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II Domenica di Avvento anno B. "Fate dunque frutti degni di conversione!”

Anche in questa domenica la Parola proclamata nella liturgia ci invita a prepararci alla Venuta del Signore.

Ma se nella I domenica di Avvento si chiedeva la vigilanza, oggi è richiesta ai cristiani la conversione, il ritorno a Dio, un cambiamento di mentalità e di vita capace di mostrare la differenza del cristiano rispetto a quanti non hanno il dono della fede. Occorre preparare una strada per il nuovo esodo che il Signore stesso aprirà (cf. Is 40,1-5); occorre convertirsi nei giorni di vita che il Signore concede a ciascuno di noi, così da sperare in cieli nuovi e terra nuova; occorre mettersi in ascolto della predicazione di Giovanni il Battezzatore che, da autentico profeta, proclama una parola da parte di Dio e ferisce il cuore di chi lo ascolta, aprendolo al grande dono della conversione che libera (cf. Mc 1,4).

 Nel tempo dell’Avvento due figure, con la loro vita e la loro vicenda, appaiono ai nostri occhi come i testimoni che tutto predispongono per la venuta del Signore: Giovanni, chiamato «il precursore», colui che cammina davanti al Messia, e Maria, la madre del Messia, colei che l’ha portato nel suo grembo. Giovanni si manifesta come inviato da Dio secondo la profezia di Isaia (cf. Is 40,3): nel deserto non organizza adunate di folle attorno a sé, anzi scoraggia e ammonisce chi lo cerca solo per sfuggire ancora una volta alle esigenze poste dall’incontro con il Signore: “chi vi ha suggerito di sottrarvi all’ira imminente? Fate dunque frutti degni di conversione!” (Mt 3,7-8). Fattosi “voce”, egli grida e chiede con risolutezza l’impegno personale di fronte al Signore, annuncia il Veniente, il Signore che immergerà i credenti non in acqua soltanto – come egli fa –, ma nello Spirito santo (cf. Mt 1,8). Per il vangelo secondo Marco, Giovanni che appare nel deserto segna sì l’inizio della buona notizia riguardante Gesù Cristo, ma è anche la figura riassuntiva di tutto l’Antico Testamento. Giovanni appare e inizia la sua predicazione per compiere tutta la profezia: egli è vestito, vive e predica come un profeta, è il nuovo Elia (cf. Mc 1,6)! Quella profezia che da cinque secoli taceva in Israele, riemerge nuovamente in Giovanni, ritrova in lui la sua voce. Ed ecco la grande consolazione per il popolo del Signore: la salvezza, l’esodo, l’uscita dall’oppressione è annunciata e sta per essere compiuta dal Signore Veniente.

Anche dopo la venuta del Signore nella carne in Gesù di Nazaret, i cristiani devono restare in attesa di quella Venuta che avverrà nella gloria, non nel segreto della fede, e che sarà manifesta all’intera creazione. Perciò, qui e oggi, ogni cristiano è chiamato a preparare una strada nelle sabbie del proprio cuore per raddrizzare il cammino e ritornare sulla via che conduce al Signore: si tratta di colmare i vuoti del proprio comportamento, di abbassare le colline dell’orgoglio e dell’arrogante autosufficienza (cf. Lc 3,5; Is 40,4). È un agire concreto, che deve trovare visibilità nella vita del cristiano: solo così la strada percorsa dal Signore e da noi in vista dell’incontro sarà senza ostacoli!

 La voce di Giovanni, ieri come oggi, è la voce dei profeti, uomini e donne che Dio non lascia mai mancare alla sua chiesa. Sovente ci lamentiamo per l’assenza di profeti attorno a noi, ma dovremmo chiederci se non dipende dalla nostra incapacità ad ascoltare la loro voce che chiede conversione. È molto più facile prestare orecchio alle voci seducenti di chi dice: «Tutto bene nella chiesa! Tutto bene nella società!», che non ascoltare chi ci disturba, ci convince di peccato e ci chiama a conversione. Sì, Giovanni indirizza il suo messaggio anche a noi, oggi, perché Cristo è ancora il Veniente; Giovanni è l’Elia che precede il ritorno del Signore alla fine dei tempi: e noi siamo alla fine dei tempi.

Enzo Bianchi

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