Arcivescovo

S.E. Francesco

Cacucci

IN AGENDA

Commemorazione defunti. Quel ricordo che «unisce cielo e terra»

Visite ai cimiteri, le cremazioni salite al 21%

«I santi, che ci hanno preceduto nella patria celeste, ci accompagnano nel nostro pellegrinaggio terreno, ci incoraggiano ad andare avanti. La loro intercessione ci aiuti a camminare nella via di Gesù, e ottenga la felicità eterna per i nostri fratelli e sorelle defunti, per i quali offriamo questa Messa». Le parole pronunciate l’anno scorso da papa Francesco nell’omelia della Messa al cimitero romano del Verano sintetizzano il significato della commemorazione dei defunti che oggi viene fatta all’indomani della solennità di Tutti i santi. E questo pomeriggio papa Francesco tornerà a celebrare Messa in un cimitero, anche se questa volta è stato scelto quello romano di Prima Porta, nel piazzale antistante l’ossario. È la prima volta che un Pontefice si reca in visita in questo cimitero, avendo in passato sempre scelto quello del Verano. Ma a Prima Porta vi sono circa tre milioni di tombe, che lo rendono il più grande d’Italia.


L’inumazione e la tumulazione nei cimiteri resta ancora la modalità più scelta nel nostro Paese, anche se sta crescendo l’opzione di procedere alla cremazione prima di procedere alla collocazione in cimitero. E proprio sul tema della cremazione, la Congregazione della dottrina della fede ha emanato un nuovo documento (Ad resurgendum cum Christo) che fa chiarezza sul tema, ammettendo la pratica della cremazione («a meno che questa non sia stata scelta per ragioni contrarie alla dottrina cristiana»), e vietando il ricorso allo spargimento delle ceneri in natura o la conservazione delle urne cinerarie presso la propria abitazione. Invece, precisa il documento vaticano «le ceneri del defunto devono essere conservate di regola in un luogo sacro, cioè nel cimitero». Si tratta di una opzione, spiega Fabrizio Gombia, consigliere delegato della Socrem Torino, società che gestisce i forni crematori in Italia, «scelta dal 70 % delle famiglie che fanno cremare i loro cari nei nostri impianti. Ma vi è anche un 20/25% che decide di disperdere le ceneri nelle aree attrezzate spesso nelle stesse strutture cimiteriali». Residuale, invece, il conservare l’urna presso la propria abitazione: «Siamo attorno al 5/6% del totale delle cremazioni», precisa Gombia. Queste ultime, secondo i dati nazionali relativi allo scorso anno, sono state complessivamente 137.165, che «sono circa il 21% dei decessi registrati». E il dato è in costante aumento (ben il 16,3% in più rispetto al 2014) , visto che nel 2013 le cremazioni sono state 110mila, e l’anno successivo 117mila».


Ma le cremazioni non sono un fenomeno uniformemente diffuso nel nostro Paese: tre cremazioni su quattro (il 76,8%) avvengono nelle regioni del Nord -«dove sono presenti anche il maggior numero di impianti» aggiunge Gombia –, seguito dal Centro Italia dove si effettuano il 19,9% delle cremazioni nazionali, mentre al Sud e nelle isole si scende al 3,3%. «Una diversità di distribuzione – spiega Alessandro Bosi, segretario nazionale della Feniof, la Federazione italiana imprese onoranze funebri – che nasce da diversi fattori culturali e di tradizioni. Al Sud la morte di un familiare viene vissuta ancora come un evento da vivere con la comunità, con aspetti di tradizione e di cultura molto forti». Molto meno al Nord, dove «spesso viene evitato persino il corteo dall’abitazione del defunto fino alla chiesa per non creare problemi al traffico» sottolinea Bosi. Ma perché si sceglie la cremazione? «Principalmente per un aspetto economico» risponde senza esitazioni Bosi.

E spiega: «È vero che cremare il proprio defunto è un costo aggiuntivo rispetto all’inumazione, ma si evitano ulteriori costi come quelli per l’uso del suolo cimiteriale, la successiva riesumazione per la collocazione in ossario e così via. Persino sulla cassa si punta la risparmio pensando che tanto è destinata a essere bruciata, dimenticando che la "vita pubblica" della cassa è uguale a quella utilizzata per l’inumazione o la tumulazione». Dunque non una scelta ideologica, bensì «un fattore economico sotto molti aspetti, a cui si lega anche il fatto che i cimiteri, soprattutto al Nord, sembrano non avere spazi sufficienti per inumare tutti i deceduti». Anche per questo vi sono realtà come il Comune di Milano che sostiene parte dei costi della cremazione per favorirne la scelta. Ma dopo la cremazione? Anche in questo caso prevale la scelta della collocazione in cimitero, «anche nel caso della dispersione delle ceneri».

Enrico Lenzi

© Avvenire, mercoledì 2 novembre 2016

Prossimi eventi