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Don Luigi Guanella. Una vita accanto agli ultimi

Domenica prossima, a Roma, Benedetto XVI canonizzerà don Luigi Guanella, quarantasette anni dopo la sua proclamazione a beato, avvenuta il 25 ottobre 1967 con Paolo VI. La guarigione, nove anni fa, «scientificamente inspiegabile» di un giovane ragazzo statunitense, William Glisson, è stata riconosciuta come miracolo avvenuto grazie all’intercessione dell’ormai prossimo santo.

La documentazione del processo canonico, condotto nella diocesi di Philadelphia (in Pennsylvania), dopo la consegna alla Congregazione delle cause dei santi, ha visto i pareri favorevoli della Commissione medica (novembre 2009), della Consulta dei teologi (gennaio 2010) e della Congregazione ordinaria dei cardinali (aprile 2010). Il Papa, nel luglio 2010, ha così autorizzato la Congregazione a promulgare il decreto di canonizzazione. Il 21 febbraio scorso, nel Concistoro ordinario pubblico, la data del 23 ottobre è stata indicata come quella in cui don Guanella, insieme a Guido Maria Conforti e a madre Bonifacia Rodríguez de Castro, sarebbero stati proclamati santi. «Il mondo guanelliano, dopo tale annuncio, ha vissuto un intenso periodo di entusiasmo e di preparazione, per approfondire il carisma e la testimonianza del nostro fondatore» riflette il superiore generale dei Servi della Carità, padre Alfonso Crippa.

Quella di Guanella è stata una vita interamente spesa per i poveri, gli ultimi, i bisognosi: «coloro che Gesù stesso definiva beati, perché chi soffre ha già vinto» era solito ripetere don Luigi. Il confronto con le difficoltà, insieme alla sensibilità per i temi sociali, appartengono al patrimonio umano e personale del sacerdote, nato il 19 dicembre 1842 in una frazione di un piccolo paese di una vallata alpina affascinante e selvaggia (Fraciscio di Campodolcino, sul versante valchiavennasco della Val San Giacomo, in provincia di Sondrio), cresciuto in una famiglia che contava altri undici tra fratelli e sorelle e con l’esempio di suo padre, Lorenzo, severo e autoritario, per ben ventiquattro anni impegnato come sindaco del paese. A 12 anni Luigi si reca a Como a studiare per diventare sacerdote. Dopo l’ordinazione, il 26 maggio 1866, comincia l’attività pastorale prima a Prosto, poi a Savogno, tra le montagne della Val Bregaglia. Nel 1875 è a Torino, da don Bosco, il quale lo accoglie con stima e considerazione. Richiamato dal vescovo di Como, nel 1878 don Luigi torna in diocesi per obbedienza e per realizzare tra la sua gente quello che da sempre portava nel cuore. Dopo il tentativo fallito di aprire una scuola per ragazzi poveri a Traona (in provincia di Sondrio), don Guanella trascorre una breve parentesi ad Olmo, un isolato paesino sulle montagne della Valle Spluga, «affinché - su indicazione della Prefettura di Sondrio - non esercitasse pericolose influenze».

Nel novembre 1881 il vescovo lo designa amministratore parrocchiale di Pianello del Lario, sul lago di Como: qui assume la direzione di un piccolo ospizio di orfanelle e anziane gestito da alcune religiose del paese. Sarà l’embrione della prima Opera Guanelliana. A distanza di pochi anni, nel cuore della città di Como, viene aperta la «Casa Divina Provvidenza», per accogliere orfani, poveri, anziani, infermi e disabili mentali. Con un’energia ed un entusiasmo contagioso, don Guanella raduna attorno a sé un gruppo di suore (le «Figlie di Santa Maria della Provvidenza»), di sacerdoti (i «Servi della Carità») e di laici, chiamandoli a condividere il suo instancabile slancio missionario, affidando loro il compito di «mostrare al mondo, con i fatti, che Dio è colui che provvede con sollecita cura di padre ai figli suoi» e portando ai più poveri «Pane e Signore», lavorando per la promozione integrale della persona. Don Guanella morì a Como il 24 ottobre 1915.

Enrica Lattanzi
 
© Avvenire, 21 ottobre 2011
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