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Giornata 2021. Libertà e vita. L'alleanza che rigenera il mondo

In tutte le diocesi iniziative e proposte per una ricorrenza che quest'anno, alla luce del sempre più drammatico inverno demografico, acquista una rilevanza straordinaria. Il senso del messaggio

Il messaggio dei vescovi italiani
La Giornata per la vita 2021 vuol essere un’occasione preziosa per sensibilizzare tutti al valore dell’autentica libertà, nella prospettiva di una suo esercizio a servizio della vita». È uno stralcio del messaggio dei vescovi italiani diffuso in occasione della Giornata per la Vita che si celebra questa domenica in tutte le comunità e a cui è dedicato lo speciale del nostro mensile Noi famiglia & vita diffuso la scorsa settimana nelle edicole e agli abbonati.

Libertà e verità. Amore e responsabilità. Sono i quattro pilastri che reggono l’impianto concettuale su cui è edificato il messaggio. Valori che paiono eterni, indiscutibili. La vita nasce dall’amore responsabile con un atto di libertà che richiama la verità della natura e della volontà divina. Eppure, in ogni epoca, e soprattutto in tempi di rapidi mutamenti, di sorprendenti frenate e di disorientanti fughe in avanti come quelli che stiamo vivendo, si avverte la necessità di ripetere, attualizzare, tornare a spiegare cioè che sembrerebbe fin troppo evidente.

Anche per valori limpidi come quelli ricordati dai vescovi, è stato possibile negli ultimi decenni inserire variabili ad alto rischio, chiusure semantiche che hanno limitato – e in altre occasioni dilato – il significato originale di queste parole. Così libertà e verità sono diventate prigioniere del soggettivismo dominante, secondo cui nulla può essere considerato più libero e intangibile dell’autodeterminazione. E dove non è arrivato il soggettivismo, lettura deteriore del libero arbitrio, è arrivata l’influenza dei grandi poteri politici, economici, sociali, capaci di orientare e decostruire il comune modo di pensare per introdurre logiche dettate da altri interessi e da altri obiettivi.

Le iniziative nelle diocesi

Ecclesiale per costituzione, la Giornata di oggi vede protagoniste da 43 anni parrocchie e diocesi che organizzano iniziative aperte a tutti, anche insieme al MpV che ieri sera ha organizzato l’happening online «Live for life» sul sito www.ilfuturochemerita.it.

Oggi Molfetta celebra la Giornata nella parrocchia di San Giuseppe alle 17 con una riflessione sul Messaggio Cei e testimonianze, e alle 19 la Messa del vescovo Domenico Cornacchia in streaming sul sito e sul canale Youtube della diocesi.

Alle 10.30 il vescovo di Trapani Pietro Maria Fragnelli, che ha fatto pervenire nelle parrocchie copie dello speciale “Noi Famiglia e Vita” uscito domenica scorsa, celebra la Messa nella chiesa madre di Alcamo con la benedizione di mamme e bimbi nati nell’ultimo anno.

A Carpi la diocesi si stringe attorno alla celebrazione alla Sagra (ore 11, diretta su TvQui e sul sito dell’emittente) animata dal Cav Mamma Nina.

Il patriarca di Venezia Francesco Moraglia ha raccomandato che nelle parrocchie e nelle famiglie oggi si preghi per l’accoglienza della vita in tutti i «contesti e ambiti umani e sociali».

Dal vescovo di Bolzano Ivo Muser un messaggio alle comunità in cui ricorda che «la vita non è una merce ma dono e missione».

La diocesi di Perugia oggi alle 16.30 propone in streaming sul canale YouTube de «La Voce» riflessioni e testimonianze. Protagonisti – tra gli altri – il cardinale Gualtiero Bassetti e Assuntina Morresi, presidente del Mpv umbro.

Ieri il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, ha celebrato una Messa per la Vita al Santuario di San Luca.

