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Corpus Domini anno C. Una vita fatta dono

L'eucaristia è la sintesi mirabile di tutta l'esistenza di Gesù che è stata una pro-esistenza, un vivere se stesso, tutta la sua vita, come un unico atto di amore al Padre e ai fratelli. L'ultima cena, come la cena di Emmaus, come i racconti di moltiplicazione dei pani sono una continua testimonianza di questa esistenza in dono e un continuo appello a fare di noi stessi un dono a Dio e ad ogni figlio di Dio che incontriamo

Tutti mangiarono e si saziarono

"Ceniamo insieme l'ultima volta. Dico a Pietro che ho pregato per la sua fede: anche lui mi rinnegherà. Gli altri avranno paura e mi abbandoneranno. Perché il figlio dell'uomo deve morire solo. Ma io a loro affido il mio corpo e il mio sangue, perché lo distribuiscano senza sosta a saziare la fame vera e ignorata del mondo". Queste le parole che Stefano Jacomuzzi, nel suo romanzo Cominciò in Galilea, mette sulle labbra di Gesù durante l'ultima cena. È la cena nella quale il Signore affida ai suoi il ministero di perpetuare, in sua memoria, il segno dello spezzare il pane, istituendo l'eucaristia.

1. La condivisione del pasto è gesto fortemente evocativo e carico di significati nelle Scritture. A più riprese vengono raccontati episodi di banchetti e pasti consumati in casa dei peccatori, tra i soli apostoli, a casa di amici. Certamente il racconto più eclatante e che più spesso ricorre nei vangeli, tanto da essere ripetuto anche più volte dallo stesso evangelista, è quello della moltiplicazione dei pani. L'evangelista Luca lo presenta in un'unica versione, che la liturgia ci propone di ascoltare quest'oggi. Il miracolo si presenta con diversi livelli di lettura.

In primo luogo c'è un chiaro senso escatologico: Gesù, moltiplicando i pani, sta compiendo quanto Dio aveva promesso per Israele alla fine dei tempi, con la venuta del Messia. Anche i profeti dell'AT avevano moltiplicato i pani. Gesù ripete il gesto profetico e lo porta a perfezione, superandolo in modo esponenziale. Se Eliseo aveva moltiplicato venti pani d'orzo, riuscendo a sfamare cento persone (cfr. 2Re 4, 42-44), Gesù placa la fame di cinquemila persone, moltiplicando i cinque pani messi a disposizione dai discepoli.

Un secondo significato è di tipo ecclesiale: i discepoli si accorgono del bisogno della folla. Si fanno mediatori presso il Signore, pur non riuscendo ad andare oltre la logica mercantile del comprare per sfamarsi: "Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne d'intorno per alloggiare e trovar cibo" e, di seguito, "a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente" (v. 12-13). Gesù invita i suoi ad operare una vera conversione dalla logica del comprare alla logica del condividere, fosse pure il nulla dei cinque pani e due pesci che possiedono.

Ma vi è un terzo, fondamentale significato, presente nei versetti di Luca: il significato eucaristico. Sin dai primi versetti, Luca colloca l'episodio della moltiplicazione dei pani in questo orizzonte di significato, contestualizzandolo temporalmente al tramonto del sole (cfr. v. 12). È un'ora che evoca immediatamente un altro episodio, narratoci dallo stesso evangelista. L'incontro tra i due di Emmaus e il viandante sconosciuto che si rivela loro come il Risorto avviene "mentre il giorno iniziava a declinare" (Lc 24, 29). La stessa sequenza di verbi utilizzata da Luca per il gesto di moltiplicazione dei pani di Gesù (cfr. v. 16) è identica a quella dell'episodio di Emmaus (cfr. Lc 24, 30) ed al racconto dell'ultima cena (cfr. Lc 22, 19).

2. Allora, qual è il senso più autentico dell'eucaristia, letto alla luce di questi racconti di banchetto. È soltanto un rito da ripetere, fedeli al comando del Signore, in attesa del suo ritorno glorioso? Oppure ha altro da dirci, oggi, sull'identità di Gesù e il senso del suo messaggio per noi? Certamente l'eucaristia è memoria viva e attuale del sacrificio di Gesù che offre se stesso, la sua vita, per amore, per la salvezza di tutti. Noi che, dopo duemila anni, continuiamo a ripetere i suoi stessi gesti e le sue stesse parole, siamo resi in qualche modo contemporanei a Lui, attingendo al tesoro inesauribile del suo dono d'amore.

Ma l'eucaristia è anche la sintesi mirabile di tutta l'esistenza di Gesù che è stata una pro-esistenza, un vivere se stesso, tutta la sua vita, come un unico atto di amore al Padre e ai fratelli. L'ultima cena, come la cena di Emmaus, come i racconti di moltiplicazione dei pani sono una continua testimonianza di questa esistenza in dono e un continuo appello a fare di noi stessi un dono a Dio e ad ogni figlio di Dio che incontriamo.

Vi è una terza dinamica che ogni celebrazione liturgica dovrebbe poter innescare in noi. È il richiamo forte, l'appello pressante al banchetto eterno, preparato dal Signore per i suoi, alla fine dei tempi. Questo sguardo al futuro che ogni eucaristia ci permette di gettare non è fuga dall'oggi ma prospettiva verso cui ci sentiamo incamminati e impegno a collaborare con Dio nell'edificazione del suo regno, fino al suo ritorno.

La celebrazione liturgica odierna ci consente di rimettere al centro della nostra fede l'eucaristia. Siamo chiamati a vivere ogni eucaristia con uno sguardo al passato, di cui facciamo memoria viva nell'oggi e che ci proietta nel futuro di Dio. Siamo chiamati a vivere la nostra vita come avvolta e immersa in una storia di salvezza e di amore che ci precede e, continuamente, ci supera. Siamo chiamati a contemplare le grandi opere di Dio, dicendo semplicemente: grazie!

 

Commento di don Adriano Caricati

tratto da "Il pane della Domenica. Meditazioni sui vangeli festivi" Anno C
Ave, Roma 2009

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