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Ascensione del Signore anno A. "Sono con voi fino alla fine della storia"

Così termina il vangelo: all’inizio alla vergine era stato annunciato che avrebbe dato alla luce un Figlio, il Dio-con-noi, l’Emmanuele ; ora, anche se nel seno del Padre, nella gloria divina, Gesù resta il Dio-con-noi per sempre

Nelle celebrazioni dei cinquanta giorni dopo la grande festa di Pasqua siamo giunti alla contemplazione di un nuovo aspetto del mistero pasquale. L’ascensione di Gesù, cioè il momento in cui la chiesa prende consapevolezza nella fede che il Signore Gesù, il crocifisso risorto e vivente per sempre, ha ormai un’altra presenza sulla terra, tra i suoi discepoli, nella storia: non è più nella carne fragile e mortale in cui l’hanno conosciuto, ascoltato, visto e toccato (cf. 1Gv 1,1), ma è ormai un corpo glorioso, spirituale, in Dio.

È sempre uomo, ma la sua umanità, trasfigurata dalla potenza dello Spirito santo, è in Dio, totalmente partecipe della vita divina. Ecco perché i discepoli non devono “trattenere” Gesù (cf. Gv 20,17), non devono più decifrarlo in una “visione”, ma lo devono vedere, contemplare e confessare nel grembo del Padre, Dio vivente per sempre. La discesa del Figlio sulla terra, della Parola fattasi uomo (cf. Gv 1,14), è diventata, con la morte, ascensione al cielo, ripresa della condizione divina, come nell’in-principio.

Questo mistero ci appare quasi insostenibile: Dio, il Figlio in Dio, Gesù l’uomo risorto ma trafitto, con la sua umanità non più corruttibile in Dio, il Signore della chiesa nella gloria e sempre veniente per i suoi. Gesù risorto era stato visto dalle donne recatesi al sepolcro nell’alba del primo giorno della settimana, le quali avevano da lui ricevuto l’ordine di andare in Galilea, dove tutti i discepoli l’avrebbero visto (cf. Mt 28,7). Dunque gli Undici, cioè la comunità apostolica privata di Giuda, il traditore, e le donne discepole adempiono il comando di Gesù e vanno sul monte da lui indicato.

La Galilea è la terra di Gesù, è il luogo nel quale ha messo le radici; con quella terra Gesù ha fatto corpo, quella terra l’ha amata perché non era solo il teatro del suo agire e parlare ma un vero e proprio partner nella sua opera di salvezza. Per questo egli chiede alla sua comunità di andare là dove ci sono le tracce umane della sua vita, per comprendere la nuova forma della sua presenza, nell’accettazione della sua assenza fisica. Il vangelo deve però constatare che anche quando i discepoli “videro” Gesù, dubitarono.

Qui è appena accennato il mistero della fede: quando il credente in Dio aderisce a lui, mette la fiducia in lui, egli crede, ma nello stesso tempo è assalito dal dubbio e nelle sue profondità scopre un non credere, un’incapacità di aderire, di mettere fiducia piena e totale in Dio. È una lotta nella quale segretamente agisce lo Spirito santo che soffia sui dubbi, sulle domande, non per spegnerle ma per renderle capaci di “vedere nella fede” ciò che non saremmo capaci di vedere con le nostre sole facoltà. E allora ecco che la fede può vincere sull’incredulità, la convinzione sulla nientità.

Il travaglio avvenuto nei discepoli di Gesù dopo la sua morte è stato lungo, faticoso, segnato da indietreggiamenti e regressioni. Il loro non è stato un cammino senza contraddizioni, ma la potenza dello Spirito santo lasciato in dono da Gesù li ha portati a contemplarlo risorto, a collocarlo nel grembo del Padre come Signore vivente per sempre. Dio ha aiutato questi poveri uomini e queste povere donne con il suo Soffio santo che – come ci testimoniano i racconti evangelici della resurrezione – essi hanno sentito in sé come un angelo, un giovinetto, due uomini, due angeli presso la tomba vuota: tutti interpreti dell’evento di salvezza con il quale Gesù ha vinto la morte per sempre e il Padre lo ha rialzato dai morti. Da allora i discepoli, i credenti in Gesù, adorano e dubitano, ma ecco che il Signore risorto viene, si avvicina e dona loro la sua parola: “Io sono il vostro Signore, sono il capo del corpo che voi siete, la chiesa, nella pienezza della signoria donatami dal Padre con la resurrezione da morte e l’ascensione alla sua destra.

Perciò la missione ora è vostra, o meglio spetta a voi continuare la mia missione tra tutte le genti, dove troverete nuovi miei discepoli. Io non vi abbandono, ma sono con voi fino alla fine della storia”. Così termina il vangelo: all’inizio alla vergine era stato annunciato che avrebbe dato alla luce un Figlio, il Dio-con-noi, l’Emmanuele (cf. Mt 1,23; Is 7,14); ora, anche se nel seno del Padre, nella gloria divina, Gesù resta il Dio-con-noi per sempre.

Enzo Bianchi

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