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Epifania del Signore anno C. "Dio, Padre di tutti"

Basta avere il desiderio, l'ansia della ricerca, come quella dei Magi, e c'è sempre una stella che fa strada. Ma poi bisogna avere il coraggio di uscire dal chiasso e come i Magi provare a vedere e vivere la vita come ricerca di una gioia che ci appartiene.

Sappiamo che la Chiesa sottolinea in modo solenne i giorni che raccontano il cammino che Dio ha fatto e fa per la salvezza di tutti gli uomini, anche e soprattutto dopo il peccato originale.

Subito, dopo la Sua nascita, attraverso il racconto della incredibile ricerca dei Magi, Gesù volle manifestare che se Lui era tra noi, non lo era per alcuni privilegiati, come il popolo ebraico, ma per tutta l'umanità, senza distinzione: un amore universale.

Ogni uomo o donna diventa, con l'Epifania, un chiamato a fare parte del Regno di Dio.

Con questa solennità, la Chiesa ci ricorda che Dio chiama tutti e rende possibile che tutti, ma proprio tutti, siano Suoi figli, cui è preparata la vera Casa, il Suo Regno.

Per questo l'Epifania è Festa solenne: festa in cui tutti noi ci dovremmo sentire felici nel sapere che Dio ci invita a tornare da Lui, sapendo che Lui è Colui che ci cerca per primo.

Il racconto dell'Epifania ha il sapore, per il modo come è narrato, di una meravigliosa fiaba, ma tale non è, perché è grande e reale Evento, quasi impossibile da pensare in questo mondo.

Siamo talmente abituati a cercare 'stelle della terrà, che sono le cose senza vita, o desideri che muoiono con noi, da non riuscire più ad affidarci alla delicatezza dell'amore che si fa cercare, cercandoci, ci guida come la stella dei Magi nella ricerca, per farsi trovare.

Ma occorre alzare la testa in un mondo che fa di tutto per oscurare il cielo... come fecero i Magi! "Nato Gesù a Betlemme, al tempo del re Erode, alcuni magi giunsero dall'Oriente a Gerusalemme e domandavano: 'Dov'è il re dei Giudei? Abbiamo visto sorgere la sua stella e siamo venuti per adorarLo'.

All'udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. Gli risposero: 'A Betlemme di Giuda, perché così è scritto per mezzo del profeta: 'E tu Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo Israele'.

Allora Erode chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme esortandoli: 'Andate e informatevi accuratamente del bambino e quando l'avrete trovato fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo'. Udite le parole del re essi partirono.

Ed ecco la stella, che avevano visto al suo sorgere, li precedeva finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il Bambino. A vedere la stella essi provarono una grandissima gioia e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro Paese". (Mt. 2, 1-12) C'è una ragione perché la Chiesa dà tanta importanza alla Epifania. E' il giorno della chiamata fatta a noi per appartenere al Regno dei Cieli. Non più orfani senza domani, una condizione inaccettabile, che pone la triste domanda su che serva nascere se non c'è un domani a lungo termine, che dimostri che vivere qui non è solo provvisorietà - anche se tante volte viviamo proprio delle provvisorietà, come se la salute, il benessere, la fama e quanto vogliamo di terreno, potessero essere sufficienti a riempire un cuore che vuole altro.

Se siamo onesti con noi stessi - e dovremmo esserlo per fare onore alla nostra natura di persone dotate di intelligenza e capacità di ricerca continua - tante volte lo stesso desiderio che ebbero i Magi, diventa il nostro. E' quella ricerca soprannaturale che poi nella fede ci mostra Gesù come fu contemplato dai Magi.

Tanti fratelli, nella storia, e forse li abbiamo conosciuti da vicino, hanno vissuto il tempo della vita, accontentandosi e cercando ciò che è terreno, come se la terra potesse dare ciò che non ha.

Ma per tanti, c'è stato e c'è un momento che, raggiunti dalla Grazia, li ha portati a mettersi alla ricerca del Messia, e la loro vita è cambiata totalmente e questo non solo per grandi santi, come S. Francesco d'Assisi, S. Ignazio di Loyola, ma per una moltitudine di sinceri e veri cristiani.

Ne ho conosciuti parecchi! Ricordo la vicenda di un uomo che a lungo si era completamente disinteressato della vita spirituale, convinto che a lui bastassero le gioie di quaggiù.

Ma ci fu un momento in cui la Grazia fece cadere la scena illusoria su cui aveva impostato la vita e gli mostrò la luce. "Sono felice, mi diceva, adesso vivere è altro, sa di immensità del cielo e quello che è bello, in un mondo di finti amori e amici, si affaccia il volto del Padre che è davvero l'AMORE".

