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XV Domenica del Tempo Ordinario anno A. La natura, la vita, l’esperienza parlano

Gesù ha usato frequentemente il linguaggio delle immagini ed è ricorso, come altri maestri del suo tempo, a fatti di vita, noti a tutti, invitando a cogliervi aspetti capaci di rivelare il "mistero" di Dio e del suo regno, dell'uomo e della storia.

 

A voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli

La vita insegna; la natura parla; l'esperienza ammaestra. Possiamo introdurci così all'insegnamento di Gesù di questa domenica. Il Signore si è ispirato a fatti concreti di vita per comunicare ai suoi ascoltatori (e a noi oggi) cose grandi e profonde, realtà belle ed esaltanti, altrimenti difficili, quando non impossibili, da comprendere e da accogliere. Gesù ha usato frequentemente il linguaggio delle immagini ed è ricorso, come altri maestri del suo tempo, a fatti di vita, noti a tutti, invitando a cogliervi aspetti capaci di rivelare il "mistero" di Dio e del suo regno, dell'uomo e della storia.

In questo modo Gesù fa intendere che esiste un misterioso legame fra la realtà di Dio, quella dell'uomo e quella della natura: ci sono, in qualche modo, leggi, meccanismi, dinamiche comuni. Gesù sembra dire: guardate quello che avviene in natura; osservate il comportamento dell'uomo nella sua attività lavorativa e artistica; potrete comprendere cose grandi e importanti per capire voi stessi, e cose necessarie per la vostra crescita e per la vostra salvezza. Senza questa capacità di osservazione, si perdono preziose opportunità!

1. Che Gesù sia stato un "parlatore affascinante" è testimoniato dalla massa di gente che lo cercava e che gli si stringeva attorno, tanto da costringerlo, come in quella occasione nei pressi del lago di Genesaret, a salire su una barca e a scostarsi un poco dalla riva, per non essere schiacciato dalla folla e per farsi vedere e ascoltare da tutti.

"Le folle restavano stupite del suo insegnamento, perché insegnava loro come uno che ha autorità" (cfr. Mt 7,28-29). Quello di Gesù è un eloquio autorevole, perché fa quello che dice o, forse meglio, dice quello che fa. Ed è un insegnamento "nuovo", che apre orizzonti ampi e prospettive di largo respiro; non ha nulla di scontato e di ripetitivo; non umilia l'uomo, neppure se lo rimprovera severamente; quando poi si riferisce ad insegnamenti veterotestamentari, offre aspetti e dimensioni insospettate.

"Che è mai questo?", esclamava la gente stupita, consapevole di trovarsi di fronte a una nuova rivelazione di Dio. "Una dottrina nuova insegnata con autorità. Comanda persino agli spiriti immondi e gli obbediscono" (Mc 1,27). Quelle di Gesù non sono parole fatte per accarezzare l'orecchio e accondiscendere alle voglie dell'uomo, ma parole che risanano e perdonano, toccano il cuore e lo ripuliscono, per coltivarvi e farvi germinare e crescere il bene.

Come dice la 1ª lettura (cfr. Is 55,10-11), che ugualmente si ispira a fenomeni naturali, la parola di Dio (la parola di Gesù) ha una forza creatrice e maturante: assomiglia alla pioggia e alla neve che fecondano la terra e rendono possibile all'uomo la vita. La parola di Gesù è cibo, alimento, forza creatrice e di sviluppo (Dt 8,3), citato da Gesù nel contesto delle tentazioni nel deserto (cfr. Mt 4,4), afferma che "l'uomo non vive solo di pane, ma di quanto esce dalla bocca del Signore".

"Le parole che vi ho detto, sono spirito e vita", dichiara il Signore, e Pietro, di rimando esclama: "Signore, tu hai parole di vita eterna" (cfr. Gv 6,63.68).

Nel nostro linguaggio liturgico utilizziamo l'immagine della "mensa" sia in riferimento alla Parola che all'Eucaristia: l'una e l'altra, l'una con l'altra, sono nutrimento per la vita cristiana, il suo sviluppo e la sua piena maturazione.

2. Gesù aveva aperto la sua predicazione con l'annunzio del Regno di Dio e della conseguente necessità della conversione (cfr. Mt 4,17). Anzi, polemizzando con i farisei circa il suo potere di scacciare i demoni, Gesù aveva dichiarato: "Se io caccio i demoni per virtù dello spirito di Dio, è certo giunto a voi il Regno di Dio" (Mt 12,28). Gesù parla, dunque, di una realtà già presente nella storia, manifestata dalla sua vittoria su satana e quindi sul male e sul peccato. E poi Gesù fa anche una affermazione che lascia perplessi e crea problemi per la nostra mentalità e per le nostre logiche anche pastorali: "Il Regno di Dio non viene in modo da attirare l'attenzione, e nessuno dirà: Eccolo qui, o: Eccolo là. Perché il Regno di Dio è in mezzo a voi" (Lc 17,21). È, pertanto, di fondamentale importanza imparare a riconoscere i segni che manifestano la presenza e la forza trasformante del Regno di Dio.

Gesù, avendo indicato nel regno dei cieli lo scopo della sua venuta e della sua opera, ha sentito il bisogno di descriverne la realtà, le dinamiche, le prospettive. Con la parabola del seminatore inizia la spiegazione, partendo dal rapporto "parola-regno". Infatti nella spiegazione della parabola Gesù unisce i due termini e usa l'espressione "parola del regno". Quel seme, sparso in maniera così sovrabbondante e destinato a "morire" per produrre molto frutto (cfr. Gv 12,24), è dunque la "parola del regno", con almeno un duplice significato: una parola (si tratta della parola di Dio, della parola di Gesù) che svela e descrive la realtà del regno di cieli; una parola che ha la forza di impiantare e di far crescere il regno nel cuore dell'uomo e nel cuore della storia.

Il testo della parabola mette ampiamente in luce l'incapacità dell'uomo ad accogliere l'annuncio, la vitalità e le dinamiche del regno: quando non comprende la parola; quando si lascia vincere dalla tentazione; quando non è costante; quando si fa guidare da sbalzi di umore anche sul piano religioso; quando non sa resistere alla prova e non sa affrontare le sofferenze; quando vive di ansie e di preoccupazioni eccessive; quando è attaccato alla ricchezza e ha il cuore occupato dall'interesse materiale, dall'egoismo, dalla sete di potere e di facile successo. Sono così descritti i terreni infecondi che non accolgono o, se l'accolgono, non lasciano crescere il seme-parola del regno; mentre terreno fertile è quello che ascolta e comprende. Con il risultato sorprendente del cento, del sessanta, del trenta!

Viene spontaneo a questo punto richiamare la beatitudine (= piena riuscita nella vita) di coloro che ascoltano, custodiscono nel cuore, mettono in pratica la Parola, e riconoscere in Maria, la madre di Gesù, la donna "beata", perché "ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore" (Lc 1,45).

Poi il vangelo di Matteo continuerà a proporre altre parabole di Gesù. Intanto invita a verificare la nostra volontà e la nostra capacità di ascolto, di custodia e di obbedienza alla Parola, con cui veniamo introdotti nella realtà e nelle dinamiche del regno.

Commento di don Ugo Ughi

 

tratto da "Il pane della Domenica. Meditazioni sui vangeli festivi"

 

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