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Dossier Gmg, Rio stiamo arrivando

I giovani italiani si preparano a partire per l'Incontro mondiale della gioventù in Brasile con papa Francesco. E per chi resta qui appuntamenti da Chioggia a Maratea, la Rio d'Italia

1. Solo un fuoco di paglia? Don Michele Falabretti: «Aiuta a costruire la vita»

 

Pronti via, si parte. Sembra ieri, era il 2011, quando sulla spianata rovente di Madrid Benedetto XVI diede appuntamento a Rio de Janeiro. Che bello, andiamo in Brasile! Con il tempo, la realtà si è rivelata più faticosa e difficile: tempi duri, pochi soldi per andare dall’altra parte del mondo. Qualcuno rischia di naufragare nel rimpianto per non poter partire;altri – sono i più – si sono organizzati. Sono nate le Grg, le Giornate regionali della gioventù. Raduni di giovani delle diverse regioni italiane. E così la novità di questa Gmg sarà proprio la sua capacità di tenere insieme i due mondi: ci aiuterà, l’abbondanza di tecnologia, a sentirci uniti attorno al Papa.

Perché sforzarsi di andare? Perché cercare l’incontro comunque vicino a casa? Non mancano gli scettici agli occhi dei quali i raduni sarebbero quanto meno inutili. Lo dico subito: la Gmg non è indispensabile. Ma, come tutte le esperienze buone, aiuta. Aiuta a uscire: dall’idea che la fede sia una faccenda strettamente personale, perché non è male condividere un pezzo di vita cristiana con migliaia di persone; dalla crisi, che non è fatta solo di soldi e forse vedere giovani più poveri, ma felici per fede, scuote un po’; dai luoghi comuni sulla Chiesa.

Un grande evento accende entusiasmi, coinvolge chi è più lontano dalla fede, mostra la bellezza di volti e colori diversi che dicono la varietà del mondo. E poi c’è un Papa nuovo: tutto da scoprire davanti ai giovani, ma le premesse sono forti per sprigionare intensità interiore e voglia di cammini spirituali. Tutto questo non è un bisogno, è un’opportunità. A casa, attraverso le tappe di avvicinamento e soprattutto tornando al quotidiano, si costruisce la vita. Nella certezza che soltanto la memoria della presenza di Gesù ci permette di camminare davvero.

don Michele Falabretti,
responsabile del Servizio nazionale
di pastorale giovanile

 

2. La storia, quasi trent'anni di dialogo tra i giovani e i Papi

 

Le prove Karol Wojtyla le aveva fatte in campeggio sui Laghi Mansuri e in canoa sui fiumi della Polonia. Gmg ante litteram. Se si guarda indietro, ora che sono quasi 30 anni, si squaderna un’esperienza di Pastorale giovanile che aveva bisogno di qualcuno che raccogliesse una domanda e insieme una sfida: riunirsi da tutto il mondo, davanti a tutto il mondo. Wojtyla lo scrive in uno dei suoi libri Varcare la soglia della speranza: «Nessuno ha inventato le Giornate mondiali dei giovani. Furono proprio loro a crearle». I giovani hanno passato il testimone a Joseph Ratzinger e ora lo consegnano a Francesco.
C’è una data ufficiale all’inizio, il 22 aprile 1984, Domenica delle Palme, 250 mila giovani di tutto il mondo stipatissimi in piazza San Pietro per celebrare insieme al Papa l’Anno santo della redenzione. Wojtyla ai giovani aveva dedicato una delle prime frasi. Il 22 ottobre 1978 disse: «Voi siete l’avvenire del mondo, la speranza della Chiesa. Voi siete la mia speranza». Sta qui la tessitura della pastorale giovanile di Giovanni Paolo II. Il 31 marzo 1985, Domenica delle Palme, papa Wojtyla dedica ai giovani, riuniti a San Pietro per l’Anno internazionale della gioventù, la lettera apostolica Dilecti amici. Chiede di essere «sempre pronti a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi». E dà appuntamento per l’anno successivo,sempre in piazza San Pietro.
Forse è in quel giorno che matura nel Papa l’idea di una Gmg. Ma non inventa, raccoglie un grido, l’eco della ricerca della fede di tanti giovani. La prima si svolge nel 1986, ancora la Domenica delle Palme,ma si celebra in ogni diocesi. Così avverrà sempre, un contrappunto di eventi mondiali e giornate diocesane.Nel 1987, il primo appuntamento mondiale è organizzato a Buenos Aires. Bergoglio è ancora un padre gesuita. Wojtyla ai giovani spiega che loro sono lì, chiamati per imparare a «costruire ponti di fraternità e speranza tra i continenti e farsi pellegrini per le strade del mondo». L’America Latina soffre di dittature edi memorie tragiche troppo vicine. Alle nuove generazioni Giovanni Paolo II dice:«Cristo, la Chiesa, il mondo aspettano la testimonianza delle vostre vite».

