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XXVII Domenica del tempo Ordinario anno C. Il gelso e la senapa

Ai suoi discepoli Gesù chiede una fede disinteressata proprio perché movimento di abbandono generato dall'amore di Dio, riconosciuto e accolto, a cui si tenta di dare una risposta.

Se aveste Fede!

1. Questa e la prossima domenica si concentrano sulla fede del credente. Il giusto vivrà per la sua fede può essere il tema di oggi. Il cristianesimo in particolare è chiamato ad essere religione della fede: atto di fiducia in Gesù che rivela il Padre. Su questo atto di fiducia si fonda l'esistenza cristiana che proprio per questo non è anzitutto adesione a una dottrina, ma adesione a una persona.
La centralità dell'atteggiamento di fede è contenuto anche nella seconda colletta: "O Padre, che ci ascolti se abbiamo fede quanto un granello di senapa, donaci l'umiltà del cuore, perché... ci riconosciamo servi inutili, che tu hai chiamato a rivelare le meraviglie del tuo amore".

2. Rispondeva allo stile della predicazione di Gesù, profetico e sapienziale al tempo stesso, il richiamare l'attenzione dei suoi ascoltatori attraverso immagini e situazioni che colpivano la fantasia di costoro, vuoi per la loro più dimessa quotidianità (le parabole), vuoi per la loro accesa paradossalità (l'iperbole). Tanto la parabola quanto l'iperbole erano finalizzate a rappresentare, a rendere cioè presente un aspetto del mistero del Regno. Qual è l'elemento di contiguità tra un granellino di senapa, un gelso sradicato e trapiantato nel mare e la fede? Il seme della senapa si distingueva per le sue dimensioni microscopiche, divenute proverbiali. Stupefacente è poi la sua capacità di sprigionare un arbusto alto fino a tre metri. In questa irrefrenabile dinamicità di un elemento in sé minimo, Gesù coglie la forza della fede a prescindere dalla sua "taglia".
Ma Gesù cosa intendeva per fede? Non certo un insieme, più o meno organico, di formulazioni dogmatiche (le nostre "verità di fede"), ma un atteggiamento di obbedienza nei confronti di Dio, una disponibilità interiore a eseguire anche esteriormente la sua volontà. Questa obbedienza era motivata dalla fiducia nel Dio dell'esodo e dell'alleanza, il rispetto della quale comportava una vita gioiosa per il singolo e per il popolo. Avere fede in Dio, quindi, equivaleva a essergli fedeli e fidarsi di lui e, in conseguenza di ciò, a godere una ‘solidità' esistenziale. Questa concezione affondava le sue radici nel terreno composto da alcuni brani dell'Antico Testamento, tra cui quello che oggi costituisce la 1ª lettura.
Luca imprime alcuni tratti alla parabola di Gesù capaci di farci cogliere anche una valenza ecclesiale. Molti verbi indicano il ministero nella comunità: uscire nel campo, cioè svolgere l'attività missionaria; pascolare il gregge, ovvero reggere la comunità dei credenti; mangiare e bere, ossia presiedere la cena eucaristica. In tutto ciò i responsabili esercitano il loro servizio alla comunità in virtù di un mandato del Signore. Nel fare tutto ciò i ministri non devono accampare diritti nei confronti di Dio, né trarre motivo di vanto rispetto agli altri fedeli. Il loro modello rimane Gesù, signore perché si è fatto servo di tutti. È, in fondo, la medesima intenzione che anima le raccomandazione contenute nella 2ª lettura.

3. Il tema della fede e della fiducia intesse il brano evangelico di oggi, aperto dalla domanda dei discepoli: "Signore, aumenta la nostra fede!". Gesù risponde con due immagini folgoranti: il granellino di senapa e la disponibilità del servo.
Il gelso - sembra dire Gesù - è un albero che ha radici ben radicate nella terra, è resistente ai venti eppure... la fede, anche se piccola e ridotta al lumicino, anche se simile al microscopico seme della senapa, ha la forza di strappare ciò che è consolidato, ha la capacità di ribaltare i destini, di trasformare la storia, di trapiantare nel mare ciò che può vivere solo nella terra come il gelso. La fede da granellino di senapa: non quella sicura e spavalda, ma quella che nella sua fragilità ha ancora più bisogno di Dio, che nella sua piccolezza ha ancora più fiducia in lui. È la fede che ci dà la capacità di guardare con ottimismo le vicende della vita, che anima la nostra speranza, che ci rende capaci di accettare anche i momenti di sofferenza, perché chi ha fede sa che il male non trionferà mai definitivamente, che ci aiuta a vivere e a lottare per la giustizia.
"Se aveste fede quanto un granellino di senape...". Come posso sapere se ho fede? Gesù risponde indicando qual è la misura della fede: essere servo. E lo fa con una parabola, a prima vista un po' fastidiosa, che sembra essere dominata dalla figura di un padrone egoista e indifferente. Ma non è lui il centro della parabola; il soggetto dominante, invece, è il servo con il suo atteggiamento. L'uomo di fede nei confronti di Dio deve scegliere un comportamento di totale disponibilità, senza calcoli o contratti o limiti. Salta, quindi, la concezione "economica" della religione; il rapporto tra Dio e l'uomo non è quello che intercorre tra un datore di lavoro e un salariato, con clausole, diritti ed esigenze di giustizia ben precise e necessarie. L'uomo deve donarsi a Dio con amore; il rapporto è molto più simile a quello dell'amore nuziale in cui la donazione è libera e totale e non conosce ore e tempi, premi e ricompense.
"Siamo servi inutili...". "Inutile" in origine significa "senza pretese, senza esigenze, senza rivendicazioni", siamo servi che di nulla hanno bisogno se non di essere se stessi, la loro gloria è di aver servito.
Quanto c'è da cambiare nella nostra vita di fede! La fede, come l'amore, non recrimina, non accampa diritti, non è il contraccambio offerto a Dio in seguito a un suo dono, ma è la risposta che il dono divino ha acceso e provocato in noi. Quanta mentalità di contabilità matematica bisogna cancellare!
Quanti cristiani tengono una contabilità minuziosa delle loro opere e la considerano una sicura garanzia per il paradiso che li attende. Hanno una coscienza notevole dei loro meriti e della gratitudine che Dio deve nutrire nei loro confronti. E talora scappa loro di bocca qualche recriminazione per non essere stati trattati adeguatamente, come si meriterebbero... Alla religione dell'obbligo e del minimo necessario - spesso presente nelle nostre comunità - Gesù sostituisce l'adesione della fede; alla spiritualità del precetto, Gesù sostituisce quella della libertà gioiosa, al calcolo del merito, Gesù sostituisce il primato della grazia.
Ai suoi discepoli Gesù chiede una fede disinteressata proprio perché movimento di abbandono generato dall'amore di Dio, riconosciuto e accolto, a cui si tenta di dare una risposta.
Questa fede ci chiede Gesù. E non ne esige nemmeno una grande quantità. Ne basta tanto quanto un granello di senapa - il più piccolo tra i semi, quasi invisibile - per produrre effetti inattesi e meravigliosi.
È la fede che accetta le responsabilità, ma sa allontanarsene per lasciare il posto agli altri. Con la serenità e la bontà di sempre.


Commento di don Antonio Mastantuono
Tratto da "Il Pane della Domenica". Meditazione sui Vangeli Festivi.
Ave, Roma 2009


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