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Santissima Trinità anno B.

In questa domenica in cui la chiesa celebra il mistero di Dio Padre, Figlio e Spirito santo – mistero che la riflessione teologica ha letto come Tri-unità di Dio – il testo proposto alla nostra meditazione e contemplazione è l’ultima pagina del vangelo secondo Matteo.

In questo brano, manifestazione di Gesù Risorto e missione della chiesa sono fuse mirabilmente insieme, in modo che appaia come l’evento di salvezza compiuto in Gesù Cristo si prolunga nella fede e nella vita della comunità cristiana.

 Su una montagna della Galilea, terra di confine che raccoglieva in sé culture e genti diverse, terra nella quale Gesù aveva iniziato la propria predicazione della buona notizia (cf. Mt 4,12-17) e aveva chiamato i primi discepoli (cf. Mt 4,18-22), il Risorto appare come Vivente, e subito viene riconosciuto e adorato dagli undici. Egli riunisce così nuovamente i discepoli che si erano dispersi durante la sua passione e morte, raduna la sua comunità provata dallo scandalo della croce (cf. 1Cor 1,23). Ora però non sono più dodici, quelli che Gesù aveva chiamati a sé e istituiti quale primi suoi inviati alle pecore perdute della casa d’Israele (cf. Mt 10,6; 15,24), ma solo undici, perché Giuda ha tradito…

 E anche tra questo “resto” ve ne sono alcuni che dubitano; davvero siamo di fronte a una povera comunità, a una chiesa segnata dall’infedeltà e dalla poca fede. Eppure è proprio a questi poveri uomini che Gesù affida la missione di annunciare la buona notizia a tutte le genti; anzi, se in precedenza li aveva inviati al popolo cui era stato promesso il Messia e affidata la benedizione in favore di tutta l’umanità (cf. Gen 12,3; 18,18…), ora li invia direttamente a “tutte le genti”, a tutte le famiglie degli uomini. Quella che era stata la loro esperienza di essere “battezzati” – immersi nella morte-risurrezione di Gesù – e istruiti da lui, ora gli apostoli sono chiamati a ripeterla fino ai confini del mondo e alla fine della storia!

Ed è in questa missione che consiste la ragion d’essere della chiesa nella storia e nel mondo: si tratta di chiamare tutti gli uomini alla conversione, annunciando il Vangelo, la buona notizia, e battezzando, cioè immergendo nell’acqua, chi aderisce a questo annuncio. È così che le genti provenienti da culture diverse possono diventare discepole di Cristo, possono ascoltare e mettere in pratica ciò che egli ha comandato, fino a giungere nella loro esistenza alla consapevolezza del mistero della Trinità di Dio: ogni cristiano si pone infatti alla sequela di Gesù, il Figlio di Dio, sotto la guida dello Spirito santo e in cammino verso il Padre. Ecco perché il battesimo, l’immersione che porta in sé il sigillo di Dio Padre, Figlio e Spirito santo, del Dio uno e, insieme, comunione di vita, è il segno di questa nuova alleanza stretta sulla base della parola di Gesù, del Vangelo annunciato dai suoi inviati.

 Solo Gesù può chiedere e autorizzare tale missione: lui che sull’alta montagna aveva rifiutato di acconsentire alla tentazione di Satana, il quale gli offriva “tutti i regni del mondo con la loro gloria”, chiedendogli in cambio l’adorazione (cf. Mt 4,8-10); lui che il Padre ha esaltato e glorificato con il nome di Signore (cf. Fil 2,8-11), affidandogli ogni potere in cielo e in terra. Ebbene, questo potere che Gesù ha ricevuto in dono da Dio, senza rapirlo (cf. Fil 2,6; Gen 3,1-6), accompagna la missione dei discepoli, a condizione che essi rinuncino a ogni potere mondano: o gli evangelizzatori saranno ministri di Gesù, oppure essi lo saranno di Satana, non c’è una terza possibilità…

 Il nostro brano, e con esso l’intero vangelo, sfocia sulla grande promessa di Gesù: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. Se il Dio vivente, rivelando il proprio Nome a Mosè, aveva detto: “Io sarò con te” (Es 3,12), ora è il Signore Gesù a consegnarci la rivelazione; lo fa non come un nuovo Mosè, bensì come colui che parlava a Mosè, e affidandoci quello che per sempre sarà il suo Nome: egli è il Dio-con-noi, l’Emmanuele, Nome annunciato dall’angelo a Giuseppe prima della sua nascita (cf. Mt 1,23; Is 7,14), ma che solo ora trova il suo vero compimento. Sì, non dobbiamo temere nulla, perché il Signore Gesù, porta d’accesso al mistero della Trinità di Dio, è con noi per sempre!

Ascoltate il figlio amato
Il vangelo festivo Anno B
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