È la prima consegna. Varrà per sempre. Da quell’anno le lezioni ai giovani di Wojtyla, e poi quelle di Ratzinger, stupiranno il mondo. Passano due anni e si torna nella vecchia Europa. La Gmg fa tappa a Santiago di Compostela, emblema di ogni pellegrinaggio. Nel 1991si ferma a Czestochowa, nell’Europa nuova dopo la caduta del Muro di Berlino.Il Papa parla dell’Europa e prega affinché«cerchi l’unità, ritornando alle proprie radici cristiane». Nel 1993 Denver, sotto i grattacieli americani, dove la tentazione è fare a meno di Dio.Quindi l’Asia, d’inverno, a Manila,nel 1995, 5 milioni di persone, la più grande Messa mai celebrata da Wojtyla. Nel 1997 è la laicissima Francia a meravigliarsi. La più memorabile resta la Gmg di Roma, anno del Giubileo del Duemila. Wojtyla non sta bene, gli occhi brillano di lacrime. I giovani lo abbracciano e lui dice: «Grazie a Dio per il cammino delle Giornate mondiali della gioventù». Dà appuntamento a tutti a Toronto.Sarà la più difficile, poca gente, la pauradell’11 settembre. Giovanni Paolo II replica a i profeti di sventura: «Nessuna difficoltà,nessuna paura è così grande da poter soffocare completamente la speranza che zampilla eterna nel cuore dei giovani».

Karol muore a Roma nel 2005. E i suoi giovani si radunano nella notte del primo aprile sotto le sue finestre a cantare e a pregare, una Gmg “corsara”,convocata per sms, la più struggente.Poi arrivano le lezioni di Ratzinger:Colonia e Sidney, Benedetto che affronta anche la questione degli abusi sessuali,che scongiura i giovani a non lasciarsi fuorviare da chi vuole fare diventare“irrilevante” Dio. Madrid resta nel ricordo per via della pioggia, il Papa fradicio perché neppure l’ombrello regge la furia del temporale. La lezione dell’anziano teologo tedesco sigilla con le parole una storia che adesso riparte da Bergoglio. Le prende a prestito dal Parmenide, il più difficile del Dialoghi di Platone e le inchioda sulla Croce della Gmg: «Cerca la verità mentre sei giovane, perché se non lo farai poi ti scapperà dalle mani».

Alberto Bobbio

 

3. Il programma: Francesco ha voluto andare tra i poveri

 

