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Il cardinale Bassetti: una supplica alla Madonna perché ci protegga

La Cei ha affidato l'intero Paese alla protezione della Madre di Dio, in questo momento di pandemia. Il presidente dei vescovi italiani fa notare che l'atto di affidamento è legato anche alla festa di San Giuseppe Lavoratore: "Il mondo del lavoro è in gran parte bloccato ed è necessario che, pur nelle forme consentite, si faccia di tutto per farlo ripartire". Un pensiero per i medici, i religiosi e le religiose vittime del Covid-19: "Mi ha fatto dispiacere che se ne siano andati senza un funerale"

Durante questa epidemia di coronavirus, è  stato anche per le richieste di tanti fedeli che la Conferenza Episcopale Italiana ha affidato l'intero Paese alla protezione della Madre di Dio. Un segno di salvezza e di speranza. Venerdì 1/o Maggio, alle 21.00, ci sarà quindi un momento di preghiera, nella basilica di Santa Maria del Fonte presso Caravaggio (diocesi di Cremona). Ricordiamo che il 13 settembre 1959, l’Italia ricevette la Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria, a seguito del XVI Congresso Eucaristico nazionale celebrato a Catania. Il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, dice che “i fedeli delle volte precedono I pastori. I pastori poi accolgono le loro richieste. Io ho ricevuto circa 300 messaggi, lettere, mail che magari, anche con sensibilità diverse, mi chiedevano questa consacrazione, o meglio si deve dire affidamento. Mi sono confrontato con i miei collaboratori e ho ritenuto che dovevamo dare una risposta, una risposta di fede e di amore alla Madonna e di umile supplica. Che lei ci protegga sotto il suo manto, come noi vediamo queste bellissime Madonne della Misericordia del 1400”.

Ascolta l'intervista al cardinale Gualtiero Bassetti

La festa di San Giuseppe Lavoratore fa pensare al mondo del lavoro, alle famiglie e alle tante imprese che in questo momento stanno facendo grossi sforzi anche per poter ripartire. Qual è la sua lettura del presente, e del momento difficile che tante aziende, tante famiglie stanno attraversando appunto per il Covid-19?

R. - Certo, l'atto di affidamento a Maria il primo maggio è legato anche alla festa di San Giuseppe Lavoratore. Quindi ci richiama al mondo del lavoro che è in gran parte bloccato ed è necessario, pur nelle forme consentite, che si faccia di tutto per farlo ripartire. Io sono sempre commosso quando penso alla Sacra Famiglia dove tutti hanno lavorato incessantemente all'interno di un piccolo villaggio, per cui il lavoro non è soltanto un fattore economico: io lavoro e mantengo me stesso e la famiglia. Ma è un fatto inerente anche alla vocazione dell'uomo che imita Dio che creò il mondo. E poi il lavoro crea le relazioni, perché noi pensiamo sempre alla vita nascosta di Gesù, ma non era così nascosta perché tutti conoscevano la famiglia del fabbro, del falegname. Il lavoro genera sempre comunità, genera dialogo, genera colloqui, quindi il lavoro è proprio necessario per la vita dell'uomo. Quindi vogliamo sottolineare questi valori nei quali noi come Chiesa crediamo profondamente.

La pandemia di Covid-19 sta suscitando anche diversi gesti di solidarietà, di vicinanza. Lei in qualche modo è sorpreso di questo? E comunque questo potrà segnare, secondo lei, una discontinuità con un passato che invece ci ha abituato molto al consumismo?

R. - Io parto da un esempio piccolissimo che mi fatto sfiorare le lacrime. E’ avvenuto nel carcere di Perugia, quando mi è stata data la testimonianza di una colletta che i detenuti hanno fatto, e sappiamo in che condizioni sono i detenuti senza colloquio e senza possibilità di essere ascoltati. I detenuti hanno fatto una colletta per l'ospedale, e un detenuto che aveva nel suo conto corrente tre euro, ne ha dati due per la colletta. Io domenica scorso ho commentato questo episodio e ho detto: ‘questo è l’obolo della vedova che Gesù ha riportato nel Vangelo e che rimarrà un episodio insignificante in sé perché dette pochi spiccioli. Ma Gesù dice che fino alla fine del mondo si ricorda di questo fatto’. E anche altri episodi simili, gente che veramente si è aiutata fino in fondo. Ha ragione il Papa: o si percorre la via dell’egoismo per cui ciascuno tenterà di accaparrare il più possibile per sopravvivere, o si arriverà alla via della condivisione che è quella poi che ci insegna il Vangelo dove dividendo si moltiplica, dando si riceve come dice San Francesco. Siamo a un crocevia.  Non imbocchiamo, come dice anche il Santo Padre, la strada falso dell'egoismo perché ci porta poco lontano!

Cardinale Bassetti, in Italia c'è stato un forte tributo di tanti sacerdoti, tante religiose morte per la pandemia di coronavirus.  Ma anche tanti religiosi e tanti sacerdoti che si sono adoperati vicino al popolo. Che cosa che le suscita questa riflessione? E' un modo per stare vicino alle comunità?

R. - Questi medici, infermieri, questi sacerdoti, queste suore, il Papa li ha definiti gli angeli e i santi della porta accanto. Quello che mi ha fatto dispiacere è che se ne siano andati tutti in maniera anonima, senza la possibilità di un funerale perché il funerale è così edificante non tanto per chi è morto, si può sempre pregare e celebrare per lui, ma per la comunità cristiana. La comunità cristiana ha bisogno di riflettere su questi esempi, ha bisogno di accompagnare i suoi morti, soprattutto quelli che sono stati più generosi e hanno dato di più.

Alessandro Guarasci - Città del Vaticano

© www.vaticannews.va, martedì 21 aprile 2020