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Cinquemila volontari, Milano cerca impegno

Incontro mondiale delle famiglie. Cinquemila persone. È il numero di dipendenti che serve a far funzionare una grande azienda (informatica, ospedaliera, siderurgica), sono gli abitanti su cui contano oltre il 70% dei comuni italiani

Da oggi, e fino a maggio dell’anno prossimo, è anche la squadra “da record” che serve a Milano per ospitare le famiglie di tutto il mondo. E per accogliere il Papa. Per l’Incontro mondiale di giugno, la città avrà bisogno di braccia, di gambe e di teste. Prime e seconde serviranno alla logistica dell’incontro: un milione di persone (questa la cifra prevista) che si muovono in una metropoli per tre giorni richiedono strutture di accoglienza, punti di informazione, un sistema di trasporti potenziato. Oltre a tutta l’umiltà possibile per prepararsi ai lavori manuali più disparati: la sistemazione e lo spostamento di transenne, la distribuzione di materiale informativo, la gestione di file e movimenti.

E poi, certo, serviranno anche le “teste”: «Stiamo costituendo un team di persone che si occuperanno di gestire i volontari – spiega Gabriele Alberti, responsabile dei volontari per l’Imf –, e di queste persone abbiamo bisogno sin d’ora». Già, perché negli uffici ospitati al 27esimo piano del Pirellone, la Fondazione Milano Famiglie è già al lavoro per organizzare l’evento. Si stanno preparando i plichi con tutte le informazioni e le direttiva da distribuire alle parrocchie, si stanno individuando i punti in cui i volontari provenienti da altre regioni – circa 500 – potranno “accomodarsi” (saranno delle aree allestite con brande, come ad esempio delle caserme o degli edifici pubblici sgombri).

Il periodo di volontariato potrà variare: «Abbiamo individuato tre possibili forme di contributo – continua Alberti –: una lunga, per cui le persone, in età compresa tra i 18 e i 70 anni, potranno candidarsi fin d’ora e cominciare già dalle prossime settimane a impegnarsi per la preparazione dell’evento. Una media, con una presenza richiesta a partire da maggio. Infine, una breve, prevista per la settimana dell’Incontro, anche se con un’intensità più alta: 6, anche 8 ore al giorno». Volontari cercasi, dunque, e non per un impegno da poco. Anche la selezione, infatti, sarà esigente: ai candidati verrà chiesto di dimostrarsi in sintonia con lo spirito dell’evento e di essere “accompagnati” da una lettera di presentazione del loro parroco di riferimento. Perché se è vero che di manualità ci sarà bisogno, vero è anche che i volontari saranno il punto di riferimento per tutte le persone che arriveranno a Milano anche per gli appuntamenti, gli incontri e il senso delle giornate.

Altra forma di volontariato richiesta, quella delle famiglie. Proprio perché in città ne arriveranno tantissime da tutto il mondo – con figli, anziani e forse disabili a carico – la Fondazione sta cercando anche nuclei disposti ad aprire la porta di casa, e a stringersi per ospitarli. La selezione stavolta sarà effettuata nelle singole parrocchie: «Questo tipo di ospitalità è una novità rispetto, per esempio, a quanto avvenuto a Valencia – continua Alberti –. Là le famiglie furono sistemate nell’area della fiera. Noi contiamo sulla disponibilità delle famiglie milanesi e lombarde».


Viviana Daloiso
 
© Avvenire, 30 settembre 2011
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