Di grande significato anche le parole rivolte dall’arcivescovo di Milano, Mario Delpini durante la visita al Cav Mangiagalli di Milano: “Celebriamo la Giornata per la Vita per cantare la nostra gioia di essere vivi, la nostra gratitudine per essere stati generati, il nostro stupore per ogni annunciazione che svela il significato della vita. Per questo rendiamo grazie a Dio e ai nostri genitori. Celebriamo questa Giornata per invocare la libertà di vivere, la libertà di generare vita per gli uomini e le donne che si amano. Per questo siamo seminatori di fiducia con il nostro sorriso. Celebriamo questa Giornata per dire il nostro impegno a contrastare gli ostacoli, gli impedimenti, le avversità che rendono difficile vivere e generare vita: le condizioni sociali, la mentalità abortista, la paura delle responsabilità, l’insofferenza di fronte alla fatica di vivere e di prendersi cura dei fratelli e delle sorelle che chiedono aiuto. Per questo ci dedichiamo, là dove possiamo, all’impresa di aggiustare il mondo: tocca noi tutti insieme! Celebriamo questa Giornata per far pervenire un messaggio di gratitudine alle mamme e ai papà che offrono alla loro famiglia e alla nostra società un futuro, con la loro gioia, con la loro generosità e perciò affrontano di buon animo anche prove e tribolazioni. Per questo offriamo le primule che annunciano la nuova primavera. Celebriamo questa Giornata accogliendo il messaggio del Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana “Libertà e vita”, per pensare, per condividere domande e buoni propositi”.

La testimonianza: Erika Vitale (Federvita Lombardia)

Le primule della rinascita, prese a prestito dai centri vaccinali, sono anche da 43 anni, cioè da sempre, il segno distintivo della Giornata per la vita. Tantissime parrocchie e Cav oggi le offriranno in varie modalità – on line e in presenza – ma chi all’inizio ebbe l’idea di colorare la Giornata con i primi boccioli di primavera? Erika Vitale, che oggi fa parte del direttivo della Federvita Lombardia ed è tuttora responsabile di "Informavita", già vicepresidente nazionale, 43 anni fa era in prima linea, con il marito Franco che fu dal ’97 al 2009 al vertice della Federvita Lombardia.

La cittadella della vita lombarda e nazionale era nel cuore della parrocchia dei Santi Nabore e Felice, estrema periferia Ovest di Milano. Il parroco era padre Ferdinando Colombo, allora giovane teologo cappuccino, pieno di entusiasmo e di idee idee originali, che fu l’autentico regista dell’operazione. «Già l’anno prima, in occasione del referendum contro l’aborto – racconta Erika Vitale – il centro per la distribuzione di tutto il materiale per le diocesi del Nord era in via Tonezza, dove per decenni c’è stata anche la sede di Federvita Lombardia».

L’edificio era stato messo a disposizione dalle suore calasanziane che hanno nel carisma l’aiuto alle ragazze madri. «Avevamo ampi spazi e un salone per le conferenze davvero importante. Venivano spesso da noi, ancora prima di diventare vescovi e poi cardinali, Dionigi Tettamanzi e Giovanni Saldarini. Anche Carlo Casini, ancora prima di essere nominato al vertice del movimento, era di casa. Ma il più convinto sostenitore della nostra opera, anche se spesso non viene ricordato per questo ruolo, fu il cardinale Carlo Maria Martini».

Come spesso si dimentica il ruolo dell’intero episcopato lombardo nel promuovere la Giornata per la vita. In quella prima festa, nel febbraio ’79, accanto al messaggio dei vescovi italiani, "La vita è sacra", arrivò anche un documento dei presuli lombardi sul dovere di accogliere la vita umana nascente e sulla necessità di impegnarsi per dire no all’aborto. E per almeno una decina d’anni ancora, il "messaggio lombardo" andò di pari passo con quello della Cei. E quella prima Giornata? «Qui in via Tonezza ci fu una festa con centinaia di bambini. allora questa era la parrocchia più popolosa di Milano, oltre trentamila fedeli, tante giovani coppie, tantissimi figli. Ci fu un pranzo in condivisione, poi una tombolata e la vendita delle primule».

