campagna?
«Una doppia ragione. Prima di tutto, la volontà di ribadire che la vita è il principio di ogni altro principio. Un giurista cattolico non può non condividere quest’idea, poiché la difesa della vita in ogni sua fase è uno dei principi costitutivi del diritto naturale. In secondo luogo, è interessante lo strumento, di alto valore democratico, scelto dai promotori della campagna. Forse per la prima volta nell’Unione Europea, si fa ricorso alla possibilità introdotta il 1 aprile 2012, che incoraggia l’iniziativa dal basso dei cittadini. Se saranno raccolte un milione di firme in almeno sette Stati, il Parlamento e il Consiglio dei Ministri europei saranno chiamati ad esprimersi nel merito dell’appello “Uno di noi”. In tal caso, potremmo verificare se, in una logica di convergenza di valori europei, esistono dei valori bioetici e morali condivisi sulla difesa della vita». 

- Qual è il legame tra la sua adesione e la professione di giurista?
«Il voler contrastare la diffusione di una legislazione subdola. Negli Stati europei, si stanno moltiplicando normative che costituiscono un attentato alla vita umana. Si minaccia la vita non in maniera frontale, come avviene con la pena di morte, ma in modo indiretto. È il caso recentissimo dell’introduzione in Germania della possibilità di diagnosi prenatale e preimpiantatoria degli embrioni. In via teorica, è uno strumento di conoscenza, mentre nella pratica ne consegue la distruzione degli embrioni. Oppure, è il caso delle normative sul divieto di accanimento terapeutico: un principio legittimo, condiviso da tutti i giuristi e formulato addirittura da Pio XII, si sta trasformando nell’abbandono terapeutico e in forme di eutanasia passiva».  

- Da un punto di vista giuridico, quali sono le posizioni in campo?
«La nostra è monistica, unitaria, cioè vede la vita umana portatrice di dignità assoluta dal concepimento alla morte naturale. Non è un caso di fanatismo assoluto: tornando al divieto di accanimento terapeutico, concordiamo che la vita all’ultimo stadio possa spegnersi senza virulenze tecnologiche da parte dei medici. Pensiamo si debba rispettare la vita come valore intrinseco e, al contempo, indicare alla medicina le modalità più adeguate dal punto di vista bioetico. La posizione opposta, invece, è dualistica per due motivi. Da un lato, divide radicalmente la vita tra pre e post parto, con la prima considerata molto meno degna di tutela. Dall’altro, distingue tra vita malata e sana, arrivando a considerare le malattie senza speranza di guarigione talmente invalidanti da togliere dignità alla vita del malato. Da qui, l’apertura all’eutanasia».  

- È una battaglia in difesa dei più deboli?
«Sì, ci sono situazioni di gravissima fragilità, come la vita prenatale e la vita malata, che sono affrontate in maniera cinica, cioè la stessa debolezza di queste vite ne dimostrerebbe la carente dignità. La marginalizzazione dei deboli, che nessuno proclama apertamente ma è fortemente operante, è un rischio mortale per la civiltà occidentale. Ad esempio, accanto al maggior rispetto dei diritti dei disabili, ovviamente positivo, si fa strada l’idea che meno bambini handicappati nasceranno, più si progredirà verso una presunta civilizzazione. Dobbiamo tornare a riflettere sulla fragilità intrinseca di tutte le vite umane, anche di chi è sanissimo. Nell’assoluta fragilità dell’embrione, possiamo vedere la “biografia” dell’uomo, segnata dalla debolezza, dalla precarietà e dalla mortalità: difendere questa fragilità e i più deboli tra i deboli è il modo più semplice per combattere la violenza».

 

Stefano Pasta

 

4. Il medico Gandolfini: "non si uccide una persona per fare ricerca scientifica"

 

Massimo Gandolfini è stato appena nominato ambasciatore della Campagna Uno di noi. Ha un ricco curriculum dal punto di vista scientifico e accademico (Direttore del Dipartimento di Neuroscienza dell’Ospedale Poliambulanza di Brescia, Professore di Neurologia e Neurochirurgia all’Università Cattolica, perito della Consulta Medica della Congregazione per le cause dei Santi in Vaticano), ma soprattutto è il Vicepresidente nazionale di “Scienza & Vita” e Presidente lombardo dell’Associazione Medici Cattolici Italiani. Da quando è partita la campagna, Gandolfini è già intervenuto in nove convegni sul tema e racconta di aver incontrato “grande interesse e partecipazione”. 

- Perché la sua adesione alla campagna?

«Per affermare il valore della vita umana e la dignità dell’uomo per il solo fatto di essere umano, indipendentemente dalla capacità di svolgere delle funzioni. “Uno di noi” non è necessariamente una campagna cattolica, ma un’iniziativa di civiltà democratica in cui tutti possono riconoscersi. Ci ispira la Carta dei diritti fondamentali del cittadino europeo e il principio di eguaglianza: vogliamo tutelare il più indifeso degli esseri umani, il bimbo concepito non ancora nato».  

