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I mass media e noi: solidali o omologati?

I moderni mezzi di comunicazione sono entrati da tempo a far parte degli strumenti ordinari attraverso i quali ci si esprime, si entra in contatto con il proprio territorio, si dialoga molto spesso a più largo raggio. Lo sviluppo delle nuove tecnologie e tutto il mondo digitale, nella loro dimensione complessiva, rappresentano una grande risorsa per l’umanità nel suo insieme e per la persona nella singolarità del suo essere, nonché uno stimolo per il confronto, il dialogo, il rispetto, l’amicizia.

 

La celebrazione della Giornata delle Comunicazioni Sociali, domenica 16 maggio 2010, esalta la genialità delle creature umane capaci di produrre mezzi sempre nuovi per comunicare, invita alla lode del Creatore di tanti doni, arricchisce e affascina tutti di fronte al nuovo. Personalmente non riesco più neanche ad apprendere con esattezza la numerosa nomenclatura in continuo aumento: i dispersivi ed affollati sentieri dei media, del cyberspazio, mutano e si rinnovano continuamente consentendo di conoscere informazioni, condividere e divulgare materiale fotografico, video e ipertestuale, facilitare contatti fra amici e parenti, rendere immediatamente fruibile a tutti il materiale prodotto.

Quello delle comunicazioni è un mondo in costante, rapidissima evoluzione: i mass media, prima ben definiti nella loro individualità, ora si sono come “liquefatti” nel nuovo ambiente tecnologico, azzerando le distanze fra le persone anche se non sempre si trasformano in una vera relazione interpersonale.

Ma oramai i moderni mezzi di comunicazione sono entrati da tempo a far parte degli strumenti ordinari attraverso i quali ci si esprime, si entra in contatto con il proprio territorio, si dialoga molto spesso a più largo raggio. Lo sviluppo delle nuove tecnologie e tutto il mondo digitale, nella loro dimensione complessiva, rappresentano una grande risorsa per l’umanità nel suo insieme e per la persona nella singolarità del suo essere, nonché uno stimolo per il confronto, il dialogo, il rispetto, l’amicizia.

E’ determinante dunque il ruolo dei media con la loro recente e pervasiva diffusione e con il loro notevole influsso: il loro potere sulla società e sugli individui è indiscutibile. Ciò che avviene, in realtà avviene sui media (giornali, televisione, internet); altrimenti, è come se non avvenisse. Nella percezione sociale nessun fatto, sia che accada sotto casa sia che avvenga a migliaia di chilometri di distanza dal luogo in cui viviamo, avviene se non è raccontato e mostrato dai media.

Ciò che occorre nella nostra epoca è sì l’onestà intellettuale di chi informa, ma anche la coscienza critica del ricettore delle informazioni, della società nel suo insieme: operatore della informazione è anche chi riceve il messaggio e non solo chi lo invia.

Tutti protagonisti dunque: solidali sì, ma non omologati.

E’ una rivoluzione culturale, ma è l’unica strada. C’è bisogno di abilità critica.

Il mondo digitale pone a disposizione mezzi che consentono una capacità di espressione pressocchè illimitata, apre notevoli prospettive e attualizzazioni, amplia la possibilità di relazioni.

Prendiamo confidenza con un neologismo imposto dal nostro tempo (questo dell’infoetica), mettendo in campo tutte le risorse della nostra coscienza e della nostra sensibilità morale, oltre quelle professionali, convinti che la realtà, il più delle volte, non corrisponde a ciò che i media presentano.

sac. Giacinto Ardito

Direttore Ufficio Chiesa e Mondo della Cultura

 

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