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Congresso Eucaristico, c'è un popolo in cammino

XXV Congresso Eucaristico Nazionale. Come un solco immenso che ara e rinnova, sommuove e cambia l’ordine delle cose, la processione eucaristica attraversa il centro di Ancona. Lambisce i suoi quartieri più eleganti, percorre i viali del passeggio e dello shopping, si fa strada tra i grandi tir che fanno la spola tra le navi ancorate nel porto e i magazzini di stoccaggio delle merci

Ovunque attrae sguardi e richiama attenzioni. E persino le gigantesche gru che svettano sui moli sembrano inchinarsi al suo passaggio, in questa placida sera di inizio settembre, mentre la luce radente dell’ultimo sole cede lentamente il posto alle prime ombre della notte incipiente.

Tutto intorno all’ostia bianca esposta in un artistico ostensorio c’è il popolo del Congresso eucaristico. Cuore pulsante della Chiesa tra le arterie della città. Oltre diecimila persone, tra giovani e anziani, uomini e donne, bambini teneramente tenuti per mano dalle mamme e dai papà, membri di confraternite che come macchie di colore avanzano compunti nelle loro mantelline policrome dietro a stendardi con sopra impressi figure di santi e nomi di città. Del nord, del centro del sud. Dalle Alpi alla Sicilia. Dal Tirreno all’Adriatico sulle cui sponde scorre questo fiume di gente di ogni età e condizione sociale. Accanto a loro, insieme con loro, come guide e allo stesso tempo compagni di strada, decine di vescovi, centinaia di sacerdoti, religiosi e religiose e il cardinale legato pontificio, Giovanni Battista Re, a rappresentare anche in maniera visibile quella comunione intorno al Corpo di Cristo che è al centro di questo Congresso.

Sì, in fondo tutta l’Italia, tutta la Chiesa che vive nel Paese e lo anima e lo sostiene (spesso non solo spiritualmente) è presente qui. E con gioia, con compostezza, con dignità e consapevolezza vuole testimoniare la propria fede. Non come fuga dalla realtà. Anzi questo attraversare le strade, le piazze, i luoghi più emblematici di Ancona, sta a significare che proprio al cuore della società i cattolici italiani vogliono offrire quanto di più prezioso posseggono: quell’Eucaristia che è principio di comunione, dentro e fuori la Chiesa, sorgente e fermento di vita buona, preoccupazione per il bene comune, mano tesa verso i poveri, i bisognosi, i malati, i portatori di handicap (presenti in maniera sensibile nella grande processione), le persone sole e le vittime della crisi, primi tra tutti i disoccupati.

Non a caso il percorso di tre chilometri e mezzo prende avvio dall’area della Fincantieri, epicentro di quel mondo del lavoro ferito proprio dal terremoto delle difficoltà economiche di questi mesi difficili. Lì, sul palco che domenica ospiterà la Messa del Papa, l’arcivescovo Piero Marini, presidente del Pontificio Comitato dei Congressi eucaristici internazionali, aveva celebrato l’Eucaristia di fronte a cinquemila fedeli. Quindi, subito dopo un breve momento di silenziosa adorazione, il lungo corteo era pacificamente dilagato in città, risalendo il centro, fino al Viale della Vittoria e a piazza IV Novembre, che ad Ancona chiamano comunemente il Passetto. Un percorso scandito dai canti, dalle preghiere, dal silenzio denso di raccoglimento di questo popolo cresciuto di numero lungo la strada e che gli organizzatori valutano intorno alle diecimila presenze.

È ormai sera quando il fiume di fedeli raggiunge il Passetto, circondando il bianco monumento al centro della piazza, muto testimone di un’epoca in cui le ideologie schiacciavano la dignità dell’uomo. Al suo confronto quell’ostia anch’essa bianca che attrae gli sguardi e piega le ginocchia in un gesto adorante sembra minuscola, quasi invisibile. Ma il solco che ha lasciato dietro di sé, in duemila anni, è così profondo che nulla può essere ormai come prima. Lo si è visto stasera anche ad Ancona. Lo si percepisce qui, su questa terrazza affacciata sul mare, mentre l’arcivescovo di Ancona-Osimo, Edoardo Menichelli, visibilmente commosso, invoca a nome di tutti: «Insegnaci l’unità, la solidarietà, guidaci sulla via del bene». Così con la benedizione finale è tutta la città ad immergersi idealmente nel solco dell’Eucaristia. Solco iscritto ormai nel cuore stessa della società.

© Avvenire, 9 settembre 2011

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