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Giornata missionaria dell'infanzia. Epifania, quando i bambini aiutano i bambini

Istituito nel 1950 oggi il progetto coinvolge ragazzi di oltre 120 nazioni chiamati a pregare e ad aiutare coetanei meno fortunati. In Italia i piccoli invitati a raccontare la loro amicizia con Gesù

Istituito nel 1950 oggi il progetto coinvolge ragazzi di oltre 120 nazioni chiamate a pregare e ad aiutare coetanei meno fortunati di loro. Nel nostro Paese i piccoli sono invitati a raccontare a tutti la loro amicizia con Gesù

Il 6 gennaio i bambini italiani festeggiano la Befana, lo stesso giorno – solennità dell’Epifania – i ragazzi del mondo celebrano la Giornata dell’infanzia missionaria promossa dalle Pontificie Opere Missionarie.

Era il 4 dicembre 1950 quando papa Pio XII istituì questa ricorrenza, anche se fu lasciata libertà alle singole Chiese nazionali sulla scelta della data. Ecco perché molti Paesi (degli oltre 120 in cui è presente la Pontificia Opera Infanzia Missionaria) la celebrano il 6 gennaio, giorno della manifestazione di Gesù ai Magi e festa dei bambini, mentre altre nazioni hanno scelto date diverse.

È comunque questo il giorno in cui il Papa ricorda a tutti l’importanza di una giornata di preghiera e di raccolta fondi a sostegno dell’infanzia nel mondo, dove i bambini siano coinvolti in prima persona. In Italia la Fondazione Missio, organismo pastorale della Cei che rappresenta le Pontificie Opere Missionarie, ogni anno propone di celebrare questa ricorrenza invitando le diocesi a vivere la Giornata missionaria dei ragazzi. Per il 2019 il tema scelto è “Vivi e… #passaParola”, slogan che invita i bambini ad essere attivi, briosi, curiosi nella conoscenza del Vangelo, con l’obiettivo di raccontare a tutti la propria amicizia con Gesù e vivere in prima persona il proprio protagonismo missionario.

Per questo giorno, Missio prepara e diffonde in maniera capillare a tutte le parrocchie un manifesto realizzato ad hoc con il tema della Giornata, alcune stelline adesive da distribuire ai ragazzi, un’immaginetta con una preghiera da recitare, un salvadanaio per la raccolta delle offerte da inviare al Fondo universale di solidarietà delle Pontificie opere missionarie, formato dai contributi di tutti i bambini del mondo con cui si sostengono i progetti di aiuto all’infanzia. Ma per l’animazione dei ragazzi, Missio realizza anche un inno sul tema dell’anno, da cantare e ballare con gli amici (vedi www.missioitalia.it).

L’intuizione che ha dato origine alla Pontificia Opera Infanzia Missionaria risale a 176 anni fa, quando monsignor Charles de Forbin Janson, vescovo francese, coniò lo slogan “I bambini aiutano i bambini”. Con que- sto motto spronava i ragazzi a prendersi cura delle sorti dei loro coetanei in difficoltà in altre parti del mondo.

A spiegare la genesi della Santa Infanzia è suor Roberta Tremarelli, segretaria generale della Pontificia opera infanzia missionaria internazionale: «Il vescovo Charles de Forbin Janson rimase colpito dalle notizie che arrivavano dalla Cina: moltissimi bambini morivano senza essere battezzati, quindi senza conoscere Gesù. Allora chiese ai ragazzi francesi di interessarsi dei loro fratellini cinesi. Come fare? Pregando ogni giorno, semplicemente con un’Ave Maria, e una volta al mese donando una piccola offerta. Così i bambini cominciarono ad aiutare altri bambini. La proposta si diffuse rapidamente in altri Paesi dell’Europa e del mondo.

Oggi sono più di 120 i Paesi dove esistono i ragazzi missionari che si prendono a cuore i loro coetanei nel mondo». Da sottolineare che la Giornata missionaria dei ragazzi è una festa di tutti i bambini. Per essere “missionari”, infatti, non serve una tessera o un’iscrizione speciale a qualche gruppo; in virtù del Battesimo chiunque è chiamato – come ricorda spesso papa Francesco – a vivere la propria missione in prima persona. Ecco perché Missio si rivolge a tutti i ragazzi, che siano alunni di classi scolastiche, della catechesi, di associazioni e movimenti. La Giornata di domani un’occasione per mettere in relazione tra loro tutti i bambini del mondo: Gesù è il centro e, al tempo stesso, il legame che li unisce, in qualsiasi parte del pianeta si trovino.

Chiara Pellicci

© Avvenire, sabato 5 gennaio 2019

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