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III Domenica di Pasqua. Una domanda da paradiso: “Mi ami tu?”

L'amore di Pietro era sempre stato sincero e profondo, nonostante le debolezze che venivano a galla nelle difficoltà. Pietro è il vero testimone della fragilità che ci portiamo addosso, tutti.Da qui la domanda di Gesù: "Mi ami?". Una domanda che, di fronte alle difficoltà o alle nostre debolezze, a volte, mette in imbarazzo anche noi nel rispondere: "Signore, tu sai che ti amo".

Ci sono delle domande che misteriosamente il Cielo ci pone.
Forse ci colgono all'improvviso e svelano la verità dei nostri rapporti con Dio o, se vogliamo, i nostri rapporti con il vero senso della vita. Domande che, a volte, suscitano imbarazzo, soprattutto quando vanno diritte alla coscienza, che non può mettere un velo alla verità.
Meditiamo con accuratezza il Vangelo di Giovanni, facendoci aiutare dallo Spirito Santo, perché da soli non ce la facciamo.
Lasciamoci prendere la mano e il cuore dalle domande di Gesù, rivolte a Pietro, ma, oggi, a ciascuno di noi.
Racconta Giovanni che i discepoli, dopo la grande paura, avevano lasciato Gerusalemme ed erano tornati all'antico loro lavoro: la pesca. Avevano abbandonato tutto per stare vicino a Gesù, ma, dopo la crocifissione, si erano ritrovati come orfani nella vita. Erano tornati alla pesca, forse per riprendere un filo della vita, che offre speranza, sentendosi vittime della rassegnazione.
Eppure Gesù, giorni prima, era apparso a loro nel cenacolo, aveva offerto la Pace, non solo, ma aveva lasciato una missione: "Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi". E aveva alitato su di loro e detto: "Ricevete lo Spirito Santo, a chi rimetterete i peccati saranno rimessi, e a chi non li rimetterete non saranno rimessi" (Gv 20, 19).
Ma è sempre duro il cammino della fede...per tutti!
Così, nonostante quella apparizione, che si era ripetuta una settimana dopo, per fugare i dubbi di Tommaso, nei discepoli era rimasta un'ombra. Da qui il ritorno al vecchio mestiere di pescatori sul mare di Tiberiade.
Ed ancora lì, Gesù li raggiunge, sempre non facendosi riconoscere a prima vista.
"Quando era già l'alba, Gesù si presentò sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: Figlioli, non avete nulla da mangiare? Gli risposero: No. Allora disse loro: Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete. La gettarono e non potevano tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: E' il Signore! Simon Pietro appena udì che era il Signore, si cinse ai fianchi la sopravveste, perché era spogliato e si gettò in mare. Lo seguirono gli altri, tirando a terra la rete con i pesci. Gesù disse loro: Venite a mangiar. E nessuno dei discepoli osava domandarGli: Chi sei?, poiché sapevano che era il Signore" (Gv 21, 4-12).
È davvero l'incontro della debolezza umana nella fede, come forse è la nostra: una debolezza che Gesù comprende e...apprezza!
Gesù, infatti, ama i 'deboli', i 'poveri', quelli cioè che non chiudono le porte alla verità di Dio, per fare spazio ad una loro presunta certezza di sapere tutto e...sanno nulla!
Ed è davvero meraviglioso come Gesù si rivolga spesso ai 'semplici di cuore', perché sa che ascoltano. Lo vediamo nella storia dei santi e di tanti uomini, donne e giovani, che si pongono davanti alla fede con l'arrendevolezza del bambino, che ama affidarsi e non teme di rivolgere le domande più impegnative.
Gesù sapeva molto bene quanto i suoi lo avessero amato e Lo amavano e quanto fossero amareggiati, come quando si perde il punto di riferimento nella vita, specie se è una persona che si è amata tanto.
Ci doveva essere tanta nostalgia di Gesù nei Suoi.
Ma, come per sfuggire alla tentazione di considerare 'chiuso' un capitolo della vita, che aveva spalancato le porte della speranza...li troviamo a pescare sul lago di Tiberiade! Quel lago era stato 'il luogo di vita con Gesù': l'aveva scelto per la sua missione tra di noi. Lì aveva annunciato la Buona Novella del Vangelo al mondo: quella Buona Novella che è giunta intatta a noi, dopo essere stato 'il luogo di vita' di tanti, ma tanti, nei secoli: "Passerà il cielo e la terra, ma le mie Parole non passeranno".
Era attorno a quel lago di Galilea, che Gesù aveva dato prova del suo grande amore, non solo annunciando il Vangelo, ma avendo sempre 'compassione delle folle, pecore senza pastore'.
Quel 'luogo' è un 'richiamo interiore' per gli Apostoli. E Gesù non li delude!
Sceglie il lago di Tiberiade come 'incontro dopo la resurrezione', per continuare la missione che è giunta fino ai nostri giorni.
Si presenta come 'viandante', seduto, stanco ed in cerca di cibo. Vede i Suoi che tornano a riva con le loro barche, dopo una pesca andata totalmente a vuoto.
È proprio lo stile di Dio mostrarci, anche nei fatti semplici della nostra vita quotidiana, che, quando si è soli nelle scelte o nell'operare, si prova sempre la sensazione di chi torna 'a mani vuote'.
