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XXX Domenica del Tempo Ordinario anno B. “Figlio di David, Gesù, abbi pietà di me!”

Il vero miracolo che qui è narrato è il miracolo della fede, una fede capace di vedere l’invisibile (cf. Eb 11,27) e di sperare ciò che sembra impossibile: Gesù sa riconoscere chi si avvicina a lui con fede sincera...

Prima dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme, dove si svolgerà l’ultima parte della sua esistenza terrena, Marco narra l’incontro di Gesù con un uomo cieco. Come la guarigione del cieco di Betsaida (cf. Mc 8,22-26) precedeva immediatamente la confessione di Pietro a Cesarea (cf. Mc 8,27-30), così questo incontro è una sorta di preludio all’acclamazione messianica di Gesù da parte delle folle che accompagneranno la sua entrata nella città santa (cf. Mc 11,1-10).

Attorniato dai suoi discepoli e da molta gente, Gesù sta uscendo da Gerico, luogo d’accesso alla terra promessa; ed ecco che «il figlio di Timeo, Bartimeo, cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Costui, al sentire che c’era Gesù, cominciò a gridare e a dire: “Figlio di David, Gesù, abbi pietà di me!”». La sua è un’ostinata richiesta di compassione e di misericordia, che non si lascia intimorire dai rimproveri di quanti vorrebbero zittirlo; nello stesso tempo, è anche una grande confessione di fede, che proclama Gesù quale «Figlio di David», cioè Cristo, il Re-Messia a lungo atteso da Israele e inviato da Dio per instaurare il suo regno di pace e giustizia sulla terra (cf. 2Sam 7,8-17; Is 11,1-9). Il cieco Bartimeo ripete con altre parole quanto aveva affermato Pietro: «Tu sei il Cristo» (Mc 8,29); egli sapeva che il Messia avrebbe aperto gli occhi ai ciechi, compiendo anche in questo le Sante Scritture (cf. Is 35,5; 42,7).

Gesù, dal canto suo, non reagisce intimandogli di tacere, come faceva abitualmente di fronte alle confessioni degli spiriti impuri (cf. Mc 1,25.34; 3,12), i quali non erano disposti a coinvolgersi con lui nel cammino della sequela; al contrario, ordina di chiamarlo. E Bartimeo risponde senza indugio alla chiamata di Gesù: getta subito a terra il mantello in cui raccoglieva le monete ricevute in elemosina, mantello che al contempo era coperta per la notte e, per questo, proprietà inalienabile del povero (cf. Dt 24,13); per donarsi a Gesù totalmente si spoglia di tutto ciò che potrebbe essere d’intralcio all’incontro con lui, si spoglia di ogni pur minima sicurezza, del suo passato, della sua stessa vita, e «balzando in piedi viene da Gesù». Il figlio di Timeo si pone nella sua nuda povertà e nella sua cecità di fronte a Gesù, «Figlio di David» e «Figlio di Dio» (Mc 1,1; 15,39)!

A questo punto Gesù gli rivolge la stessa domanda fatta poco prima a Giacomo e Giovanni (cf. Mc 10,36): «Cosa vuoi che io faccia per te?»; Bartimeo non esige per sé posti di onore, ma gli chiede con grande franchezza: «Rabbunì – cioè Maestro – che io riabbia la vista!». Come già aveva detto alla donna malata di emorragia (cf. Mc 5,34), Gesù allora esclama: «Va’, la tua fede ti ha salvato». Il vero miracolo che qui è narrato è il miracolo della fede, una fede capace di vedere l’invisibile (cf. Eb 11,27) e di sperare ciò che sembra impossibile: Gesù sa riconoscere chi si avvicina a lui con fede sincera e risponde offrendogli gratuitamente un segno di salvezza e di pienezza di vita, anticipazione di ciò che sarà definitivo nel Regno…

«E subito riacquistò la vista e prese a seguirlo lungo la via»: la salvezza viene sperimentata dal credente non tanto come condizione in cui installarsi, ma come cammino perseverante dietro a Gesù, come relazione quotidiana con lui. Ecco perché Bartimeo, quale discepolo guarito dalla sua cecità, segue Gesù sulla strada per Gerusalemme, quella strada che lo condurrà alla passione e alla morte. Insieme a lui, sono risanati e illuminati da Gesù quelli che, chiamati alla sequela, l’avevano contraddetta: Pietro, che aveva contestato l’annuncio della passione; i Dodici, che avevano discusso per stabilire chi tra loro fosse il più grande; Giacomo e Giovanni, che avevano chiesto per sé i primi posti.

Questo brano contiene dunque anche un pressante avvertimento per ogni lettore del vangelo: egli deve invocare con insistenza la guarigione dalla propria cecità, deve ascoltare la chiamata del Messia Gesù e corrergli prontamente incontro, deve lasciarsi da lui interrogare e aprire gli occhi del cuore, in modo da vederci chiaro per poterlo seguire nella sua passione, morte e resurrezione, senza scandalizzarsi! Solo vivendo in questo modo noi cristiani potremo essere in verità «quelli della via» (At 9,2), uomini e donne alla sequela di Gesù, il crocifisso-risorto che sempre ci precede sulle nostre strade e ci chiama a condividere la sua stessa vita.

Enzo Bianchi

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