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Francia. Case sfitte e senzatetto, la sfida della Caritas

Nasce in Francia un'agenzia immobiliare solidale come «risposta a una grande emergenza»

Di fronte all’acutissima emergenza alloggi nella pur ricca regione parigina, il Secours catholique, ovvero la Caritas transalpina, ha deciso di opporsi al fatalismo e di non rassegnarsi. Estendendo il perimetro abituale delle proprie operazioni, l’associazione ha annunciato che creerà nel 2018 la prima "agenzia immobiliare sociale" del Paese, sperando così di contribuire a sbloccare il drammatico stallo all’origine di uno scandalo persistente: decine di migliaia di famiglie di ogni origine geografica costrette a vivere in alloggi insalubri o di fortuna, se non in strada, nonostante una vasta disponibilità di abitazioni sfitte.

«Speriamo di individuare e mettere a disposizione fra 150mila e 200mila alloggi», ha detto Véronique Fayet, presidente del Secours catholique, illustrando il sistema attraverso il quale l’associazione spera di raggiungere quest’obiettivo: la nuova agenzia offrirà una garanzia ai proprietari degli alloggi contro il rischio di mensilità non versate, in cambio della disponibilità dei proprietari a fissare un ammontare dell’affitto alla portata delle famiglie in difficoltà.

Il progetto riguarderà le famiglie francesi di condizione modesta, così come i migranti che spesso non trovano un alloggio, anche quando ottengono lo status di rifugiati politici. In proposito, a Parigi, l’anno scolastico è cominciato con circa 300 bambini rimasti in strada, soprattutto nei quartieri nord in cui le famiglie cercano di accedere al centro di prima accoglienza della «Porte de la Chapelle», da mesi incapace di prestare aiuto ai nuovi arrivati.

Come altre associazioni impegnate da tempo nell’assistenza ai migranti, anche il Secours catholique ha denunciato il numero insufficiente di strutture offerte dai servizi pubblici per permettere a chi non ha un tetto di restare al coperto almeno nelle notti invernali. L’area metropolitana parigina, di gran lunga la regione più popolata e ricca del Paese, è divenuta una delle tre aree nazionali maggiormente segnate dalla crisi migratoria, assieme al litorale settentrionale attorno a Calais e alla frontiera con l’Italia. Oltre ad assicurare in ogni caso ai proprietari il versamento dell’affitto mensile, l’agenzia, grazie alla rete dei propri volontari, affiancherà le famiglie nelle operazioni di trasloco e d’insediamento in un nuovo quartiere.

Per Véronique Fayet, non serve stigmatizzare i proprietari di appartamenti sfitti. Prima di tutto, occorrerebbe migliorare le attuali politiche pubbliche, per fronteggiare in modo progressivo e strutturale la crisi, ad esempio attraverso il rilancio dell’edilizia popolare o la semplificazione del tortuoso iter per trovare soluzioni provvisorie d’alloggio. Per la responsabile dell’associazione, in generale, «costa molto meno» offrire subito un vero alloggio, rispetto al sistema attuale delle strutture d’emergenza. Secondo gli ultimi dati della Fondazione Abbé Pierre, la crisi resta cronica su scala nazionale: circa 4 milioni di persone soffrono ancora di problemi d’alloggio più o meno gravi. Sulla situazione dei migranti nel Paese, le contestatissime misure governative in materia e il destino delle famiglie che non hanno ottenuto l’asilo, Véronique Fayet, assieme a Jean-Michel Hitter, presidente della Fédération de l’entraide protestante, ha appena scritto direttamente al presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron: «Migliaia di persone "respinte", fra cui delle famiglie con bambini, hanno cominciato una vita in Francia e sopravvivono in uno stato inaccettabile di negazione dei loro diritti e della loro dignità».

Daniele Zappalà

© Avvenire, Parigi, venerdì 29 dicembre 2017

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