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III Domenica di Pasqua anno B. La fede nel Signore Risorto

Il vangelo odierno ci presenta un’ulteriore manifestazione di Gesù risorto ai suoi discepoli, quella narrata nell’ultima pagina del vangelo secondo Luca.

Come già vedevamo nel brano giovanneo di domenica scorsa, è sempre il Signore vivente che prende l’iniziativa e sorprende gli undici, mentre essi sono intenti a proclamare che il Risorto è apparso a Simone (cf. Lc 24,34) e ai due discepoli pellegrini sulla via di Emmaus (cf. Lc 24,35).

 Facendosi presente in mezzo ai suoi discepoli, Gesù comunica loro innanzitutto la sua pace – “Pace a voi!” –; egli però conosce i loro cuori e sa bene che in realtà essi non credono alla sua resurrezione: “Stupiti e spaventati essi credevano di vedere uno spirito”. In altre parole, gli undici non credono a una reale presenza di Gesù quale risorto da morte, reale come quando camminava con loro sulle strade della Galilea e della Giudea, ma pensano di essere di fronte all’apparizione dello spirito di Gesù; si ripropone così quanto era avvenuto il giorno in cui Gesù era andato verso i discepoli camminando sulle acque ed essi avevano pensato di trovarsi di fronte a “un fantasma” (Mc 6,49). Davvero non basta una fede generica, anche se entusiasta, in una sopravvivenza di Gesù o in un ritorno del suo spirito dai morti, e l’evangelista ce lo dice con parole che possono apparire paradossali: “Per la grande gioia ancora non credevano”… La fede nel Signore risorto deve invece essere adesione a una presenza viva, una presenza che può essere spiegata e rivelata solo tramite le Sante Scritture e il ricordo delle parole di Gesù (cf. Gv 2,22).

 Gesù interroga poi i discepoli, mettendo in luce con benevolente comprensione i loro dubbi, e nel contempo mostra loro i segni del suo corpo glorioso; la sua è carne risorta da morte; non un cadavere rianimato né un semplice spirito la cui funzione sarebbe quella di indicare una continuazione della causa di Gesù anche dopo la sua morte: “Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; uno spirito non ha carne e ossa come vedete che io ho”. In queste affermazioni è contenuto tutto il realismo della resurrezione, ossia la difesa della fede nella resurrezione del corpo contro quelli che, allora come oggi, sono tentati di sminuire l’evento della resurrezione e di ridurlo a una generica sopravvivenza dell’insegnamento del rabbi e profeta Gesù di Nazaret…

 Ma a questo punto il Risorto, facendosi ancora una volta commensale dei suoi discepoli, approfondisce per loro il senso della propria resurrezione: un evento che fa di Gesù il Cristo, il Messia, perché “così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno”. Appare dunque in tutta la sua evidenza il fondamento ultimo della fede pasquale: le parole di Gesù unite a “tutte le cose scritte su di lui nella legge di Mosè, nei profeti e nei salmi”. Sì, la nostra fede è generata dall’ascolto della Parola di Dio contenuta nelle Scritture dell’Antico e del Nuovo Testamento, rilette alla luce della morte e resurrezione di Gesù: da quel “primo giorno dopo il sabato” (Lc 24,1), tutte le Scritture e tutte le parole di Gesù sono profezia del mistero pasquale!

 Non si dimentichi in proposito quanto si legge in un episodio presente proprio e solo nel vangelo lucano. Nella parabola del povero Lazzaro e del ricco egoista, Abramo si rivolge a quest’ultimo dicendo: “Se i tuoi fratelli non ascoltano Mosè e i profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi e crederanno” (cf. Lc 16,31). Va detto con chiarezza: senza ascolto delle Scritture non è possibile una fede pasquale autentica; possono esserci entusiasmo, visione dello straordinario, sete di miracoli, ma tutto questo non basta. “Cristo fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture” (1Cor 15,4): la chiesa ha compreso la straordinaria importanza di questa affermazione, al punto da inserirla al cuore della sua confessione di fede proclamata ogni domenica…

 A partire dall’esodo pasquale di Gesù, il suo Vangelo deve essere predicato a tutte le genti, affinché si convertano, cioè facciano ritorno a Dio, e accedano alla buona notizia della remissione dei peccati. Nel consegnare ai suoi questa rivelazione, il Risorto già rivolge lo sguardo alla missione della chiesa che si apre in quel giorno, “cominciando da Gerusalemme” e destinata a giungere fino a Roma (cf. At 28,11-30). Ecco perché egli rivolge agli undici un’ultima parola, che suona come un mandato perenne: “Di questo voi siete testimoni”. Gli apostoli dovranno essere testimoni della morte e resurrezione di Gesù, e a ciò saranno abilitati dallo Spirito santo, potenza di Dio che scenderà su di loro tramite l’intercessione dello stesso Gesù (cf. Lc 24,49). Questa è anche la testimonianza richiesta a noi, che sulla parola degli apostoli abbiamo creduto alla resurrezione di Gesù…

Ascoltate il figlio amato
Il vangelo festivo Anno B
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