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Il manifesto. Cantiere Europa: così il mondo cattolico guarda a Bruxelles

I sei punti di Retinopera per il futuro del continente. Gianfranco Cattai: temi comuni a tutti noi per procedere «nel dialogo e nella comunione». Al via la presentazione dei contenuti sul territorio

È l’Europa delle piazze d’Italia. Quella parte di società che, di fronte a una «crisi sistemica» che «prima che economica è spirituale, dunque economica e sociale» non cessa di interrogarsi sull'Europa per «dare concretezza ai principi e contenuti della Dottrina sociale della Chiesa». Si intitola “L’Europa che vogliamo” (ecco il testo completo) il manifesto delle venti maggiori associazioni del mondo cattolico raccolte da Retinopera che per la prima volta, in vista del voto del 26 maggio, hanno definito una piattaforma comune con cui dialogare con Bruxelles.

«Siamo una rete di associazioni molto diverse che operano nel mondo del lavoro, della cultura, della solidarietà internazionale, delle politiche migratorie, dell’associazionismo giovanile», premette Gianfranco Cattai, coordinatore di Retinopera. Naturale, parlando ad esempio di Coldiretti, o di un Centro sportivo italiano, capace di riempire con le sue manifestazioni nazionali piazza San Pietro, o di una Azione Cattolica ramificata in tutta la Chiesa italiana, «che ognuno abbia un suo punto di vista particolare», prosegue Gianfranco Cattai. È lo stesso presidente Focsiv, coordinatore di Retinopera, a ricordare i recenti documenti sull’Europa del Movimento cristiano lavoratori, i numerosi interventi di Leonardo Becchetti in Retinopra come rappresentante delle Comunità di vita cristiana, o il convegno “Svegliati Europa” del Centro italiano femminile in programma a Milano il prossimo 6 aprile preso la Regione Lombardia in cui la storica associazione femminile presenterà un suo manifesto europeo.

Il manifesto di Retinopera, senza nulla togliere alle analisi specifiche di ogni suo aderente, «è stato un esercizio per individuare temi e contenuti comuni e trasversali a tutti i nostri aderenti. Un testo, redatto con il contribuito di ogni singolo aderente alla rete, che poi è stato condiviso e discusso al nostro interno». Insomma, un alfabeto europeo rivolto alla base del cosiddetto mondo cattolico capace di raccogliere grandi numeri: un milione e 600mila gli iscritti a Coldiretti, quasi 300mila iscritti all’Azione Cattolica che, tra simpatizzanti e partecipanti a i vari campi scuola, raggiungere un milione di persone; circa 7mila gli aderenti che gravitano nell’orbita del Masci e altrettanti negli organismi di Focsiv. Un vero blocco sociale attivo e ramificato, che anche in Europa «vuole procedere con criteri di dialogo e comunione seguendo le indicazioni del presidente della Cei, cardinale Gualtiero Bassetti» perché, prosegue Cattai «una rete non è una sommatoria».

Presentato un mese fa preso l’ufficio di rappresentanza del Parlamento europeo a Roma, il manifesto elenca sei punti per uno sviluppo positivo dell’Ue: un'Europa democratica e partecipativa, dove la cittadinanza europea si eserciti responsabilmente nei luoghi di partecipazione; un'Europa solidale e accogliente, della lotta alle discriminazioni, della cooperazione e del dialogo tra le religioni e le Chiese, nonché della costruzione della pace mondiale; un'Europa del valore umano del lavoro e del lavoro di tutti; un'Europa della promozione della cultura, della scienza e dell'arte; un'Europa dello sviluppo sostenibile e dell'economia integrale; un'Europa del Terzo Settore e dell'associazionismo e della gratuità. «Chiediamo adesso ad ogni organismo di appropriarsi localmente di questi contenuti e di costruire, dove possibile, una nuova rete di contatti per promuovere azioni di sensibilizzazione», conclude Cattai. Retinopera per l’Europa: il cantiere è aperto.

Luca Geronico

© Avvenire, lunedì 1 aprile 2019

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