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Corvi in Vaticano, avvoltoi fuori

Solito giro di carte dai presunti corvi mentre un milione di persone prega con il Papa a Bresso. La manovra e quelli che si prestano.

Due paginone nell'edizione nazionale sui corvi che svolazzano in Vaticano, tre quarti di pagina sulla festa di popolo che ha accompagnato la visita pastorale a Milano di Benedetto XVI. Così Repubblica, il quotidiano di quelli che la sanno lunga sul Paese reale, volteggia su ciò che i giornali del laicismo rampante faticano a digerire: c’è un mondo cattolico che sa mobilitarsi intorno a temi decisivi per il nostro tempo (il lavoro, il tempo della festa per l’uomo, il ruolo della famiglia nella società) e si mobilita intorno al Papa, a questo Papa.

Per condurre una simile mistificazione occorreva però una bandiera, uno scudo, forse una scusa. Ecco allora un’altra presunta “operazione verità” su quanto accadrebbe in Vaticano, irresistibile feuilleton per chi ha vocazioni scandalistiche. Operazione che, guarda caso, viene lanciata in coincidenza con la messa di Benedetto XVI a Bresso (Milano), dove un milione di pellegrini, al culmine di una settimana di approfondimento religioso, sociale e politico, si è ritrovato nella preghiera e nell’allegria. Dimostrando che c’è una Chiesa su cui i corvi non volano, e un’informazione infestata di avvoltoi.

Dunque ricapitoliamo: il signor Corvo manda a Repubblica una lettera anonima con tre documenti. Una è una lettera del cardinale Burke (prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura apostolica) al cardinale Bertone, segretario di Stato. Tema: la liturgia del Cammino Neocatecumenale. Gli altri due documenti sono lettere “con la firma, in apparenza, di monsignor Gaenswein” (così scrive Repubblica, che forse già dubita dell’autenticità della firma) e con il testo cancellato. Con questo curioso e inverificabile apparato probatorio, il Corvo pretende naturalmente di “fare il bene della Chiesa”.

Curiose le conclusioni: ci sono altri corvi in Vaticano. Anche se nessuno sa da dove vengano queste ultime carte, né se siano uscite prima o dopo l’arresto di Paolo Gabriele, il “maggiordomo”. Curiosissimo il fatto che, proprio mentre Benedetto XVI riafferma la fiducia nei suoi più stretti collaboratori, e conduce con loro la visita pastorale a Milano, saltino fuori paginate di giornale per accusare il cardinale Bertone e padre Georg di essere niente meno che la rovina della Chiesa.

Ultracurioso, infine, che nessuno dei giornali e dei giornalisti interessati esiti nel prestarsi ai maneggi di chi gestisce questa manovra. Perché una sola cosa è chiara finora: c’è una manovra in corso e c’è qualcuno che ne tira i fili. Compresi quelli della stampa. Altri giornalisti, nei mesi scorsi, hanno ricevuto regalini dal Corvo. Ma hanno smesso di riceverne appena hanno provato a chiedersi il perché di tanta generosità.

Il più avvertito di tutti, come sempre, è Benedetto XVI. Che già il 10 marzo 2009, nella lettera Ai vescovi della Chiesa cattolica riguardo alla remissione della scomunica dei 4 vescovi consacrati dall’arcivescovo Lefebvre scriveva: “”Ma se vi mordete e divorate a vicenda, guardate almeno di non distruggervi del tutto gli uni gli altri!" Sono stato sempre incline a considerare questa frase come una delle esagerazioni retoriche che a volte si trovano in san Paolo. Sotto certi aspetti può essere anche così. Ma purtroppo questo "mordere e divorare" esiste anche oggi nella Chiesa come espressione di una libertà mal interpretata. È forse motivo di sorpresa che anche noi non siamo migliori dei Galati? Che almeno siamo minacciati dalle stesse tentazioni? Che dobbiamo imparare sempre di nuovo l’uso giusto della libertà?”.

© Famiglia Cristiana, 3 giugno 2012

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