E la Giornata mondiale della gioventù torna in America latina. Dopo la prima celebrata a Roma nel 1986, l’anno seguente Giovanni Paolo II volò a Buenos Aires per quello che sarebbe divenuto un appuntamento fisso del suo pontificato. E non solo. Quest’anno, per il Brasile, tocca a un Papa venuto da quel continente rinvigorire la fede, ridare la speranza, spingere i giovani alla missione, come recita il tema dell’incontro pensato già da Benedetto XVI. Un’eredità che papa Bergoglio ha accolto con favore allungando i giorni di permanenza e chiedendo di visitare anche favelas, ospedali, carceri.
Accanto a lui ci saranno tutti i cardinali brasiliani, la presidenza della Conferenza episcopale e i vescovi della regione, già invitati a pranzo per il 27 luglio, subito dopo l’incontro con la classe dirigente del Brasile, e con lui anche il 24, ad Aparecida, nel santuario dove il Papa venererà la Madonnina nera tanto cara ai brasiliani. Intanto, dall’arcivescovo di Rio monsignor Orani Tempesta, il Papa ha ricevuto il kit del pellegrino, compreso il Cd con le canzoni della Gmg e la copertina raffigurante proprio Francesco. È tutto pronto per l’incontro che porterà in Brasile, dal 23 al 28 luglio oltre due milioni di giovani da tutto il mondo.Il crocifisso, la Madonna, l’ospedale.Le spiagge di Copacabana. Le favelas. Il Cristo Redentore che, dall’alto del Corcovado, apre le braccia all’umanità. Gli italiani che si preparano a partire per Rio sanno già quale sarà il programma. E sono pronti a incontrare i loro coetanei brasiliani, il 24 luglio, tra i malati dell’Ospedale São Francisco de Assis na Providência. In segno di condivisione e amicizia regaleranno loro, alla presenza del Papa, un crocifisso che riproduce quello di San Damiano, ad Assisi, e una statuetta della Madonna di Loreto. Entrambi i doni benedetti da papa Francesco che, della Gmg, si è fatto subito partecipe.Nelle udienze in piazza San Pietro, nei discorsi del Regina coeli prima e dell’Angelus poi, non ha mancato di invitare i giovani a seguire Cristo e ad annunciarlo al mondo. Sulla scia di Benedetto XVI, che aveva scelto il tema della Giornata: «Andate e fate discepoli tutti i popoli».
Tra festa, preghiera e impegno sociale, le giornate saranno scandite dalle catechesi previste per i giovani nelle diverse lingue. Il 23, don Orani celebrerà la Messa di apertura e il 25 luglio sul lungomare di Copacabana è prevista la festa di accoglienza dei giovani con il saluto e il discorso di papa Francesco. La consueta veglia è in programma il 27 sera nel Campus Fidei a Guaratiba. E dopo la notte passata in preghiera, alle 10 del 28 è attesa la Messa celebrata dal Papa per tutti i giovani.Nel corso della sua permanenza a Rio, tra i tanti appuntamenti del Papa è prevista anche la benedizione delle bandiere olimpiche che sventoleranno in Brasile nel 2016. Intanto, però, il prossimo anno, il Paese ospiterà i Mondiali di calcio. L’esplosione di gioventù è appena cominciata.

Annachiara Valle

 

4. L'inno ufficiale della Gmg 2013

 

Ascolta l'inno ufficiale della GMG cliccando qui

 

5. La voglia di esserci, da Nord a Sud gli incontri in Italia

 

