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II Domenica di Avvento anno C. L'autostrada della conversione interiore

La seconda domenica di Avvento ci immette nel duplice clima dell'attesa e del cambiamento della nostra vita, in ragione dell'imminente apertura della porta santa del Giubileo della Misericordia e dell'imminente solennità del santo Natale.

 

Nella dinamica del cammino spirituale che siamo chiamati a fare, noi cristiani, per questo duplice importante motivo di vita interiore, abbiamo una duplice stella di riferimento in questi giorni: la Madonna e San Giovanni Battista. Entrambi ci introducono nel mistero del Natale e nella celebrazione dell'anno santo. Oggi, nella liturgia della parola, emerge con maggiore autorevolezza la figura del precursore, di cui vengono indicate, nel testo del Vangelo di Luca, le coordinate storiche e motivazionali, per cogliere il Lui, la voce potente che grida nel deserto, perché l'umanità intera si converta e creda fermamente nella venuta e nella missione del Redentore.
Ma chi era Giovanni Battista e cosa ci dice per questo Natale e per il cammino giubilare che stiamo iniziando a fare? La risposta la troviamo nel vangelo di oggi, ed è una risposta estremamente impegnativa per tutti, che scuote le nostre coscienze e che chiede un'immediata cambiamento di direzione di marcia. Certo come su tutte le strade di questo mondo a senso unico, come spesso è la nostra vita, che si sviluppa nella sola direzione orizzontale, dobbiamo trovare lo svincolo prossimo e più opportuna per ritornare sui nostri passi o per cambiare completamente direzione nel nostro agire da cristiani. Giovanni è la «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato; le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie, spianate. Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!». Questa voce dobbiamo ascoltare nel deserto di questa umanità, poco attenta ad ascoltare il Signore che parla, ancora oggi, attraverso i suoi profeti, a partire dalla voce di un altro Giovanni dei nostri tempi che è Papa Francesco. Lui, mediante il dono del Giubileo della Misericordia ci ha voluto richiamato proprio questo fondamentale dovere di ascoltare il Signore in quest'oggi della storia dell'umanità e della storia di una chiesa, ferita per tanti scandali e per tante infedeltà al Signore. Dobbiamo tutti raddrizzare le strade che portano al Signore e farle diventare autostrade dell'amore e della misericordia. Per realizzare questo prioritario scopo del nostro essere cristiani, ci sovviene il contenuto del brano della seconda lettura di questa domenica di Avvento, tratto dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési, che scrive parole di grande speranza: "Fratelli, sempre, quando prego per tutti voi, lo faccio con gioia a motivo della vostra cooperazione per il Vangelo, dal primo giorno fino al presente. Sono persuaso che colui il quale ha iniziato in voi quest'opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù".
Quest'opera buona è sia il nuovo anno liturgico che abbiamo appena iniziato e soprattutto l'anno giubilare che inizia, dopodomani, 8 dicembre 2015.
Cosa ci deve guidare in questo cammino spirituale è lo stesso apostolo a ricordarcelo: "Dio mi è testimone del vivo desiderio che nutro per tutti voi nell'amore di Cristo Gesù. E perciò prego che la vostra carità cresca sempre più in conoscenza e in pieno discernimento, perché possiate distinguere ciò che è meglio ed essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo, ricolmi di quel frutto di giustizia che si ottiene per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio".
Vivere nell'amore di Cristo, crescere nella carità, aumentare il livello di conoscenza del mistero, essere integri e irreprensibili per la venuta di Cristo, essere ricolmi di giustizia avendo a modello il Giusto e il Santo che è Dio.
Un programma di vita impegnativo, ma comunque accessibile a tutti. Basta la buona volontà, avere le giusta considerazione della fede che abbiamo accettato di vivere e coltivare una speranza che va oltre il tempo dell'attesa e si colloca nell'eternità. Perciò, facendo nostro il programma di vita che il Profeta Baruc stila per la Gerusalemme del suo tempo, noi stiliamo lo stesso programma di vita spirituale e morale per le tante Gerusalemme di mondo moderno, dove il pianto è la costante di ogni momento della sua esistenza. Da questa logica del negativo dobbiamo uscire accogliendo l'invito del Profeta.
Deporre le armi della malinconia che rattristiamo noi stessi, gli altri e Dio e armarsi delle armi della vera gioia; farsi belli nel cuore e nell'anima e non solo nel corpo e nel fisico; cercare la giustizia e la pace in ogni cosa e situazione della vita, lottando con tutte le nostre forze, perché questi valori si affermino sempre più nelle città degli uomini. Lottare con le armi della preghiera e del perdono i nemici che non vogliono la pace e non cercano la giustizia; proclamare un anno di riconciliazione e misericordia per tutti gli esseri umani, oggi presenti su questa Terra. E' questo il programma di un'intera vita che dobbiamo amare e proteggere, perché ci è stata donata da Dio e a Lui la dobbiamo riconsegnare accresciuta nei meriti e nella santità, che il tempo ci ha permesso di poter aumentare mediante il dono della fede, della speranza e della carità.
Pertanto, sia questa la nostra preghiera, alla vigilia del grande giubileo della misericordia: "Dio grande e misericordioso, fa' che il nostro impegno nel mondo non ci ostacoli nel cammino verso il tuo Figlio, ma la sapienza che viene dal cielo ci guidi alla comunione con il Cristo, nostro Salvatore". Amen.

Padre Antonio Rungi

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