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Come avevamo udito, così abbiamo visto

La tradizione dei nostri rotoli liturgici dell’Exultet e del Benedizionale sono memoria e profezia per l’intera Chiesa barese. Il segno del Candelabro pasquale si ricollega ad essi perché il canto nuovo non si affievolisca all’interno della Chiesa.

La festa della Presentazione di Gesù al Tempio, in questo nuovo anno liturgico particolarmente dedicato alla riscoperta e alla professione della Fede, sarà l’occasione per accogliere il dono che Padre Arcivescovo farà alla nostra Chiesa locale, come memoria grata del suo XXV anniversario episcopale: il Candelabro pasquale. L’opera, affidata alla maestria dell’artista veronese Albano Poli, sarà collocata presso l’ambone della chiesa cattedrale.

Cosa vedremo “nella città del nostro Dio”? Sarà questo l’interrogativo che ci accompagnerà per riscoprire la verità dei segni della Fede a noi trasmessi. Una colonna marmorea per custodire il simbolo pasquale del Cristo Signore: il Cero Pasquale. Il candelabro inviterà noi, iniziati alla Fede, a non perdere di vista il cammino della storia di salvezza e la racconterà a quanti vorranno accostarsi ad Essa, affascinati dalla testimonianza nostra e dei nostri padri. Scene da Adamo, Noè, Mosè sino al mistero dell’incarnazione e passione-morte-resurrezione di Cristo, come nel canto del Preconio pasquale, costituiranno delle vere e proprie miniature preziose, perché l’immagine ci conduca al Mistero di Dio. Alla base della colonna saranno raffigurati due Profeti dell’Antico testamento, i quattro Evangelisti e due Vescovi santi venerati nella nostra Chiesa locale (Nicola e Sabino), segno della storia dell’umanità in cui s’innesta la storia di salvezza di Dio, dalla quale la prima riceve origine e redenzione. 

Certamente la tradizione dei nostri rotoli liturgici dell’Exultet e del Benedizionale sono memoria e profezia per l’intera Chiesa barese. Il segno del Candelabro pasquale si ricollega ad essi perché il canto nuovo non si affievolisca all’interno della Chiesa. La Veglia pasquale diviene così paradigma di Fede da riscoprire come itinerario mistagogico. L’icona del Candelabro si inserirà all’interno delle altre icone pasquali della nostra chiesa madre: ambone, battistero, altare. C’è un’espressione di Germano di Costantinopoli che ricorda la verità dell’ambone: “l’angelo ne rotolò la pietra e stava lì, poi, ad annunciare la risurrezione alle donne mirofore”. L’annuncio della Parola è sempre annuncio della resurrezione del Cristo. Ritroviamo la frase scritta sulla loggia del nostro Ambone: “Vis Evangeli Demones Fugat Atria Celi Pandet Virtutes Confert Reparatque Salutem” (La potenza del Vangelo scaccia i diavoli. Spalanca gli Atri del Cielo. Arricchisce di virtù e dona la salvezza). Così il Battistero diviene icona del grembo della Chiesa sposa e della tomba del Cristo sposo. L’antica area battesimale della nostra chiesa cattedrale (l’attuale Trulla) non può essere letta in modo separato dall’area dell’ambone. Anche l’altare, con la struttura del ciborio, è simbolo del Cristo e dello Spirito. Germano di Costantinopoli afferma che il ciborio è la presenza della gloria di Dio sull’altare. Sui gradini di salita all’altare della nostra cattedrale c’è il richiamo ad una verità: “Si Cupis Ergo Pater Eterna Vincere Mortem Post Hunc Conscendas Qui Celi Dat Tibi Sortem” (Se dunque brami o padre sconfiggere la morte eterna sali alla mensa appresso a lui che ti dona la medesima sorte celeste).

Il Mistero Pasquale è sì la vita della Chiesa.

A nostro Padre Arcivescovo la gratitudine della Chiesa di Bari-Bitonto, perché con il dono prezioso del Candelabro pasquale non solo accresce la bellezza della chiesa cattedrale, ma da padre continua a custodire e a trasmettere ai figli la bellezza della Fede nel Cristo nostro Signore e Redentore.

 

Sac. Michele Bellino

Direttore del Museo Diocesano