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Guerra in Siria: si combatte a Idlib. Padre Jallouf (Knaye): “Fermate il massacro, uno tsunami di popolo”

Ennesimo appello del Papa per la Siria. Da Idlib arriva la testimonianza di padre Jallouf che parla di emergenza umanitaria a causa degli scontri e lancia un appello alla comunità internazionale ed ai vescovi che parteciperanno all'incontro di Bari, perché fermino il massacro

“Continuano a giungere notizie dolorose dal nord-ovest della Siria, in particolare sulle condizioni di tante donne e bambini, della gente costretta a fuggire a causa dell’escalation militare. Rinnovo il mio accorato appello alla comunità internazionale e a tutti gli attori coinvolti ad avvalersi degli strumenti diplomatici, del dialogo e dei negoziati, nel rispetto del Diritto Umanitario Internazionale, per salvaguardare la vita e le sorti dei civili. Preghiamo”: ennesimo appello di Papa Francesco per l’“amata e martoriata” Siria lanciato all’Angelus domenica 9 febbraio. L’esercito siriano e le milizie alleate paramilitari, supportate dall’aviazione russa, stanno avanzando nella zona sud della regione di Idlib (sita nel nordovest della Siria) controllata dalle forze ribelli che fanno capo in particolare ai jihadisti di Tahrir al-Sham (ex Al Nusra) e all’Esercito Nazionale Siriano, sostenuto dalla Turchia e di orientamento islamista. Nodo strategico è Saraqib, città di oltre 30mila abitanti, vicina alle due autostrade M4 e M5, che collegano rispettivamente Aleppo-Latakia e Damasco-Aleppo, assi portanti del sistema viario siriano. Ai confini di Saraqib, conquistata dalle forze governative, ci sono due punti di osservazione controllati dai turchi, in base agli accordi raggiunti nel 2018 con la Russia, con i soldati di Ankara schierati. Fino ad ora gli scontri con l’esercito siriano hanno provocato la morte di 13 soldati turchi. Erdogan ha disposto l’invio di rinforzi militari, uomini e mezzi, verso Idlib. Il ministero della Difesa turco ha dichiarato che l’esercito di Ankara ha distrutto 111 bersagli siriani e che continuerà a rispondere a ogni attacco portato ai suoi posti di osservazione.

Una catastrofe. “Non credo che la Turchia si spingerà oltre. Vuole solo salvare la faccia – dice al Sir padre Hanna Jallouf, francescano della Custodia di Terra Santa e parroco latino di Knaye, uno dei tre villaggi cristiani della Valle dell’Oronte, nella provincia di Idlib ancora sotto controllo dei jihadisti di Tahrir al-Sham – il Piano dell’esercito siriano, si dice, è quello di accerchiare Idlib, senza entrarvi, e andare al negoziato. Ad oggi il confine tra la zona sotto controllo del Governo e quella nelle mani dei gruppi ribelli è dato proprio dalle due autostrade”.

“L’escalation degli scontri sta provocando un’emergenza umanitaria mai vista. Povera gente! Povera gente!”

ripete padre Hanna che prova a descrivere la situazione. “Ci sono paesi e villaggi svuotati, città fantasma, nemmeno un cane. Una cosa orribile. La gente si accampa dove può. In tanti sono arrivati anche nei nostri villaggi, qui nell’Oronte, a 60 km. da Idlib, per sfuggire ai combattimenti. In alcune zone si vedono solo tende e ripari di fortuna, nemmeno più gli alberi riusciamo a scorgere. In questi giorni poi fa freddo, c’è neve e le condizioni di vita sono davvero difficili. Ci sono donne, anziani, bambini, mancano di tutto. Noi cerchiamo di dare loro quel che possiamo, soprattutto coperte e viveri”.

“Alcuni hanno aperto le loro case, ma i bisogni sono enormi. È uno tsunami di persone, oltre 350 mila, che fuggono dalla guerra. È una miseria incredibile. Non possiamo fare altro che pregare per la fine di questa tragedia, per la pace in Siria. Alla comunità internazionale dico fermate questa guerra”.

Un appello ai vescovi dell’incontro di Bari. Da padre Hanna anche un appello ai 58 vescovi che dal 19 al 23 febbraio saranno a Bari per l’incontro “Mediterraneo, frontiera di pace” promosso dalla Chiesa italiana e che vedrà la presenza di Papa Francesco il giorno conclusivo: “Pregate per la pace, pregate il Signore perché metta semi di pace nei cuori dei combattenti. Fermate il massacro!

Non lasciamo che il Mediterraneo si tinga ancora del sangue di tanti innocenti, lasciamo che sia la vita a vincere e non la morte”.

Daniele Rocchi

© www.agensir.it, martedì 11 febbraio 2020

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