Italia batte Brasile tre a uno. In attesa dei mondiali di calcio, che si terranno nel Paese carioca tra un anno, la Giornata mondiale della gioventù, in programma a Rio de Janeiro dal 22 al 28 luglio, si colora d’azzurro.
I giovani italiani che voleranno a Rio per l’incontro con papa Francesco saranno circa 7 mila. Molti di più, invece, 20 mila secondo le previsioni, quasi tre volte tanto quindi, quelli che resteranno in Italia ma vivranno ugualmente la Gmg in collegamento diretto con la città brasiliana.
Da Nord a Sud, infatti, molte diocesi si stanno organizzando con veglie di preghiera, testimonianze e momenti di festa per vivere in contemporanea i due appuntamenti clou dell'incontro: la veglia di preghiera del sabato sera, quando a Rio saranno le 19,30 e in Italia sarà passata da poco la mezzanotte, e la Messa conclusiva presieduta da papa Francesco alle 10 (le 15 qui da noi) sulla spianata del Campus Fidei di Guaratiba.
Come è successo per le altre Gmg che si sono svolte fuori dall’Europa, da Toronto nel 2002 a Sidney nel 2008, non c’è fuso orario che tenga. L’emozione, infatti, sta proprio nel sintonizzarsi in tempo reale con Rio. 
I giovani della Lombardia si ritroveranno presso il Santuario mariano di Caravaggio (Bergamo) per una veglia (www.odielle.it) che culminerà con la preghiera guidata dal vescovo di Bergamo Francesco Beschi, delegato della Conferenza episcopale lombarda per la pastorale giovanile.
«Ci saranno due momenti forti», spiega don Samuele Marelli, che coordina l'organizzazione, «uno comunitario, quando seguiremo in diretta la veglia del Papa a Rio, e l'altro più intimo con la preghiera personale, l'adorazione eucaristica e la possibilità di confessarsi».
Domenica 28 l'arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola, celebrerà la messa conclusiva.  
Appuntamento in riva al mare, invece, per i giovani del Veneto che daranno vita a "Io, Te e Rio" (www.gmgveneto2013.it ), una due giorni di spiritualità e fede ma anche laboratori creativi all'insegna dei colori e della gioia dello stare insieme. «Abbiamo scelto il luogo della movida giovanile di Chioggia per sperimentare, in perfetto stile Gmg, la mescolanza dei colori e l'incontro tra le diverse esperienze di fede», afferma il referente don Renato Mazzuia. Previste circa 3 mila persone, soprattutto adolescenti dai 16 ai 18 anni.
«Le catechesi di sabato mattina avranno come tema le vocazioni», continua, «mentre la conclusione è affidata alla messa solenne celebrata all'alba di domenica dal Patriarca di Venezia, mons. Francesco Moraglia».
All’evento di Chioggia si uniranno anche i giovani friulani che dal 22 al 26 luglio vivranno un pellegrinaggio particolare tra i monti della Carnia, percorrendo a piedi alcune tappe del Cammino delle Pievi, da Gorto a Ravascletto fino ad Arta Terme. Ad organizzare è la Pastorale giovanile di Udine (http://www.pgudine.it/giovani/gmg-friulana-2013).
Sabato 27 luglio la diocesi si sposterà a Chioggia per vivere la due giorni finale assieme ai giovani di tutto il Triveneto. 
In Piemonte invece non ci sarà un incontro regionale ma quasi tutte le diocesi hanno organizzato veglie di preghiera e momenti di riflessione. I giovani di Asti hanno scelto il parco del castello di Costigliole, quelli di Alba il santuario dell'Assunta a Grottasecca, nel cuneese. Il clou sarà al Santuario di Oropa (Biella) dove l'attesa della veglia di preghiera in diretta con Rio sarà scandita, la sera del 27, dallo spettacolo dell'Anno Domini Multifestival (www.santuariodioropa.it) a cui parteciperanno artisti provenienti da tutto il mondo.

Portare Rio a Firenze è l’obiettivo dei giovani della Toscana che si ritrovano tre giorni nel capoluogo per una Gmg “...con bRio”. (www.cdpgfirenze.wordpress.com).
Venerdì 26 alle 18.30 verrà celebrata la Via Crucis a Monte alle Croci prima della riflessione serale a San Miniato al Monte. Sabato si entra nel vivo con le catechesi e la visita ai luoghi di Santa Maria Maddalena de’ Pazzi in mattinata.
Nel pomeriggio, dalle 16 in poi spazio alle Fontane di luce (adorazione eucaristica, confessioni, testimonianze, mostra vocazionale) in Seminario. Alle 18.30 si parte a piedi per Bagno a Ripoli dove dalle 20 inizia la lunga notte: Italia chiama Rio de Janeiro con i giovani del Rinnovamento dello Spirito ad animare la serata in attesa della grande veglia brasiliana con papa Francesco. Domenica, infine, la Messa conclusiva.  
Per i giovani dell’Umbria la Gmg cade durante le celebrazioni per il 750° anniversario del Miracolo eucaristico di Bolsena. Sarà proprio questa città a ospitare l’incontro per quanti non potranno andare a Rio. Tra le iniziative, momenti di preghiera, spazi di confronto e il collegamento in diretta con Rio per ascoltare le parole del Papa.  
Una Gmg diversa sarà quella che vivranno i giovani delle Marche con il Campo missionario regionale, un'esperienza incentrata sull'importanza non solo di vivere la fede cristiana ma anche di annunciarla in linea con il tema della Gmg scelto da Benedetto XVI: "Andate e fate discepoli tutti i popoli!". «Il campo», sottolinea mons. Giancarlo Vecerrica, vescovo di Fabriano e delegato per la Pastorale giovanile, «vuole far prendere coscienza alla chiesa marchigiana che siamo tutti missionari, annunciatori e testimoni del Vangelo».

