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Gli effetti invisibili del condono: il patto sociale diventa merce

Premiare i furbi scoraggia gli onesti, è dimostrato. Nei condoni ci sono effetti visibili, ma ce ne sono anche di invisibili, sui quali può valer la pena riflettere, anche perché accade spesso che le cose più profonde e essenziali siano proprio quelle invisibili agli occhi.

Per cercare di vedere un po’ più in profondità all’interno delle dinamiche sociali, relazionali ed etiche sottostanti qualsiasi condono, può essere utile partire da uno degli esperimenti economici più famosi. Alcuni anni fa ad Haifa fu svolto uno studio sperimentale sui ritardi dei genitori nel ritirare i loro bambini alla chiusura degli asili nido. In sei asili fu introdotta una multa per i genitori ritardatari, mentre negli altri asili tutto rimase invariato. Il risultato dell’introduzione della multa prese di sorpresa un po’ tutti, poiché negli asili nei quali era stata inserita la multa ai genitori i ritardi aumentarono quasi del 100%. Inoltre, aspetto ancora più interessante, una volta che in quei sei asili la multa fu tolta il ritardo non diminuì, non si tornò più alla situazione precedente l’introduzione della multa. Come si spiegano questi due dati in parte sorprendenti?

L’aumento del ritardo lo spiega il titolo stesso dell’articolo che pubblicò i dati dell’esperimento di Haifa: «La multa è un prezzo» (A fine is a price). Prima dell’introduzione della multa sul ritardo la maggior parte dei genitori inseriva il cercare di arrivare puntuale alla chiusura dell’asilo all’interno dell’etica o delle regole della buona cittadinanza. Quando quegli asili introdussero la multa diedero un segnale chiaro ai genitori: ora nasce il «mercato dei ritardi». I genitori (o almeno una quota significativa di essi) iniziarono a considerare il ritardo come una merce che poteva essere acquistata pagando, come qualunque altro bene di mercato. E perché il ritardo non tornò più indietro una volta tolta la multa? La spiegazione che gli economisti dell’esperimento danno è interessante: una volta che un bene diventa merce, rimane merce per sempre (once commodity, ever commodity).

L’introduzione della moneta e della logica di mercato in un ambito umano precedentemente regolato da altre norme sociali (rispetto, amicizia, amore, dono...) cambia la natura di quella relazione, e normalmente la cambia in maniera irreversibile. Non è difficile a questo punto estendere i risultati di quell’esperimento ad un condono. L’abbiamo ripetuto più volte che una legge è prima di tutto un messaggio rivolto dalle istituzioni ai cittadini. La maggior parte della gente quando paga le tasse, quando non porta capitali nei paradisi fiscali, o quando non costruisce un balcone abusivo non lo fa al termine di un ragionamento tipicamente economico. Esistono altri valori non monetari che entrano in gioco quando ci si muove in questi ambiti; o quantomeno c’è molta gente che non fa primariamente calcoli economici o mercantili quando adempie ai propri doveri di cittadino. E questa parte significativa della popolazione (continuo a credere che sia ancora la maggioranza del nostro Paese) è il nucleo sano, la parte migliore di un popolo, quella che porta avanti l’economia e la vita civile delle nostre città, da Sud a Nord.

Quando arriva un condono, o soltanto lo si annuncia, questo messaggio ha lo stesso effetto dell’introduzione della multa a Haifa: tende a far aumentare i comportamenti civilmente scorretti. Infatti, mentre quegli individui che ragionavano in termini di costi-benefici monetari prima del condono continuano ad agire sulla base della stessa logica che avvertono rafforzata, dopo ogni condono una quota di cittadini onesti ma delusi cambia comportamento, poiché inizia ad ascrivere quei comportamenti illeciti condonati non più sulla pagina dell’etica pubblica e del dovere civile, bensì su quella del mercato, dei prezzi e delle merci. Un segnale inequivocabile per capire se una persona sta cambiando logica dopo l’ennesimo condono è la triste frase: «non ne vale più la pena». E, come ci ricorda ancora quell’esperimento in Israele, la quota di persone che passano dalle virtù civili alla partita doppia dare-avere non si recupera più, e aumenterà nel prossimo condono. Ma c’è di più: altri studi sperimentali dimostrano che l’aumento della quota dei delusi 'convertiti' non si verifica soltanto nell’ambito in cui ha agito quello specifico condono (ad esempio, il fisco), ma anche in ambiti contigui (ambiente, edilizia...). Sono questi gli effetti non immediatamente visibili di un condono, che però sono ben reali e forse più rilevanti dell’aumento di cassa di breve periodo, perché intaccano il patto sociale tra i cittadini, premiano i furbi, e continuano a scoraggiare i cittadini onesti.
 

Luigino Bruni
 
© Avvenire, 12 ottobre 2011
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