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V Domenica di Pasqua anno A. "Non sia turbato il vostro cuore"

Non è possibile una conoscenza di Dio disgiunta dalla conoscenza di Gesù, e su questo dobbiamo interrogarci: chi è Dio per me? Dove lo cerco?

Non è facile interpretare le densissime parole di Gesù contenuti nei cosiddetti “discorso di addio” del quarto vangelo (cf. Gv 13,31-16,33). Ogni versetto è una rivelazione, svela e fa conoscere l’identità di Gesù e il vincolo di comunione da lui stabilito con i suoi discepoli. Soprattutto, queste parole non sono direttamente quelle pronunciate da Gesù, quando era sulla terra con i suoi, ma sono parole del Kýrios, il Signore vivente perché risorto dai morti e ormai nella gloria di Dio.

In quella sera dell’ultima cena fraterna Gesù ha parlato, ma le sue parole accolte dai discepoli, da essi memorizzate e custodite nel cuore, sono state vissute e ricordate dopo gli eventi della resurrezione. È dunque in questa luce pasquale che Gesù parla ai suoi, quale Figlio del Padre nella gloria, che dice: “Io non sono più nel mondo, con loro” (cf. Gv 17,11).

I discepoli sono nel mondo, in mezzo all’oscurità dei cuori e all’ostilità dei nemici di Gesù, alienati al “principe di questo mondo” (Gv 12,31; 16,11; cf. 14,30), Satana. Ci sono molte ragioni per essere tentati di non credere, di non aderire al Signore Gesù. Ci sono molti eventi che scuotono e sembrano togliere la speranza e raffreddare l’amore reciproco.

C’è paura! Ma ecco che Gesù viene dai suoi e parla loro: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me”. Il Signore sa che una grande minaccia alla fede è la paura, per questo invita i discepoli a non temere e a restare saldi, mettendo la loro fiducia in Dio e anche in lui, il Figlio. Si tratta, da parte dei discepoli, di esercitarsi a questa fiducia, accogliendo sempre il dono della fede da parte di Dio e aderendo al Signore con forza rinnovata, con stupore, aumentando la convinzione della fede attraverso un sempre maggiore ascolto della sua Parola, una maggiore conoscenza del suo mistero, un maggior amore che è desiderio di conformità alla sua volontà.

La fede in Dio è anche fede in Gesù, anzi proprio la fiducia che i discepoli pongono in colui che hanno ascoltato, visto e palpato (cf. 1Gv 1,1), può essere anche fede nel Dio che nessuno ha mai visto (cf. Gv 1,18). Il Kýrios chiede fede in lui, perché egli, il Cristo Gesù, è Dio, accanto a Dio Padre. Certo, egli è assente visibilmente dalla sua comunità, se n’è andato da questo mondo, ma per preparare una dimora per i discepoli; presto verrà di nuovo e li prenderà con sé per sempre. Non è infranta la comunione vissuta durante la vita itinerante in Galilea e in Giudea, anzi questa comunione sarà ancora più piena e i discepoli potranno essere sempre là dov’è il loro Signore.

Gesù va ormai collocato nel seno del Padre, è nel Padre: questo è il luogo di cui i discepoli conoscono la via, perché Gesù più volte ha mostrato ai suoi che per andare a Dio occorreva andare a lui, per vedere Dio occorreva vedere lui, per conoscere Dio occorreva conoscere lui. Sì, ormai per gli uomini c’è una possibilità di conoscere quel Dio che tutti cercano come a tentoni (cf. At 17,27), quel Dio che nessuno ha visto né può vedere (cf. 1Tm 6,16), quel Dio che, invisibile e presenza elusiva, si è mostrato pienamente in un uomo, in una vita d’uomo, in azioni e parole d’uomo: suo Figlio Gesù. È lui l’esegesi, la narrazione del Dio invisibile (exeghésato: Gv 1,18), l’immagine che gli uomini hanno potuto contemplare, quel corpo di uomo fragile e debole che hanno potuto palpare e nel quale hanno potuto vedere i segni della passione e morte.

I cristiani non sempre hanno capito questa rivelazione di Gesù ma, attratti da un teismo religioso, non vogliono comprendere che devono guardare Gesù e conoscere lui per conoscere qualcosa di Dio. In verità Gesù dice ai suoi che tutto ciò che lui ha rivelato e narrato di Dio va creduto, mentre tutto ciò che di Dio lui non ha detto non deve essere creduto. Di fronte a tante immagini perverse di Dio fabbricate dai credenti stessi, e di cui ci dà ampia testimonianza l’Antico Testamento, Gesù afferma che solo chi ha visto lui ha visto il Padre.

Non è possibile una conoscenza di Dio disgiunta dalla conoscenza di Gesù, e su questo dobbiamo interrogarci: chi è Dio per me? Dove lo cerco? Che volto gli do? Che luce proietto sul suo volto? È un Dio manufatto, un idolo opera delle nostre immaginazioni e proiezioni, oppure è semplicemente Gesù, il Figlio di Maria che solo lo Spirito santo ci poteva dare e di cui ci danno testimonianza i vangeli?

Enzo Bianchi

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