Con le braccia protese ad abbracciare il mondo, il Cristo Redentore, che si eleva sopra la baia di Maratea, in Basilicata, richiama la statua che dal Corcovado domina Rio de Janeiro. Sarà proprio all'ombra di questo "abbraccio", scenograficamente molto suggestivo, che i giovani lucani (e non solo loro)vivranno l'incontro mondiale della gioventù, in una sorta di Gmg "nazionale" visto che qui arriveranno ragazzi anche da altre regioni (www.giovanibasilicata.wordpress.com).
Sarà un weekend molto intenso che inizierà, al tramonto di sabato 27, con il pellegrinaggio a piedi verso la statua del Redentore prima del concerto e il collegamento, dopo mezzanotte, con Rio per seguire in diretta la veglia con papa Francesco.
Una maratona che continuerà tutta la notte con catechesi, momenti di testimonianza e l'adorazione eucaristica.
«Saranno più di tremila i partecipanti», spiega
Vincenzo Giammarino, segretario regionale della Pastorale giovanile, «oltre ai giovani della Basilicata abbiamo avuto adesioni da Calabria, Puglia e anche dalla Liguria. Evidentemente la bellezza di Maratea e la presenza della statua del Cristo Redentore evocano suggestioni molto brasiliane». A introdurre la veglia di Rio sarà a mezzanotte la testimonianza di padre Pietro Pierobon, ex assistente nazionale del Movimento giovanile missionario.  
Salerno, invece, si prepara ad accogliere i giovani di tutta la Campania per la Grg, la giornata regionale della Gioventù (www.salerno2013.it/2013) che prevede un ricco di programma. Si comincia venerdì 26 con il pellegrinaggio notturno sulla tomba di San Matteo in Duomo e la catechesi sul Credo fino alla veglia del 27 e alla celebrazione eucaristica conclusiva di domenica alle 10 in Duomo.
L’intera città si mobilita per un evento che oltre alla preghiera e all’ascolto delle parole del Papa, vuole riflettere sull’impegno sociale e civile dei giovani cattolici.
Sabato, infatti, è previsto un tour nei luoghi simbolo della città, da Castell Arechi alla chiesa di S. Giorgio fino alla Scuola medica in Piazza Abate Conforti per riflettere sulla cittadinanza attiva, sulla politica e sull’impegno sociale e poi una serie di workshop su diverse tematiche: la dimensione missionaria della fede, l’affettività, la Parola di Dio, l’orientamento vocazionale.
Per tre giorni ci sarà l’adorazione eucaristica nella chiesa di Santa Lucia e la Parola di Dio nella tenda sul Lungomare mentre numerosi sacerdoti sono disponibili a confessare.      
"Ri-svegliare l'aurora" è il filo conduttore della grande serata di festa e preghiera (www.pgmessina.it) organizzata dall'ufficio di Pastorale giovanile dell'arcidiocesi di Messina in programma in riva al mare a Calderà, il lido di Barcellona Pozzo di Gotto dove sono attesi almeno cinquemila ragazzi.
«Sarà una notte bianca della fede», spiega don Dario Mostaccio, responsabile regionale della Pastorale giovanile, «il titolo scelto non è casuale. Nel 2008, in concomitanza con la Gmg di Sidney, migliaia di giovani si diedero appuntamento al porto di Messina per una veglia di preghiera che durò tutta la notte e fu molto coinvolgente. Quest'anno vogliamo appunto "ri-svegliare" l'aurora tutti insieme bissando quell’evento straordinario di ».
Dopo la veglia in collegamento con Rio, la messa conclusiva all’alba. 