- Cosa chiede la campagna?

«Il riconoscimento in via di principio della dignità della vita e della sua tutela. In pratica, implementare gli articoli 1 e 2 della Carta dei diritti fondamentali dell’Ue aggiungendo la dizione “tutela della vita del concepito non ancora nato”, al fine di rendere l’embrione titolare di diritti».  

- Quali sono le posizioni in campo?

«Da un lato, una posizione laica e pragmatica che vuole utilizzare le cellule staminali embrionali per la ricerca. Va sottolineato che allo stato attuale queste cellule sono inutilizzabili per curare malattie; inoltre, sono oncogene, cioè sviluppano facilmente tumori. Dall’altro, la posizione di Scienza & Vita: siamo contrari a distruggere l’embrione per produrre cellule staminali embrionali. Perché uccidere “uno di noi”? Proponiamo invece di favorire la ricerca sulle cellule staminali adulte (ad esempio, ricavate dal cordone ombelicale), che già oggi permettono di curare molte malattie. Insomma, implementiamo la ricerca di ciò che siamo in grado di fare, senza distruggere embrioni umani nel sogno di fare qualcosa di futuribile!».

- Qual è il legame tra la sua adesione alla campagna e la sua professione medica?

«Ho aderito proprio in quanto medico. Da un punto di vista scientifico, la vita inizia dalla prima cellula, che si chiama zigote, e quindi l’embrione è a tutti gli effetti una persona umana. Non esiste in medicina il principio che si possa uccidere una persona per farne materia di ricerca scientifica. Il nostro codice deontologico individua il dovere del medico nella tutela della salute, nella cura della malattia e nel lenimento del dolore».

- Secondo quali basi scientifiche l’embrione è “uno di noi”?

«Già nello zigote (embrione unicellulare) è perfettamente inscritto l’intero patrimonio genetico dal quale si svilupperà il nostro corpo e che ci accompagnerà per tutta la vita».  

- “Uno di noi” è una campagna europea. Qual è la situazione in Italia e in Europa?

«In Italia, la Legge 40 ha vietato tanto l’utilizzo quanto la produzione di embrioni a scopo di ricerca. In Inghilterra, Olanda, Belgio e nei Paesi Scandinavi, non solo gli embrioni sono utilizzati per la ricerca, ma addirittura possono essere prodotti solamente con questa finalità. In Francia e Germania, invece, si possono utilizzare per la ricerca solo quelli crioconservati, cioè congelati in azoto liquido».

Stefano Pasta

 

5. Il fermento dell'Europa

 

La strada è in salita ma la missione non è impossibile. C'é tempo fino a novembre per firmare la petizione popolare Uno di noi. E lo sguardo è proiettato su tutta l'Europa, anche se la campagna è partita nei vari Paesi con tempi e modi diversi. L'Italia, assieme alla Polonia sono le “trascinatrici”, Paesi come la Germania sono partite più o meno ora

Intanto i numeri ci dicono che c'é una crescita esponenziale nella raccolta firme, segno che l'interesse piano piano si diffonde, anche attraverso i social media come twitter e facebook, che danno la possibilità di raggiungere, velocemente, anche gli altri Paesi: secondo l'ultimo aggiornamento del Comitato organizzatore sono state superate proprio in questi giorni le 300 mila firme pervenute, da parte dei 27 paesi dell'Unione.

Il web infatti fa la parte del leone
nella raccolta ed a trainare la raccolta sono quattro Paesi: Polonia, Ungheria, Slovacchia e Italia. Qui il numero minimo di firme minimo necessario perché la campagna abbia seguito si è già superato. Bisogna però che almeno altri tre Paesi raggiungano questo risultato per rimanere in linea con quello che chiedono le normative.

In Italia sono 24.819 le firme già raccolte via web, sessantamila quelle con il cartaceo. Dopo questo fine settimana saranno sicuramente di più, data la proporzione della mobilitazione.

Intantol'Europa è in grande fermento: ci sono Paesi che hanno avviato il Comitato fin da subito come la Polonia e hanno dichiarato, con la costituzione di un comitato nazionale, di voler subito aderire in modo massiccio alla campagna di difesa della vita umana, ponendo anche l'accento ulteriore su una attività di contrasto dell'aborto.

In Germania il comitato ha realizzato uno spot su youtube in cui spiega in modo molto chiaro la questione dei diritti dell'embrione e mette una forte enfasi sul senso “europeo” di questa campagna. Inoltre, in una pagina esplicativa di wikipedia viene spiegata in modo chiaro l'iniziativa popolare.

Bella anche, attraverso i social media, l'interazione tra Paesi: nella pagina facebook di Uno di noi Italia si scambiano commenti e informazioni in merito alla campagna, la raccolta firme e i moduli “militanti per la vita” di tutta Europa.