È la confessione della nostra debolezza, che tanti forse non sanno vivere, affidandosi a 'risultati umani', che possono soddisfare, ma il più delle volte lasciano l'amaro in bocca, come se...i nostri 'impegni' alla fine risultassero 'barche che tornano vuote, nonostante la fatica'.
Gesù si presenta come uno che ha fame e dice: "Non avete nulla da darmi da mangiare?". E quando tornano dalla pesca miracolosa li invita: "Venite a mangiare."
"E nessuno, racconta Giovanni, osava domandargli chi fosse... poiché sapevano bene che era il Signore!"
Qui inizia un dialogo con Pietro, che lascia stupiti, come si respirasse aria veramente di resurrezione: uno di quei dialoghi tra Dio e l'uomo, che forse vorremmo avvenisse anche tra Lui e noi, se davvero abbiamo la fede di Pietro.
"Quand'ebbero finito di mangiare, Gesù disse a Simon Pietro: Simone di Giovanni, mi ami tu più di costoro? Gli rispose: Certo, Signore, tu lo sai che io ti amo. Gli disse: Pasci i miei agnelli. Gli disse di nuovo: Simone di Giovanni, mi ami? Gli rispose: Certo, Signore, tu sai che io ti amo. Gli disse: Pasci le mie pecorelle. Gli disse per la terza volta: Simone di Giovanni, mi ami? Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli dicesse: Mi ami? e gli disse: Signore, tu sai tutto, tu sai che io ti amo. Gli rispose Gesù: Pasci le mie pecorelle. In verità in verità ti dico, quando eri giovane ti cingevi la veste da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani e un altro ti cingerà le vesti e ti porterà dove tu non vuoi. Questo gli disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E detto questo aggiunse: Seguimi" (Gv 21, 1-19).
Si rimane senza parole, meditando questa inaspettata irruzione di Gesù nel cuore di Pietro.
Sappiamo, leggendo il Vangelo, come Pietro avesse, fin dal primo momento della chiamata, mostrato tutta la sua generosità nel donarsi totalmente a Gesù, al punto che, quando i discepoli che seguivano il Maestro, davanti al discorso dell'Eucarestia: "Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue avrà la vita eterna" se ne erano andati e non erano più tornati, Gesù, vedendo che il suo amore totale non era stato capito ed accolto, si era rivolto agli Apostoli, che 'stavano con Lui fin dall'inizio' e, proprio da Simon Pietro, che pure forse non capiva il Dono, aveva avuto la risposta sicura: 'Signore da chi andremo?'.
Ma è anche lo stesso Pietro che, pur avendo giurato di difendere il Maestro a costo della vita, nel momento del processo si era poi di fatto dato alla fuga. Una strana fuga, non voluta dall'amore, ma causata dalla paura, al punto di negare l'evidenza: Gesù non l'aveva mai conosciuto e lo aveva giurato...fino al canto del gallo! In quel momento aveva ricordato le parole di Gesù: "Quando il gallo canterà, tu mi avrai rinnegato tre volte".
E il Vangelo riportando quel momento drammatico della vita di Pietro afferma: 'Pianse amaramente'.
L'amore di Pietro era sempre stato sincero e profondo, nonostante le debolezze che venivano a galla nelle difficoltà. Pietro è il vero testimone della fragilità che ci portiamo addosso, tutti.
Da qui la domanda di Gesù: "Mi ami?". Una domanda che, di fronte alle difficoltà o alle nostre debolezze, a volte, mette in imbarazzo anche noi nel rispondere: "Signore, tu sai che ti amo".
Ma è davvero grande l'Amore di Dio, pronto a tendere la sua mano per farci continuare il cammino della fede, spesso fragile. Incredibile.
E se questa domanda ce la facesse ora? Cosa risponderebbe ciascuno di noi?
Ma la domanda rivolta a Pietro, non è solo per una conferma di amore, ma per potergli affidare una missione: 'Pasci le mie pecorelle', ossia il mandato di guidare la Sua Chiesa, la missione del nostro Sommo Pontefice.
E verrà il momento in cui Pietro risponderà con totale generosità, dopo la Pentecoste, senza più tentennamenti, confermando con la vita le parole pronunciate: 'Signore, tu sai che ti voglio bene'.
Raccontano gli Atti degli Apostoli: il sommo sacerdote aveva proibito agli apostoli di parlare di Gesù, ma...
"Pietro rispose: Bisogna obbedire prima a Dio, piuttosto che agli uomini. Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù, che voi avete ucciso, appendendolo alla croce. Dio lo ha innalzato con la sua destra, facendolo capo e Salvatore, per dare ad Israele la grazia della conversione e il perdono dei peccati. E di quei fatti, siamo testimoni noi e lo Spirito Santo, che Dio ha dato a coloro che si sottomettono a Lui. Allora li fecero fustigare. Ma essi se ne andarono dal sinedrio lieti di essere stati oltraggiati per amore del Nome di Gesù" (At 5, 29).
Con Gesù Risorto ogni paura è scomparsa... ogni paura scompare!
Anche OGGI Gesù continua ad interpellarci: "Mi ami tu?" Cosa Gli rispondiamo?

Mons. Antonio Riboldi

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