Antonio Sanfrancesco

 

6. L'incontro dei "reduci" di Denver '93

 

Si sono incontrati il 27 e 28 aprile scorsi in una villetta immersa nel verde dei monti Lepini, nei pressi di Latina, per raccontare cosa era cambiato nella loro vita a partire da quella prima Gmg, vissuta vent'anni fa.
Si tratta di un gruppo di 21 giovani italiani, uno per ciascuna regione, che nel 1993 avevano fatto parte di un pellegrinaggio che anticipava la Giornata mondiale della gioventù di Denver, la principale città del Colorado, negli Stati Uniti. 
«Quel viaggio negli Usa è stato un evento straordinario», spiega Dino Albrizio di Napoli, «che ci ha provocati a diventare pellegrini nel cuore della città postmoderna, Denver per l'appunto. Il compito di noi giovani del cosiddetto "pellegrinaggio previo" è stato quello di aprire il cammino agli italiani che avrebbero partecipato alla Gmg in agosto, cercando di tenere come guida di ogni nostra esperienza la frase del vangelo di Giovanni consegnataci da papa Wojtyla. All'interno della sede dell'Onu o nelle viscere del monte Cheyenne, in Colorado, dal quale si controllano gli attacchi aerei e sottomarini agli Usa dovevamo essere in grado di testimoniare una fede credibile».
«Le Giornate mondiali della gioventù», gli fa eco Loris Calabresi di Latina, organizzatrice del raduno a vent'anni dalla Gmg di Denver, «sono un dono dello Spirito che spesso ti cambia la vita. Io ho avuto la fortuna di partecipare al forum dei giovani che ha preceduto la Giornata mondiale di Manila del '95, una tre giorni di incontri tra giovani di tutto il mondo. Di quell'evento ricordo soprattutto i colori dei vestiti che accompagnavano le sfumature dell'anima: condividere la fede con chi vive dall'altra parte del globo è un'esperienza che rafforza e stimola anche il proprio cammino personale». 
Una dimensione mondiale e una condivisione che oggi sono potenziate dai nuovi mezzi di comunicazione e dai social network.
Se a Denver per trasmettere gli articoli ai quotidiani in Italia era necessaria una complessa procedura che accoppiava uno speciale dispositivo alla cornetta telefonica, oggi è possibile inviare i propri testi direttamente dal tablet o dal cellulare.
I profili dei 4500 giornalisti accreditati all'ultima Gmg di Madrid rivelano che mescolati ai professionisti dei media tradizionali ci sono anche blogger, social media manager, giovani che gestiscono pagine web e con attrezzature leggere e poco costose riescono a condividere con i loro coetanei, quasi in tempo reale, emozioni e sfumature dell'incontro mondiale che mette al centro la fede.
Alla Giornata mondiale di Rio de Janeiro parteciperanno anche alcuni giovani italiani figli di coppie che si sono conosciute in occasione della Gmg di Czestochowa. Dalla cabina del telefono a monete ai messaggi inviati ai genitori attraverso Whatsapp o Twitter: il mondo è profondamente cambiato ma l'appeal di questi grandi eventi che diventano percorsi di fede sembra avvertire nessuna stanchezza.

don Marco Sanavio

 

7. Nelle favelas, con l'Unicef, contro le stragi silenziose

 

