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Exit Mundi, un'opera dal Vangelo di Giovanni

Sabato al teatro Petruzzelli di Bari la prima del lavoro firmato dal musicista Giovanni Tamborrino e dal giornalista e scrittore Enzo Quarto: «Vogliamo dare un segno di speranza all'uomo d'oggi»

Al cinema e in libreria il tema della fine del mondo è tornato ultimamente di gran moda. Mancava la musica (e la musica colta, in particolare), ma la "lacuna" sta per essere colmata, anche se in un'ottica diametralmente opposta a quella che si basa su presunte profezie di antichi popoli.

Il merito è del musicista Giovanni Tamborrino e del giornalista e scrittore Enzo Quarto, che sulla fine del mondo si soffermano - ma secondo l'insegnamento dei Vangeli e dell'Apocalisse - nella loro opera Exit Mundi, che andrà in scena in prima esecuzione assoluta a Bari, Teatro Putruzzelli, sabato prossimo alle 21.00. Tecnicamente parlando si tratta di una «Cantata per soprano, tenore, baritono, voce bianca, pianoforti, percussioni, coro ed orchestra», commissionata ai due autori dalla Fondazione Petruzzelli. Dal punto di vista contenutistico è, come afferma Enzo Quarto, responsabile della redazione cultura del Tg3 Puglia, «una risposta cristiana di fronte al "vociare" di credenze che negli ultimi tempi dilagano sui media, web compreso. Insomma una via d'uscita alla confusione dell'uomo di fronte al grande mistero di Dio, della natura, della vita e della morte».

Quarto, nello scrivere i suoi versi, ha tenuto presente i libri del Nuovo Testamento. E il messaggio che la Cantata offre è esplicito. «Con Exit Mundi - afferma, infatti - vogliamo porre l'accento non sul buio e la paura evidenziata dai profeti di sventura, ma sulla luce, la speranza, la semplicità, che ci vengono dall'avere fiducia in Dio, nella convinzione che la fine del mondo possiamo favorirla solo noi con la nostra brama di possesso e con il nostro delirio di onnipotenza». La riflessione parte naturalmente dalla domanda di fondo di sempre. «Cosa mi aspetta dopo la morte? Dove alloggerà il mio spirito fuori dalla carne? Queste domande - afferma l'autore - se irrosolte aumentano l'ansia. Mentre la certezza di tornare ad un Padre di tutte le cose assicura serenità. Già in questo, evidentemente, c'è una risposta».

La musica accompagna e interpreta il testo secondo l'originale stile di Giovanni Tamborrino, docente al Conservatorio di Matera. «Il retroterra culturale è quello dei Carmina burana - afferma il compositore - ma la mia è e resta una cantata sacra, per cui ho privilegiato la melodia, rispetto al linguaggio dodecafonico, poiché compito della musica, come di tutta l'arte, è quello di emozionare. La concettualità, invece, lasciamola alla filosofia». Il risultato sono 27 brani, in cui grande orchestra e grande coro (quelli della Fondazione Petruzzelli, diretti rispettivamente da Vito Clemente e Franco Sebastiani) interagiscono con i Symbola Percussion Ensemble, il pianoforte di Elisabetta Fusillo e Claudia Minieri, le tre voci (Soprano Sarah Allegretta, tenore Danilo Formaggia, baritono Giuseppe Naviglio) e la voce bianca di Ilaria Paolicelli. Voce dalla quale arriverà l'invito finale ad assorbire la luce di Dio. Che è poi il messaggio consegnato in musica agli uomini inquieti di oggi.

Mimmo Muolo

© Avvenire, 15 settembre 2011

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