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XIV Domenica del Tempo Ordinario anno B. “Il falegname, il figlio di Maria”

Durante gli anni della sua predicazione Gesù tornò alcune volte a Nazaret, l’oscuro villaggio della Galilea – mai menzionato nell’Antico Testamento – dove egli era stato allevato ed era cresciuto “in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini” (Lc 2,52).

Uno di questi ritorni ci è narrato dal vangelo odierno: “Gesù andò nella sua patria e i discepoli lo seguirono”. Ed è qui che in giorno di sabato, il giorno santo dell’assemblea, anche Gesù si reca alla sinagoga e prende la parola per leggere e spiegare le Sante Scritture; a differenza di Luca (cf. Lc 4,16-30), Marco non specifica quale sia il passo scritturistico letto da Gesù né si sofferma sulle sue parole di commento, ma mette in risalto la reazione suscitata dalla sua predicazione.

 Da molti anni Gesù è assente dal suo villaggio e lontano dalla sua famiglia, ma i suoi concittadini sanno chi è: “il falegname, il figlio di Maria”, e conoscono i suoi parenti più prossimi – definiti “fratelli e sorelle” – ancora residenti a Nazaret. Essi conoscono dunque indirettamente Gesù, ma questa conoscenza umana, “secondo la carne” (2Cor 5,16) è una ragione per la loro incredulità, per non riconoscere a Gesù la sua vera identità. Lo mostrano bene le domande che risuonano sulle loro labbra: “Da dove Gesù attinge l’autorevolezza con cui commenta le Scritture? Come può possedere una tale sapienza, lui che non ha studiato come gli altri rabbini? E che dire delle azioni prodigiose compiute dalle sue mani?”. Sono interrogativi che potrebbero preludere alla fede, all’adesione a Gesù almeno quale Maestro e Profeta, eppure si risolvono in occasione di rigetto della sua persona: “si scandalizzavano di lui”.

Siamo di fronte allo scandalo suscitato dalla povertà, dall’umanità, dalla semplicità di Gesù: egli infatti si presenta come un uomo, nient’altro che una persona di cui si possono conoscere le umili origini, la provenienza da una famiglia povera, il suo essere “figlio di Giuseppe, il falegname” (cf. Mt 13,55; Lc 4,22), da cui ha appreso il mestiere. Agli occhi degli abitanti di Nazaret Gesù è un uomo ordinario, conosciuto fin dall’infanzia, e quindi non merita particolare ascolto né riconoscimento. Ebbene, proprio questa pretesa di conoscenza si trasforma in un inciampo – questo significa la parola “scandalo” – che impedisce il vero incontro, frutto della fede, e suscita al contrario “durezza di cuore” (cf. Mc 3,5; 10,5, 16,14). Detto altrimenti: è facile accogliere la parola di Dio quando essa assume la forma del prodigio, quando si manifesta nella forza; è ben più faticoso riconoscerla nella debolezza e nella fragilità di un uomo… Sì, Gesù è “la pietra di scandalo, la roccia che fa inciampare” (Is 8,14; cf. Rm 9,32-33; 1Pt 2,8), ed è questa consapevolezza di sé che lo porterà ad affermare: “Beato chi non si scandalizza di me” (Mt 11,6).

 Gesù registra pertanto uno scacco, un rifiuto ad opera degli abitanti di Nazaret, e l’esperienza di questo fallimento è per lui occasione di una parola netta: “Un profeta non è disprezzato che nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua”. Il rigetto patito, per quanto frustrante, è segno della sua qualità di profeta: ogni profeta infatti, da quelli biblici fino a quelli che Dio ancora oggi invia al suo popolo, è ascoltato più facilmente da quelli di fuori che dai propri fratelli. Di fronte a tale incredulità Gesù non può però fare a meno di stupirsi, ne è ferito, e di fatto si sente ridotto all’impotenza, con le mani legate dalla mancanza di fede di quanti pure lo avevano ascoltato: “non poté operare nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi ammalati e li guarì”. Dove mancano l’ascolto obbediente delle parole di Gesù e l’adesione salda a lui, i nostri occhi non possono contemplare le meraviglie da lui operate quale Figlio di Dio…

 E così cresce lo scandalo di fronte a Gesù, medico ridotto all’impotenza; medico che tuttavia continua a curare anche se gli altri non riconoscono la sua azione salvifica: “Ascoltino o non ascoltino, un profeta si trova in mezzo a loro” (Ez 2,5). Ma a noi lettori del vangelo questa pagina pone la domanda seria: siamo disposti a seguire Gesù nella quotidianità e nell’ordinarietà della sua persona senza scandalizzarci di lui?

Enzo Bianchi

Ascoltate il figlio amato!
Il vangelo festivo Anno B
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