Erika Vitale, tre figli, 14 nipoti e un pronipote, non ha mai amato il protagonismo. E anche in questa occasione preferisce condividere l’idea delle primule. «Non ricordo bene, forse è stata un’idea collettiva». Ma lei c’era. Come è certo il contributo di padre Ferdinando Colombo e di un’altra giovane mamma che poi sarebbe diventata a sua volta protagonista di primo piano al servizio della vita, Paola Bonzi.

«Abitava a pochi passi da qui. Una donna straordinaria. Quando l’allora cappellano della Mangiagalli propose a padre Ferdinando di aprire un nuovo Cav in quello che già allora era il più importante centro per la maternità, Paola non ebbe un attimo di esitazione». In pochi anni il Cav Mangiagalli, nato nell’archivio dove venivano depositati gli atti di nascita, divenne il più importante a livello nazionale.

«Ma anche qui in via Tonezza l’attività non si fermava un istante, soprattutto nelle grandi occasioni – riprende Vitale – quando si lavorava dalle 9 alle 24. Quella prima Giornata, nel ’79, fu indimenticabile. Ricordo ancora bene l’intervento conclusivo dell’avvocato Francesco Migliore, primo presidente del Movimento per la Vita. Una personalità straordinaria. Fu lui a firmare l’atto fondativo per la nascita del movimento da un notaio di Milano, insieme a un piccolo gruppo di coraggiosi. Era il 2 novembre ’77. Una data che non dimenticherò mai».

L’intervista: “Io che non dovevo nascere”

In occasione della Giornata per la vita 2021 il Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le scienze del matrimonio e della famiglia ha prodotto una puntata speciale del programma “Adesso in onda il Gp2”.
Il programma, condotto da Arnaldo Casali, ricorderà le parole di papa Francesco sul tema dell’aborto e vedrà ospiti Pier Davide Guenzi, ordinario di Teologia morale del matrimonio e della famiglia al Giovanni Paolo II, e una sopravvissuta all’aborto: Loredana Franza.

Con Guenzi si parlerà di “Libertà e vita”, tema quest’anno della Giornata, ma anche delle polemiche in corso negli Stati Uniti e in Polonia, e della Legge 194 a quarant’anni dal referendum sull’aborto, mentre Franza - operatrice culturale che vive in Svezia – racconterà la sua storia singolare e il rapporto con la madre che tentò di abortirla.

Il programma verrà trasmesso in diretta streaming domenica alle 17 sul sito Istitutogp2.it e sui profili facebook e youtube del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II.

Ecco il testo dell’intervista di Arnaldo Casali:

Il grande assente nel dibattito sull’aborto che sta infuocando in questi giorni in Polonia e negli Stati Uniti ma anche in Umbria e nelle Marche, come sempre, è proprio il diretto interessato: ovvero il bambino. D’altra parte chi viene abortito difficilmente può parlare, ma proprio per questo sono estremamente preziose testimonianze come quella di Loredana Franza, donna sopravvissuta ad un tentativo di aborto.
“La mia era una famiglia come tante del sud Italia” racconta Loredana, che oggi vive in Svezia, su un’isola dell’arcipelago di Stoccolma, e organizza festival jazz.

Siamo nel 1973: proprio l’anno in cui a Milano Emma Bonino fonda il Centro d’informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto. L’interruzione di gravidanza è ancora illegale in Italia ma largamente praticata.
“Mia madre era una ragazza di 26 anni che viveva una vita modesta in un paesino del Salento e aveva già partorito due figli: uno di cinque anni e un’altra che ne aveva poco più di uno, ed era particolarmente problematica perché affetta da pertosse. Inoltre insieme al primo figlio aveva partorito un gemella morta”.

