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XXIX Domenica del tempo Ordinario anno A. Cesare o Dio?

Date a Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio. Un'affermazione che ci pone davanti allo scottante problema del rapporto della fede con le realtà del mondo e - fra queste - con la realtà politica

Dobbiamo darne atto: la trappola che viene tesa a Gesù è geniale: dobbiamo pagare le tasse o no?

In un paese occupato in cui i venti della rivolta soffiavano impetuosi, l'umiliazione del pagare le tasse al potere romano era insostenibile: se Gesù avesse risposto "sì", avrebbe di fatto avvallato l'occupazione, rifiutarsi di pagarle lo avrebbe subito schierato nel gruppo degli estremisti di tutti i tempi. "Ipocriti" dice il Maestro facendosi dare una di quelle monete che i farisei si rifiutavano di restituire a Cesare e che riempivano le loro tasche, ipocriti e opportunisti.

La risposta di Gesù è elegante e tagliente: date a Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio. Un'affermazione che ci pone davanti allo scottante problema del rapporto della fede con le realtà del mondo e - fra queste - con la realtà politica. Proviamo ad elencare le conseguenze di questa semplice affermazione, leggendo la realtà alla luce della Parola. "Date a Cesare quel che è di Cesare": le realtà terrene hanno, quindi, una loro autonomia, una loro logica interna, non c'è bisogno di coinvolgere Dio direttamente nelle decisioni che dobbiamo prendere. Questa è una grande verità che applichiamo in ogni ambito: nella scienza, nella conoscenza, nella tecnica... Dio Creatore costruisce dal nulla il cosmo e lo rende autonomo, a noi di scoprirne il funzionamento e le leggi intrinseche.

Di più: ciò che è creato è "buono" in sé, l'uomo è chiamato a custodire questa bontà, questa bellezza usando la sua intelligenza. Cosa mi dice quest'affermazione? Due splendide verità, una su di me e una su Dio.

Su di me: sono chiamato a scrutare le cose e la vita per capirne il significato, non ho la verità in tasca, devo attuare quella splendida virtù che è il dialogo per vivere con gli altri: non possiamo appellarci a Dio per far passare qualche nostra opinione, non è rivelato se io debba o meno costruire quel ponte o operare quella scelta politica o attuare quella prassi economica. Su Dio: ancora Gesù mi dice che sono trattato da adulto, che Dio non mi allaccia le scarpe né mi soffia il naso, che mi è data la capacità di affrontare le difficoltà, che sono considerato capace di vivere.

"Date a Dio ciò che e di Dio": meditando il vangelo e le lettere di Paolo, ci si rende conto che Gesù pone l'attenzione al Padre prima di ogni cosa. Come a dire: "Occupati anzitutto del tuo dentro, della tua interiorità, del grande progetto che Dio ha su di te, il resto verrà di conseguenza" Il rapporto con la realtà, in particolare quella politica, si gioca in questo difficile equilibrio: mantenere un'autonomia delle realtà mondane, lasciando che esse ritrovino la loro origine in Dio.

Alieno al vangelo è l'atteggiamento di chi rifiuta il mondo rifugiandosi nel suo Dio: Gesù si è schierato, ha denunciato l'ipocrisia del gioco politico, è stato spazzato via a causa della sua franchezza. Ma alieno al vangelo è anche l'atteggiamento di chi si compromette col mondo, di chi usa della politica per ottenere privilegi, di chi vagheggia una teocrazia o pensa di imporre la fede. No: vi è chiesto l'atteggiamento ben più difficile del lavorare al dialogo per ricondurre a verità ogni cosa.

Nella Bibbia non troveremo nozioni di economia o di genetica, ma ispirandoci al Vangelo potremo giudicare la realtà. Il mondo dice: al centro dell'economia vi è il profitto, il vangelo dice: al centro dell'economia vi è l'uomo. La scienza dice: ciò che è possibile è lecito. La Parola ci dice: la vita è Mistero, va rispettata, ha una sua sacralità che va riconosciuta... Certo, di questi tempi, in questo momento storico, il rischio non è certo quello del compromesso con le realtà mondane, quanto più, invece, il rischio del rifugio intimistico nella religiosità disincarnata. Dove sono i cristiani nell'economia, nella politica, nella scienza?

Amico che leggi: metti la tua preparazione e la tua intelligenza a servizio dell'uomo e del vangelo, lascia dialogare la verità di Dio con le cose di cui ti occupi... In questi tempi acerbi, appena i cristiani parlano (pensiamo al dibattito sulla guerra in cui il Papa difende tenacemente la pace!) si chiede loro di occuparsi delle cose dello spirito! No, cittadini del mondo toccati dalla gioia di avere conosciuto il Cristo, chiediamo di essere ascoltati e di ascoltare, di portare una luce diversa sulla realtà, una prospettiva che ci conduce più in alto...

Paolo Curtaz

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