Samba, sole, mare, spiagge, Ipanema, Copacabana, il calcio, il Pan di zucchero, tutto questo è il “fiume di gennaio”, Rio de Janeiro. Tutto? No, solo una parte. Poi c’è l’altra Rio, che si cerca di non guardare mai, ma che esiste. È la Rio delle baraccopoli, delle favelas,che l’Unicef (www.unicef.it) non vuole chiamare così, ma definisce “comunità”, perché è lì, nelle comunità, che il Fondo delle Nazioni unite per l’infanzia svolge un’intensa attività per riscattare la vita di centinaia di migliaia di bambini e adolescenti, coinvolgendo il più possibile vari protagonisti sociali.
Le favelas, le comunità di Rio, sono 64 e quella di Maré ne è un esempio. Qui vivono circa 200 mila persone. Il 50 per cento dei ragazzi non va a scuola, letteralmente, perché l’istituto scolastico è uno soltanto. E c’è anche, lusso apparente, un ospedale,ma accoglie solo persone in fin di vita. C’è una sola stazione di polizia, ma è corrotta, dicono tutti. Lo scorso anno,in media, alla fine di ogni settimana si contavano otto morti per guerre tra fazioni. Molti potenti considerano le persone di Maré “spazzatura”.

Ma l’Unicef, in questa come nelle altre comunità della città, oltre alle classiche campagne di vaccinazione, di lotta alla malnutrizione e all’analfabetismo, opera col “Progetto piattaforma dei centri urbani”, in collaborazione coi governi locali e una Ong.
Scopo del progetto è la partecipazione diretta dei minorenni in politiche che tutelino i loro diritti,e la creazione di una sinergia tra governi locali, società civile e privati.Le proposte dei ragazzi su ambiente,educazione, salute, sicurezza, trasporti,sono state presentate ai candidati per le elezioni comunali. Così sono nati i citadelos, spazi d’incontro su cosa manca in città, su come si può lavorare con le reti giovanili, su cosa migliorare nella regione, ed è stata realizzata una guida, Come fondare un citadelo, distribuita nella comunità.
Il rapporto del 2012 dell’Unicef – Figli delle città, la condizione dell’infanzia nel mondo – descrive la realtà brasiliana come una di quelle da continuare a tenere sotto stretta sorveglianza. San Paolo è la terza città più popolosa del mondo, con 20 milioni di abitanti. Rio, 12 milioni di abitanti in tutto, è la 14ª.
«Oggi il 50 per cento della popolazione mondiale vive in aree urbane ed entro la metà di questo secolo arriverà a oltre due terzi. Seguiamo con attenzione i bambini e i ragazzi che vivono negli ambienti urbani del mondo; sono più di un miliardo e il loro numero continua ad aumentare», assicura il presidente di Unicef Italia Giacomo Guerrera.
Per capire quanto sia fragile la vita in Brasile, il rapporto sottolinea, ad esempio, un dato del 2003: «Per ogni grado d’aumento di temperatura oltre i 20° si è verificato un aumento pari al 2,6 per cento della mortalità trai bambini sotto i 15 anni. I disastri colpiscono soprattutto i residenti urbani, più svantaggiati proprio per il degrado in cui sono costretti a vivere».
Il Brasile ha fatto passi da gigante, ma non basta. Ecco perché l’Unicef cerca la collaborazione fattiva delle autorità locali e delle Ong. Il sindaco di Sobral, 188 mila abitanti di cui più di un terzo sotto i 19 anni, nel Nordovest, collabora con l’Unicef e afferma: «Sono le storie individuali a dirci che stiamo aiutando gli adolescenti a prendere decisioni a vantaggio delle loro comunità.
In un incontro per valutare l’impatto del progetto Unicef, un ragazzo disse che molti suoi amici si erano persi tra droga e criminalità. Lui aveva trovatole motivazioni per farcela. A 16 anni è entrato nel programma di formazione professionale del laboratorio scolastico. Ora, dieci anni dopo, è docente di restauro storico».

Manuel Gandin

Dossier a cura di Alberto Chiara e Antonio Sanfrancesco

© Famiglia Cristiana, 13 giugno 2013

Foto: Riccardo Venturi/Contrasto; Dal Pozzolo; Gabriele Basilico

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