Una gemella morta?
“Aveva solo 21 anni e aveva partorito in casa, senza sapere che aspettava due gemelli. Ma quel parto si rivelò molto complicato: dopo aver dato alla luce il primo bambino continuava a lamentarsi e aveva sofferto moltissimo finché non aveva espulso il feto morto di una bambina. Questa cosa l’aveva traumatizzata moltissimo, e anche per questo decise di non portare avanti la terza gravidanza”.

Tuo padre cosa disse?
“Lui era contrario, ma lei sosteneva di non potercela fare, a vivere di nuovo quell’esperienza. Sono andati insieme da un ginecologo, che cercò di indurle un aborto spontaneo”.

In che modo?
“Le praticò un ciclo di iniezioni al termine del quale andò a fare una visita che doveva portarla alla ‘soluzione finale’. Mia madre non è mai entrata nel dettaglio, non so nemmeno a quante settimane abbia iniziato questo trattamento”.

Che cosa è accaduto durante quella visita?
“Il dottore ha detto: ‘Signora, io non ho mai visto una gravidanza più bella di questa. Ma se lei vuole continuare, proveremo altri sistemi’. A quelle parole mia madre è scoppiata in lacrime: ‘Questo bambino mi sta aggrappato all’utero e non se ne vuole andare’. E ha deciso di tenermi”.

La tua famiglia come aveva reagito a quella decisione?
“Non ne ha mai parlato con i genitori. Vivevano tutti lontano da lei, la sorella che stava più vicino abitava a Bari, e non avevano nemmeno il telefono. Considera che a casa mia il primo lo abbiamo avuto nel 1989, quindi non credo che abbia avuto la possibilità di confidarsi e consigliarsi con la sua famiglia”.

E la famiglia di tuo padre, invece?
“Non ho avuto il tempo di approfondire questo argomento perché mia madre se ne è andata troppo presto: è morta quando io avevo diciotto anni e lei appena 44. Non ho mai potuto parlare con lei da donna a donna, quindi non so nemmeno quanto e come la sua decisione fu condizionata. Ma credo che abbia vissuto tutta questa storia in grande solitudine”.

Come ha vissuto il resto della gravidanza?
“Con il macigno del senso di colpa e la paura che quel trattamento mi avesse danneggiato. Poi il giorno del parto è venuta fuori una bambina di quasi quattro chili con le gote rosse, sanissima, e lei non ne ha più voluto parlare di questo argomento”.

Tu quando lo hai saputo?
“Raccontava spesso di quella gemella mai nata, e un giorno mi disse che anche io non sarei dovuta nascere. Mia sorella per insultarmi mi chiamava ‘aborto mancato’. Io ci ridevo, e invece mia madre si arrabbiava moltissimo. Era divorata dal senso di colpa”.

Nonostante questo tu non l’hai mai giudicata.
“Mai. Io non ho avuto la possibilità di diventare madre a mia volta, ma con il passare degli anni l’ho sentita sempre più vicina. Oggi, che ho vissuto più di lei, se potessi tornare indietro le direi: ‘Se pensi che sarai più felice senza di me, va’ avanti a fare quello che hai cominciato”.

Ti senti in colpa di essere nata?
“No, non mi sono mai sentita in colpa anche perché nessuno mi ci ha fatto sentire. Io mi sono sentita amata moltissimo, tanto quanto gli altri, anzi i miei fratelli dicono che mi ha amato anche di più. Ma ho visto il suo senso di colpa, e darei la vita pur di alleviarlo”.

Ci sono donne che hanno dato la vita per mettere al mondo i loro figli, tu l’avresti data per tua madre.

Hanno collaborato: Francesco Ognibene, Laura Badaracchi, Arnaldo Casali

Luciano Moia

© Avvenire, sabato 6 febbraio 2021

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