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Maria Ss. Madre di Dio

Maria che "serbava tutte queste cose nel suo cuore", "ha ascoltato la Parola e la conserva in un cuore onesto e buono" (cfr. Lc 8,15). Il custodire non è un semplice serbare nello scrigno della sua memoria, ma sottolinea il "mettere insieme" le diverse parti di una realtà che piano piano le si rivela. Custodire è un verbo che in molte altre occasioni viene tradotto con "meditare".

 

 

È passata una sola settimana dalla notte di natale e la liturgia ci invita ad iniziare l’anno civile in compagnia di Maria, madre di Dio.

Natale ci parla dell’incarnazione di Dio, del fatto che, facendosi uomo, Dio riempie di santità ogni frammento di vita, dallo straccio per lavare i pavimenti, alla mano unta del meccanico, allo sforzo ripetitivo dell’operaio in fabbrica. Non esistono più luoghi e tempi sacri. Esiste un luogo e un tempo santo: la mia vita, quella che Dio sceglie di abitare.

Per accorgerci di questa trasfigurazione abbiamo bisogno di silenzio e preghiera come fa Maria la “Tutta Santa”.

Iniziando questo anno nuovo, la liturgia ci dice di imitare Maria, di dedicare del tempo al “dentro”, di accorgerci di Dio.

Luca dice che Maria serbava nel cuore tutti questi eventi, mettendo insieme i pezzi.

Maria, che festeggiamo con il titolo di "Madre di Dio", è turbata dai troppi eventi che hanno caratterizzato l'ultima settimana: il parto da sola, l'essere lontana dalla sua casa, la sistemazione più che provvisoria, la visita dei loschi pastori. Cosa fa? Serba tutte queste cose meditandole nel suo cuore. Meglio, Luca scrive che "prendeva i vari pezzi e cercava di ricomporli".

Maria che "serbava tutte queste cose nel suo cuore", "ha ascoltato la Parola e la conserva in un cuore onesto e buono" (cfr. Lc 8,15). Il custodire non è un semplice serbare nello scrigno della sua memoria, ma sottolinea il "mettere insieme" le diverse parti di una realtà che piano piano le si rivela. Custodire è un verbo che in molte altre occasioni viene tradotto con "meditare". Luca ci presenta Maria in un cammino di fede concreto, fatto anche per lei, di passi, graduali, di dono e di impegno personale: modello di ogni vero discepolo che ascolta la Parola.

Il brano dei pastori che si recano nella notte santa ad adorare il Bambino "avvolto in fasce, che giaceva nella mangiatoia", non ci dice niente di nuovo che già non sappiamo circa la nascita di Gesù. Del resto lo stesso brano è stato già proclamato il giorno di Natale nella messa dell'aurora.

Oggi dunque non ricordiamo un altro avvenimento che si aggiunga a quello del Natale; noi oggi contempliamo un altro svelamento dell'inesauribile mistero del Bambino, una ulteriore rivelazione di quel "misterioso scambio che ci ha redenti", secondo le parole rapite della liturgia. È lo scambio sorprendente e strabiliante - come lo declina Paolo con accenti singolarmente audaci - fra la ricchezza del Signore Gesù e la nostra povertà; tra la sua forza e la nostra debolezza; tra la sua pienezza e il nostro nulla. Spinto al limite, lo scambio transita tra i poli più distanti: tra il peccato degli uomini e la giustizia di Dio.

In questo primo giorno dell'anno, festa di Maria Madre di Dio e Giornata Mondiale della pace, vogliamo tentare di cogliere l'altro verso del Natale, o - se si vuole - l'altro versante dello "scambio", quello che riguarda noi, così come lo esprime il canto della liturgia: "Oggi la nostra debolezza è assunta dal Verbo, l'uomo mortale è innalzato a dignità perenne e noi, uniti a lui in comunione mirabile, condividiamo la sua vita immortale". Quel Bambino, guardato con gli occhi stupiti di Maria - che osservava e "serbava tutte queste cose" - e adorato con l'ardore del suo cuore credente, non ci dice solo l'umanizzazione di Dio, ci dice anche la divinizzazione dell'uomo.

"Dio si è fatto uomo, perché l'uomo diventasse Dio", aveva scritto s. Agostino. Questa è la verità dell'uomo, svelata a Natale: "In realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell'uomo" (GS 22).

Il primo gennaio, infine, da molti anni è dedicato alla preghiera per la pace.

La lezione che ci viene dalla fede è semplice: solo un cuore pacificato può diventare pacifista.

Il pacifismo cristiano non è una moda da cavalcare, un atteggiamento istintivo, ma la scelta consapevole di chi ha incontrato la pace profonda che solo l'amore di Dio può dare.

Sono pacifista perché Dio ha convertito la mia violenza e la mia rabbia e se, talora, l'uomo vecchio emerge nelle mie azioni e in me, so che Dio solo è all'origine dell'accoglienza e della tolleranza.

Per accorgermi di questo devo continuamente convertire il mio cuore: troppa gente usa Dio per giustificare le proprie scelte di violenza.

Dobbiamo ritornare alla vera "scuola della pace", quella di Betlemme: "il Natale del Signore è il Natale della pace" (s. Leone Magno).

 

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