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Comitato bioetica: l'obiezione di coscienza fa parte dei diritti inviolabili dell'uomo

Il Comitato nazionale per la bioetica (Cnb) ribadisce che l'obiezione di coscienza è un «diritto costituzionalmente fondato, con riferimento ai diritti inviolabili dell'uomo, e costituisce un'istituzione democratica perché preserva il carattere problematico delle questioni inerenti la tutela dei diritti fondamentali senza vincolare in modo assoluto al potere delle maggioranze».

E’ il nucleo dell’atteso parere diffuso oggi dall’organismo consultivo della Presidenza del Consiglio e intitolato “Obiezione di coscienza e bioetica”. Il tema, ha precisato il vicepresidente del Cnb Lorenzo D'Avack, «è stato esaminato da un punto di vista generale, nella sua valenza giuridica e bioetica, senza limitare dunque le considerazioni» a leggi come la 194 o la 40. Tale diritto aggiunge il Cnb, va esercitato in modo «sostenibile», cioè in modo tale che siano «garantiti i diritti dei cittadini» rispetto all'erogazione dei servizi, e con «attenzione a non discriminare né gli obiettori né i non obiettori», adottando una «un'organizzazione delle mansioni e del reclutamento che possa equilibrare obiettori e non obiettori».

Andrea Nicolussi, ordinario di diritto civile e coordinatore del gruppo di lavoro sull'obiezione di coscienza, spiega che il documento, approvato con un solo voto contrario, “sottolinea la fondatezza costituzionale dell'obiezione di coscienza in bioetica quale diritto della persona e istituzione democratica sempre più necessaria con l'emergere di nuove questioni in ambiti molto problematici che coinvolgono i diritti inviolabili dell'uomo a cui l'obiettore si richiama». Il riconoscimento giuridico dell’obiezione «impedisce infatti che una maggioranza metta sotto silenzio la stessa problematicità delle difficili questioni su cui essa impone una legge».

Il parere, che soprattutto guarda alle possibili prospettive future, afferma poi l'esigenza «di evitare di strumentalizzare chi esercita una professione obbligandolo a compiti contrari alla propria coscienza e in generale all'etica professionale». D'altro canto secondo il testo approvato, precisa Nicolussi, l'obiezione «non è uno strumento di sabotaggio di leggi ritenute ingiuste, ma deve essere esercitata in modo sostenibile senza pregiudicare diritti che la legge riconosca». Il pronunciamento del Cnb «in pari tempo richiede che la legge non boicotti l'obiezione di coscienza discriminando gli obiettori». Da notare che anche se il documento approvato dal Comitato non si riferisce specificamente alla legge sull'aborto, sono assai significativi i dati del ministero della Salute ed esplicitati in una postilla firmata da Assuntina Morresi. Essi dimostrano, mettendo a confronto quanto risulta in tutte le regioni, che i tempi di attesa dell'aborto non dipendono affatto dal numero degli obiettori, ma da problemi organizzativi. Peraltro la legge 194 consente la mobilità del personale con reclutamento differenziato, con forme di reclutamento a tempo determinato ad hoc.

© Avvenire, 30 luglio 2012

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