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III Domenica di Quaresima anno A. L'acqua della vita

Dopo averci presentato le tentazioni di Gesù e la sua trasfigurazione, questo anno liturgico A ci fa compiere un percorso che ci aiuta a comprendere sempre di più il battesimo attraverso brani del quarto vangelo. Oggi meditiamo sull’incontro tra Gesù e la samaritana, nel quale è rivelato il dono dell’acqua della vita.

Gesù deve tornare dalla Giudea in Galilea e potrebbe farlo risalendo la valle del Giordano. Ma l’evangelista scrive che egli «doveva attraversare la Samaria»: è una necessità non solo geografica ma anche divina, perché Gesù agisce in obbedienza al Padre che lo ha inviato, perché la sua missione di salvezza non è ristretta a Israele ma riguarda tutti gli uomini (cf. Gv 12,47). Egli sceglie dunque di incontrare anche i samaritani, «eretici» e scismatici che da secoli erano separati dai giudei per motivi religiosi ed erano giunti a rinnegare il tempio di Gerusalemme e a costruirne uno sul monte Garizim, e così abbatte anche questa barriera, e per questo riceverà l’accusa e l’insulto di chi non comprende il suo comportamento: «Sei un samaritano, un indemoniato!» (Gv 8,48), cioè “sei passato all’altra parte!”.

Gesù arriva in Samaria nell’ora più calda del giorno e si siede presso il pozzo di Sicar, il pozzo di Giacobbe (cf. Gen 33,18-20): è affaticato e assetato ma non ha alcun mezzo per attingervi l’acqua. Giunge anche una donna che, a causa del suo comportamento immorale pubblicamente riconosciuto, è costretta a uscire per strada a quest’ora per non imbattersi in quanti la disprezzano. Facendosi mendicante presso di lei Gesù le chiede ospitalità, rivolgendole una domanda che svela tutta la sua autorevolezza, la sua capacità di accrescere l’altro: «Dammi da bere», condividi con me l’acqua… La donna, stupita da tale abbassamento, ribatte: «Come mai tu, giudeo, chiedi da bere a me, donna samaritana?».

Si apre allora un dialogo in cui i due interlocutori si svelano progressivamente. «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti parla, tu stessa gli avresti chiesto da bere ed egli ti avrebbe dato acqua viva», afferma Gesù, il quale sa che c’è una sete più profonda della semplice acqua e che il pozzo simboleggia la Torah, l’insegnamento di Mosè. Gesù sa anche che questa donna, figura della Samaria adultera (cf. Os 2,7), ha cercato di placare la sua sete attraverso vie sbagliate: ha avuto diversi uomini, ha bevuto ogni sorta di acqua… E così Gesù le svela la sua condizione, ma senza rimproverarla o condannarla, bensì invitandola a ritornare al Dio vivente (cf. Os 2,18); la donna accetta di mettersi in gioco e riceve in cambio una promessa inaudita: «L’acqua di questo pozzo», così come l’insegnamento di Mosè, «non disseta per sempre. Ma chi beve dell’acqua che io gli darò non avrà mai più sete; quest’acqua diventerà in lui sorgente che zampilla per la vita eterna». Sì, dissetarsi con l’acqua donata da Gesù significa scoprire in sé una fonte inesauribile, perché quell’acqua è lo Spirito effuso da Gesù nei nostri cuori (cf. Gv 7,37-39; 19,30.34)!

A questo punto la domanda che Gesù aveva fatto alla donna diviene domanda della donna a Gesù: «Signore, dammi quest’acqua!». Essa però deve fare un passo ulteriore, deve ammettere di essere incapace di comunione, di aver conosciuto tanti padroni ma nessuno sposo. Di più, scoprendo se stessa attraverso il racconto fattole da Gesù, scopre che egli è un profeta, e gli chiede dov’è possibile adorare il Dio vivente: a Gerusalemme o sul Garizim? Ed ecco il grande annuncio: «Donna, è giunta l’ora in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in Spirito e Verità», cioè nello Spirito santo e in Gesù Cristo che è la verità: il luogo del culto non è più un tempio di pietre ma la nostra persona, corpo di Cristo (cf. 2Cor 13,5) e tempio dello Spirito (cf. 1Cor 6,19)! Sentendosi accolta, la donna confessa la propria sete profonda, quella del Messia, e si sente rispondere da Gesù: «Io sono il Messia che attendi». L’incontro con Gesù l’ha trasformata in una creatura nuova e l’ha abilitata ad essere testimone e anche evangelizzatrice: essa corre dunque in città ad annunciare a tutti di aver incontrato il Messia, sorgente di ogni dono.

È così anche per noi che abbiamo ricevuto nel battesimo lo Spirito santo e il nome di cristiani: siamo chiamati a discernere nei nostri cuori la fonte zampillante dello Spirito, che è remissione dei peccati e ci rende amici di Cristo e suoi testimoni tra gli uomini.

Enzo Bianchi

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