Francesca Lozito

 

6. La storia di Maria

 

Diciassette anni e una vita in grembo. È capitato a Maria, giovane ragazza sudamericana che vive a Milano. Fa l’ultimo anno di scuola superiore quando rimane incinta. Vuole abortire. Una famiglia coi disagi simili a quelli di tante altre: il padre non c’è, la madre deve provvedere a tutte e due. Che fare?

Maria è determinata, questo bambino non lo vuole. Fa le pratiche per poter avviare, da minorenne, il percorso dell’interruzione della gravidanza. Antonio, il suo fidanzato, invece, questo figlio lo vorrebbe.

Così difendere la vita, quella vita piccolissima che sta nascendo, dall’embrione in poi, quell’ "uno di noi" della campagna europea, vuol dire passare anche da storie simili. Che hanno un lieto fine.

Perché in queste storie si incontrano sempre quelle persone che si mettono accanto a chi è lacerato dai dubbi. E con discrezione fanno loro comprendere che non c’è una sola strada, non si può vedere solo quella della morte.
Un’insegnante spiega a Maria la possibilità di ottenere il sostegno da parte del Centro aiuto alla vita. La giovane viene messa in contatto con il Cav ambrosiano. Da qui viene indirizzata al percorso giovani mamme. Un progetto attivo da due anni : finanziato dalla Fondazione Cariplo, si propone di dare non solo aiuto medico, ma anche psicologico e sociale.

«Vengono creati percorsi individuali con l’assistente sociale e l’educatore per trattare le delicate situazioni di relazioni con il contesto e la famiglia di origine» spiega Maura Bartolo, assistente sociale del Cav Ambrosiano.

Così Maria finisce il percorso e rimane ferma nella sua intenzione di abortire.
Ma nel momento in cui ottiene dal tribunale il via libera si ferma. Ora Maria e Antonio sono padre e madre di una bambina. Con il sostegno dei loro genitori stanno piano piano creando la loro famiglia e trovando la propria strada. Convinti che accogliere una vita che nasce è sempre la scelta da fare.


Francesca Lozito

 

7. Come si firma per "Uno di noi"

 

Possono aderire i cittadini europei di età superiore a 18 anni.

Come documento di identificazione in Italia si può indicare solo la carta di identità o il passaporto.

L’uso di un diverso documento (ad esempio la patente) determinerebbe la nullità della adesione e un danno per l’iniziativa.

Si può aderire una sola volta. Firmare più volte sia su carta, sia per internet porterebbe lo stesso danno sopra indicato.

Oltre alla raccolta firme di domenica 12 maggio si può aderire in altri e vari modi:

Via Internet, entrando nel sito www.oneofus.eu (o direttamente nel sito della Commissione europea alla pagina https://ec.europa.eu/citizens-initiative/ECI-2012-000005/public/index.do?lang=it).
Si può scegliere la lingua e compilare i campi proposti.

Su carta. Il sito internet del comitato italiano (www.mpv.org) riporta la scheda utilizzabile che può essere scaricata, stampata e fotocopiata.
Ogni modulo riporta lo spazio per 10 adesioni. Deve essere inviato a Movimento per la Vita (Lungo Tevere dei Vallati 2, 00186 Roma)

Compilando il modulo presente all'interno del n. 18 di Famiglia Cristiana e inviandolo a Movimento per la Vita (Lungo Tevere dei Vallati 2, 00186 Roma) o consegnandolo in Parrocchia domenica 12 maggio

Naturalmente è valida anche l’iniziativa del singolo e possono essere inviate agli organizzatori schede con poche adesioni.

L’importante, però è che nessuna firma vada perduta
. Perciò è preferibile firmare negli appositi luoghi fissati dagli organizzatori e sulle schede da questi distribuite. Singole associazioni e parrocchie possono organizzare il servizio. Il Movimento per la vita realizzerà presso le proprie sedi periferiche dei punti stabili di raccolta.

In ogni caso le schede con le firme devono essere inviate il più celermente possibile al Comitato organizzativo italiano (Lungo Tevere dei Vallati 2, 00186 Roma) all’attenzione del responsabile della privacy.

Non è necessario l’autenticazione da parte di un pubblico ufficiale, ma è indispensabile che le schede siano redatte in modo chiaro e leggibile. Vi sarà un controllo finale a campione e perciò è necessaria la chiarezza della scrittura.

Il tempo disponibile per la raccolta delle adesioni scade il 1° novembre 2013. C’è, dunque, abbastanza tempo per realizzare una grande mobilitazione.

Ma è indispensabile che dall’Italia arrivio un esempio incoraggiante agli altri Paesi. Perciò nella prospettiva di non contentarsi del solo milione di adesioni richiesto dalla normativa, dobbiamo tentare di aottenere un milione di firme entro il prossimo maggio per poter annunciare che ce l’abbiamo fatta, ma che continueremo per rendere veramente forte la voce dei popoli e per partecipare all’anno della cittadinanza europea, tale è il 2013,  onnotandolo con l’espressione di una coscienza europea fondata sul riconoscimento della dignità umana, sempre.

 

Dossier a cura di Orsola Vetri

© Famiglia Cristiana, 10 maggio 2013