D'altra parte, per la nostra stessa natura, non possiamo trovare la felicità in ciò che il mondo ci offre con ostinatezza. Tutto alla fine lascia l'amarezza e nulla riesce a rendere felici nelle profondità del nostro essere, così, poiché Dio continua con pazienza ed incessantemente a bussare alla nostra porta, viene il momento in cui si sente la voglia di alzare gli occhi e di trovare la sorgente della vera felicità. Credo che questa sia la storia di tanti che mi leggono!

Basta avere il desiderio, l'ansia della ricerca, come quella dei Magi, e c'è sempre una stella che fa strada. Ma poi bisogna avere il coraggio di uscire dal chiasso e come i Magi provare a vedere e vivere la vita come ricerca di una gioia che ci appartiene.

"Uno degli aspetti - affermava Paolo VI - oggi più considerati della festa della Epifania, è quello della universalità del cristianesimo. Cioè, dopo il Natale, la Chiesa si domanda: per chi è venuto Gesù Cristo? E risponde: per tutti gli uomini. Non era Ebreo il Signore? E non era il popolo ebraico un popolo chiuso nella sua razza e nella sua religione? Sì, ma è appunto questo l'aspetto meraviglioso della Incarnazione. Essa ha carattere universale: riguarda non soltanto il popolo eletto nell'Antico Testamento; ma riguarda tutti i popoli; riguarda tutti i tempi e tutti i luoghi; interessa la storia e interessa tutta la terra. E' destinata a tutta l'umanità, anzi crea il concetto nuovo e svela il vero destino della umanità".

Ed è veramente il grande dono della Epifania, la chiamata dei popoli a fare parte del Suo Regno; è ciò che fa della solennità della Epifania una festa centrale della Chiesa.

Quello che vorrei ancora sottolineare è la ricerca di Dio da parte dei magi e la loro gioia nel trovare il Bambino a Betlemme.

Se è vero che tutti sentiamo la nostalgia di Dio, nostro vero Creatore e Padre, dovremmo fare della nostra vita una continua ricerca.

Ma oggi è soprattutto giusto che con la Chiesa ringraziamo Dio di avere mostrato la Sua bontà.

Non accettava di vederci figli senza casa patema e senza futuro, così, ha concretamente rotto, con l'Epifania, una barriera che ci divideva da Lui. Per questo è una grande Solennità.

Purtroppo il consumismo è sempre pronto a cogliere le occasioni di feste religiose, per renderle un mercato di consumi. Basta pensare a come l'Epifania è diventata la festa dei doni, forse imitando i Magi, ma senza la loro fede.

Occorre invece entrare nel vero spirito della Epifania: Dio che viene e chiama, come fece con i Magi. Scriveva don Tonino Bello:

"Oggi è l'Epifania, festa della universalità della Chiesa. Festeggiamo cioè una Chiesa che si allarga a tutti i popoli: che non si chiude nel suo campanile, non rifiuta l'altro, ma ha le porte e le finestre aperte, anzi spalancate. La festa della Epifania ci ricorda che non siamo un insieme di persone chiamate a raccolta per giustificarci. La Chiesa è il popolo di Dio che annuncia la salvezza e lo fa con estrema liberalità, accettando la diversità. Accettare la diversità è una cosa grande. Mi sembra sciocco avere paura dell'irruzione dei terzomondiali perché sono maomettani.

Ma che paura avete? Alcuni dicono, rimproverando noi vescovi o il Papa, di essere troppo solleciti nella accoglienza; dicono che stiamo imbarbarendo la cristianità.

Ma che paura avete? Abbiamo avuto la grazia dal Signore di essere suoi fedeli, di stare al suo servizio. Nostra missione è di testimoniare Lui, il Risorto. Qualche volta con la parola, ma soprattutto con i gesti, con la vita. Se sono gesti buoni la gente lo vede. E' impossibile che non li veda". Non resta che ringraziare Dio che noi siamo stati chiamati al suo Regno, appena è iniziata la vita, nel Battesimo. Non ci resta che fare della nostra vita un continuo cammino e una appassionata ricerca per trovare e vivere in Gesù e con Gesù. Questo è il senso vero della nostra appartenenza alla Chiesa di Dio. Non resta che dire a tutti voi: Facciamo della nostra vita, come i Magi, una continua ricerca di Gesù, per conoscere e sperimentare la vera gioia. Auguri.

Mons. Antonio Riboldi

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